Quei giorni a Buffalo
Coronaca breve...ma non troppo!
di J. Faienza

Sono le 15:50 del 13 marzo 2002…quando il volo n° 1925 della Continental atterra nella città statunitense di Buffalo. Un atterraggio che per nove passeggeri, segnerà l’inizio di un’esperienza senza precedenti, l’inizio della…realizzazione di un sogno.
All’aeroporto ci aspettano i ragazzi che ci ospiteranno: nei loro occhi si coglie il nostro stesso entusiasmo. Dopo le prime presentazioni, ci separiamo per seguire ciascuno il nuovo amico americano ..(Celentano avrebbe detto: " l’emozione non ha voce..").
Da questo momento in poi ognuno di noi diventerà protagonista di un proprio "percorso" all’interno delle nuove mura domestiche: esplorerà un microcosmo diverso e cercherà di cogliere quelle similitudini e quelle differenze che sbucheranno inevitabilmente dalla trama semplice e intricata della quotidianità.
Tutto questo costituirà solo lo sfondo di un programma preciso ed interessante che ci farà ritrovare puntualmente tutti insieme! Procedendo con ordine, ecco scanditi i nostri intensissimi giorni:

14/03: in mattinata si è tenuta la CERIMONIA DEL GEMELLAGGIO: il Dirigente dell’HUTCH TECH e il Dirigente del LICEO "FIANI", alla presenza dei proff. D’ANDREA e GULLO e della delegazione di studenti delle due scuole, hanno siglato i fogli di pergamena che hanno reso ufficiale il rapporto fra le due scuole "sorelle"; nella loro "stretta di mano" abbiamo avvertito il concretizzarsi di un sogno proiettato nel futuro.

15/03: guidati da Mr Gullo, abbiamo visitato il centro della città ( HISTORICH DOWNTOWN BUFFALO), apprendendone le origini, il suo importante passato e la sua condizione attuale.
Dall'alto abbiamo ammirato il panorama della città (con lo sguardo che sconfinava ampiamente nel territorio canadese).
In serata si è tenuta una squisita CENA DI BENVENUTO nel ristorante "Lunetta". Si è trattato di un ricevimento davvero speciale per noi, svoltosi in compagnia delle nostre nuove famiglie americane, del Dirigente dell’HUTCH TECH (presente con sua moglie e con i propri anziani genitori), di Padre Casarotto e dell’attesissimo MR LOJACONO. La serata si è "impregnata " di toni affettuosi e di note dall’allegria.

16/03: destinazione…TORONTO e le CASCATE CANADESI DEL NIAGARA. Nella città canadese siamo saliti sulla CN Tower, la torre più alta del mondo, che vanta una vista magnifica e senza eguali.
Al ritorno abbiamo ammirato le CASCATE, contemplandole sia alla luce del sole che di notte, quando si sono vestite di colorati fasci di luce: uno spettacolo mozzafiato che rivelava la forza primitiva e fascinosa della natura.

17/03: presso la chiesa di Sant’Antonio di Padova , il parroco SECONDO CASAROTTO ha celebrato in italiano una MESSA in onore di San Giuseppe, comunicando a tutti i fedeli la nostra presenza.
Al termine, in un'apposita sala, abbiamo assaporato delizie siciliane (roba da "leccarsi i baffi"! ) offerte dalla comunità italiana, gioiendo anche per l'incontro con la Signora LUISA CARACCI vice console dell'Italia.
Nel primo pomeriggio si è svolta la caratteristica SFILATA DEGLI IRLANDESI, in onore di San Patrizio. Carri e costumi hanno dilettato la folla accorsa per festeggiare uno degli avvenimenti più importanti della città.

18/03: con un simpatico "school bus" abbiamo raggiunto le CASCATE AMERICANE del NIAGARA, che possono essere guardate da diverse prospettive, risultando sempre grandiose.
Nell’arco della mattinata abbiamo visitato anche la mastodontica centrale idroelettrica (che fornisce energia non solo a tutta Buffalo, ma a ben tre quarti degli gli Stati Uniti) e, nella periferia, una nuovissima scuola in cui l’alta tecnologia strutturale e strumentale è solo uno dei tanti aspetti che la distinguono.

