Nella conferenza stampa di giovedì scorso a Palazzo Chigi non si può certamente
dire che il ministro Gelmini sulla questione dei precari abbia usato mezze
misure o abbia eluso i problemi richiamati dalle proteste e dalle
manifestazioni estreme di questi giorni.
Solidarietà,
sì. Comprensione anche, ma niente di più.
No
alle solite promesse dei politici. Non ha promesso posti che non ci sono, non
ha lasciato molte speranze, non incontrerà (almeno per ora) alcuna delegazione
di precari, ma solo le organizzazioni sindacali nei prossimi giorni. Vuole
attendere la conclusione delle nomine in corso in questi giorni, verificare la
portata del problema e poi valutare il da farsi sulla base della consistenza
reale delle (eventuali) non conferme di supplenza.
Ha
avuto, insomma, il coraggio dell’impopolarità nel mondo della scuola, forse
contando sul consenso del suo più ampio elettorato. Ha sottolineato che il
fenomeno patologico del precariato non l’ha creato questo governo e che altri
dovrebbero fare autocritica, invece di cavalcare lo scontento.
Tutto
vero, ma non basta, visto che ora, a gestire i problemi della scuola, anche
quelli di cui non ha responsabilità pregressa, tocca a lei, come ministro
dell’istruzione.
Da
questo ministro avremmo voluto sentire qualcosa di più preciso sul futuro del
precariato e sulle possibili, necessarie soluzioni: un piano, un programma,
insomma che vada decisamente oltre la semplice attesa della fisiologica
conclusione di questa situazione patologica attraverso il lento scorrimento
delle graduatorie di anno in anno e le incertezze croniche del turn over, fino
al loro esaurimento tra dieci o quindici anni.
Avremmo
voluto vedere uno scatto di fantasia (c’è ancora tempo per farlo), un progetto
ardito, una chiamata di tutti per uscire da questo tunnel.
Avremmo
voluto sentire risposte ad alcune ipotesi, come quelle, molto interessanti,
avanzate nei giorni scorsi dal segretario dell’Uil-scuola, Massimo Di Menna. La
risposta della Gelmini non c’è ma può ancora arrivare. I precari, però, non
possono attendere all’infinito
TuttoscuolaNEWS n. 452 - lunedì 6 settembre
2010