19/03: nel Buffalo City Hall, l’incontro con il sindaco TONY MASIELLO, ha costituito un altro tassello fondamentale del nostro scambio culturale; a lui è stato fatto omaggio della targa-ricordo del nostro Liceo.
Successivamente, l'ART GALLERY della città di Buffalo ci ha presentato modelli di arte moderna accanto a capolavori intramontabili (dell’Impressionismo e del Post Impressionismo ).

20/03: giornata estremamente interessante per noi ragazzi. Abbiamo avuto la possibilità di discutere con gli studenti dell’H.T., dapprima nell'aula del prof. Gullo e poi - assistiti dalla prof.ssa Canestrari - in quella del prof. LoJacono, soprattutto rispondendo alle loro domande sui diversi nostri modi di vivere, sui nostri interessi, sul nostro modo di studiare.
Sempre nello stesso giorno, abbiamo incontrato l' EXECUTIVE COUNTY, JOEL A. GIAMBRA, a cui è stato fatto omaggio sia della targa-ricordo del Fiani sia di quella della Provincia di Foggia.

21/03: all’aeroporto di Buffalo ci attende di nuovo l'aereo; questa volta decolla con un peso maggiore: è il nostro prezioso e inestimabile bagaglio dell’esperienza appena vissuta!

02/04/02
[Nota della Redazione] Sullargomento si veda anche
Quando un sogno diventa realtà -- I miei amici di Buffalo -- I was pleasantly surprised -- "Two Worlds Join as One: Across the Internet Bridge" - Un gemellaggio da sogno


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La "mia" famiglia a Buffalo
di Jole Faienza

Sull’altra sponda dell’Oceano Atlantico vi è una casa, o meglio un delizioso cottage, che ha reso ancora più piacevole il mio soggiorno in America. E’ la dimora dei Lyons, graziosa famigliola composta di cinque persone.
La componente maschile è rappresentata esclusivamente dal padre di famiglia: JEAN. Amante di informatica, vanta una preziosa collaborazione in una ditta di dolciumi e, detto tra noi, accanto ai fornelli, non si fa battere da nessuno!!
Proseguendo con le presentazioni, troviamo DEBBY, simpatica signora impiegata in un ufficio postale. Donna molto socievole, che ha una segreta passione per i peluche!! Madre, alquanto premurosa, di tre ragazze: TARA, STEFANY e la piccola quanto vivacissima KELLY. Tara, la primogenita, è stata la mia "sister friend", nonché la mia personalissima "teacher of English".
Il particolare che si nota al primo sguardo è che sia la giovane mamma che le figlie presentano una capigliatura biondissima e occhi azzurri color ghiaccio, tratti somatici ereditati da un’antica parentela tedesca. Superando il freddo blu di quegli occhi, emerge subito un’indole allegra, contornata da una spontanea dolcezza.
Ma se dovessi coniare un appellativo che meglio descriva la famiglia LYONS, userei sicuramente l’aggettivo "ospitale": ciascuno dei componenti, infatti, mi ha rivolto una miriade di attenzioni e nello stesso tempo è stato capace di farmi sentire realmente a "casa"!! Ogni momento era buono per offrirmi spiegazioni e dettagli sul loro stile di vita e in generale su quello americano e al contempo per chiedere curiosità sull’ Italia. Insieme comparavamo gli elementi e il tutto finiva con un sorriso di complicità.
E, per concludere, una nota di stupore: "Chi l’ha detto che i genitori americani non comunicano con i loro figli?" Vi assicuro (per esperienza personale) che in ogni momento della giornata, la famiglia LYONS riusciva tranquillamente a scambiarsi coccole e pensieri!!
Sono felice di aver conosciuto una famiglia simile e tuttora mi sembra ancora di avere una seconda casa, seppur in una terra così lontana.

02/04/02
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Quando un sogno diventa realtà -- I miei amici di Buffalo -- I was pleasantly surprised -- "Two Worlds Join as One: Across the Internet Bridge" - Un gemellaggio da sogno


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Thank you!!!
di Matteo Leone

Thank you!!!
L’unico saluto finale che io abbia potuto in assoluto rivolgere alla famiglia che mi ha ospitato a Buffalo: i Clabeaux.
I Clabeaux sono stati, infatti, cortesissimi; mi hanno accolto con infinita disponibilità e non hanno esitato ad aprirmi in tutto e per tutto le porte di casa permettendomi così di venire a stretto contatto con la più vera vita del continente americano.
Inaspettatamente, ho trovato una famiglia molto numerosa: dei figli (tutti di sangue americano per parte di padre e di sangue irlandese per parte di madre) ne ho conosciuti solo tre, e non erano tutti: Ashley, la ragazza che mi ha guidato a conoscere il vivere di Buffalo dopo avermi presentato a tutti i suoi amici, Bratt, il fratello di lei più piccolo, anche lui compagno nelle lunghe e divertenti serate, Sara, la sorella, maggiore di entrambi.
Ciò che più ho apprezzato dei Clabeaux? Il molto tempo che trascorrevano piacevolmente tutti insieme a raccontarsi il trascorso della giornata, la cordialità, il sorriso, le ottime cene preparate dalla madre……
E non si può dimenticare che mi abbiano fatto partire dagli Stati Uniti più carico di dolci e di esperienze di quando vi fossi giunto. Nella più totale gratuità.
Che altro dire??? Beh, non pensavo che una famiglia potesse voler davvero tanto bene ad un estraneo dopo solo pochi giorni: è davvero bello sentirsi accolti con così tanto calore.

02/04/02
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Io, Sabino e i Farley
di Antonio Facciorusso

Durante la nostra permanenza a Buffalo, io e Sabino siamo stati ospitati da una famiglia molto numerosa (6 persone, 2 cani e 3 gatti), e ciò ha reso ancor più piacevole questa indimenticabile esperienza.
Arrivati all’aeroporto di Buffalo veniamo affidati alla Signora Farley, segretaria dell’"Huch Tech", e ci avviamo verso la sua casa (ad 1 ora di macchina da Buffalo) un po’ sconsolati per non essere stati affidati a dei ragazzi, come era capitato ai nostri compagni (ma non immaginavamo le piacevoli sorprese che ci aspettavano!).
Arrivati, conosciamo i primi due figli: uno dormiva pacificamente sul divano e l'altro giocava a calcio dentro casa mettendo in serio pericolo la grande vetrata attraverso la quale si godeva della bellissima vista del lago Erie.
Il ragazzo che dormiva era Ben ed aveva circa la mia età e, beato lui, poteva già andare in giro con la macchina, poiché in America a 16 anni si può avere la patente.
L’altro figlio, un autentica peste, aveva all’incirca 11 anni e si chiamava David
A cena abbiamo potuto conoscere l’altro figlio, Peter, un po’ più grande di David ma non meno tremendo.
David e Peter insieme erano incontrollabili e per questo i genitori ci chiedevano ripetutamente se potevamo portare via in Italia, nelle nostre valigie, almeno uno di loro.
La mattina seguente abbiamo conosciuto il padre, Thomas Farley, un avvocato di circa 45 anni e di una simpatia incredibile.
Per conoscere l’altro figlio abbiamo dovuto aspettare il Sabato poiché, frequentando l’Università, passava con la famiglia solo i week-end. Non so se fosse uno studente modello, ma certamente era, anche lui, un tipo molto simpatico.
Non posso non parlare dei due cani che ci hanno ripetutamente degnato della loro visita nella nostra camera ogni volta che lasciavamo la porta aperta. Uno era grande ma molto calmo, mentre l’altro, molto più piccolo, era più vivace.
Meno ingombrante era la presenza dei 3 gatti, anche se, durante la cena, ce li sentivamo passare sempre vicino ai piedi.
Non potevano certo mancare gli uccelli che, con il loro cinguettio, accompagnavano le nostre frequenti navigate in Internet (infatti la nostra stanza era dotata di un computer).
Inutile dire che io e Sabino ci siamo sentiti onorati e felici per l'ospitalità dei Farley che, con la loro gentilezza e simpatia, ci hanno fatto trascorrere dei giorni stupendi.

02/04/02
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Francesca's family
di F. Magnati

Era un soleggiato pomeriggio di marzo quando atterrammo all’aeroporto di Buffalo; lì ad attenderci trovammo i nostri "amici americani" e tra loro "Tina", una simpatica ragazza sedicenne, con la quale ho condiviso i momenti più belli ed emozionanti di questo gemellaggio.
Come potrei dimenticare KAY, KOLL e KIN, i suoi familiari, persone davvero ospitali ed affettuose che non mi hanno fatto mancare davvero nulla?
Siamo stati solo otto i giorni insieme, ma sono bastati per far nascere una "bella amicizia".
Il tempo trascorreva senza che ce ne rendessimo conto; tra la gioia dei momenti vissuti e la malinconia del poco tempo che mi restava per la partenza, mi ritrovavo a ridere, a scherzare e qualche volta anche a ballare con la mia nuova amica americana.
E, il giorno della partenza, tra sorrisi e lacrime e dopo un lungo abbraccio, ho lasciato TINA con la speranza di rivederla presto…

02/04/02
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Distance never separates two hearts that really care
(La distanza non potrà mai separare due cuori che si vogliono bene)
di Debora D'Andrea

Quando sono partita per questo stupendo viaggio in America, sapevo che una famiglia mi avrebbe accolto, sapevo che io mi sarei affezionata a loro e loro a me, ma non immaginavo davvero in che misura questo sarebbe davvero accaduto.
La prima volta che ho incontrato i FIORELLA, sono rimasta a bocca aperta di fronte alla loro cordialità, spontaneità, ospitalità.
Non scorderò mai nessuno di loro, perché tutti avevano qualcosa di speciale.
Non scorderò mai la madre KAREN, che mi trattava come una figlia, che mi chiedeva sempre informazioni sulla mia famiglia "italiana" e che cucinava un sugo delizioso!
Non dimenticherò il padre FRANK, lo "chef" di famiglia, con i suoi discorsi sull'importanza di far crescere i figli con dei principi e con la sua perenne voglia di scherzare.
Non dimenticherò la mia "sorella americana" RACHEL, dolce e determinata, simpatica e disponibile, che mi ha inserito nella scuola, fra i professori, fra i suoi tanti amici...
Non dimenticherò mai neppure NICK, il fratellino undicenne, che si comportava con me come "l'uomo di casa", che aveva una passione incredibile per tutti i tipi di automobili e che ha dimostrato una maturità eccezionale per la sua età.
Mi sarà impossibile dimenticare il piccolo di casa, CHRIS, con la sua irrefrenabile vitalità, con le storie che mi raccontava ogni mattina a colazione e con le numerose telefonate che riceveva dagli amici.
Infine ricorderò sempre anche il fratello maggiore FRANKIE, nonostante l'abbia visto una sola volta, perché mi ha trattato come se mi conoscesse da sempre e ha contribuito insieme agli altri a farmi sentire davvero a casa mia.
Di loro tutti insieme porterò con me i discorsi nel salotto sui più svariati argomenti, il bene che si volevano, il modo in cui mi trattavano e la sorpresa che mi hanno preparato per festeggiare in anticipo i miei 18 anni.
Tengo sempre con me due cose: una loro fotografia e una piccola poesia che mi hanno regalato, che inizia così: "Distance never separates two hearts that really care..."

02/04/02
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La famiglia Schmidt
di Giovanna Altomare

Non ancora ci credo: l’ultima volta che ho scritto un articolo per il giornalino della scuola, raccontavo della bella amicizia con gli amici di Buffalo e dell’ipotetico viaggio che il liceo avrebbe potuto fare….oggi 31 Marzo invece la mia mente si sta concentrando per ricordare al meglio quell’ormai passato viaggio fatto di bei ricordi!
Ebbene tra le tante cose che potrei raccontare, ho scelto di parlare della famiglia che mi ha ospitato nel Paese Americano.
Innanzitutto voglio precisare che questo genere di sistemazione che abbiamo ricevuto si è rivelato veramente prezioso dal punto di vista culturale e soprattutto linguistico: è stata l’occasione per migliorare la lingua Inglese e per imparare i modi di dire e i vari slang americani.
Dunque è un’esperienza davvero unica per che vuole apprendere in poco tempo la cultura e ogni altro genere di manifestazione locale di un determinato Paese: sei a contatto con i più autentici testimoni del luogo ,con le persone che meglio della radio e della televisione possono dimostrare e giustificare ciò che sono e quello che fanno in relazione al luogo in cui vivono.
Questo è per esempio ciò che la famiglia Schmidt mi ha regalato durante i nostri 7 giorni di "convivenza"! Il loro nucleo famigliare è composto da 4 persone: mamma Helen, papà Yuo, Lillie e Tim, ma se consideriamo anche i due gatti, beh, allora sono in tanti! Ovviamente scherzo, ma colgo l’occasione per testimoniare quanto amore e quanta cura gli statunitensi riservano per gli animali domestici! Per quel che mi riguarda, non amo gli animali, eppure a Buffalo ho capito grazie a Lillie quanto sia preziosa invece la loro presenza in certi momenti!
Riguardo ai genitori posso invece dire che sono persone davvero speciali: dal primo giorno mi hanno dimostrato quanto fosse importante per loro ospitare una ragazza italiana, non solo dal punto di vista culturale, ma soprattutto da un punto di vista umano. Credetemi non lo dico perché devo riempire le righe di questa pagina, ma al contrario lo ribadisco perché sono stata gia ospitata da una famiglia straniera in Gran Bretagna e non ho certo ricevuto questo trattamento! Dunque avendo alle spalle una esperienza tanto negativa che non voglio nemmeno descrivere, ho compreso e ho subito ricambiato l’affetto che mi hanno dato. Non smetterò mai di ringraziarli per la bontà, la disponibilità e la loro premura.
Cosa dire su Lillie? Beh, è una ragazza sedicenne ma già molto matura rispetto ai suoi amici. Lei infatti al divertimento serale preferiva aiutare la mamma a preparare la cena,o guardare dei film in videocassetta o esercitarsi a parlare italiano con me.Alcune sere abbiamo anche navigato in internet: lei mi ha mostrato qualche sito statunitense di musica e sport, io invece le ho fatto visitare il sito di Torremaggiore e quello della scuola e per finire abbiamo chattato con alcuni suoi amici della Florida! Davvero un rompicapo vedere fiumi di parole in inglese sullo schermo del computer e tentare di tradurre soprattutto quei incomprensibili modi di dire comuni tra loro!!!
Un altro momento intrigante della giornata era la cena: seduta al tavolo con loro ero martoriata da 1000 domande sulle origini del mio paese, sulla sua collocazione geografica in Italia, sui prodotti alimentari tipici della mia regione, sul genere di vita che conducono gli italiani e poi ancora altre, altre, altre! Dall’altra parte il mio tentativo di dare le risposte più esaustive mi faceva fruttare tutte le mie conoscenze linguistiche dell’inglese. A dir la verità era proprio il mio momento preferito della giornata, anche perché era quello in cui non solo le loro curiosità, ma anche le mie riguardanti l’america venivano soddisfatte. Che dire più?
Insomma dalla mattina in cui aprivo gli occhi fino alla sera in cui li chiudevo, mi sentivo veramente bene, non sono mai stata assalita dalla noia e non avevo fretta di tornare in Italia, anche se la famiglia, gli amici e le mie abitudini mi mancavano.

02/04/02
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