La voce del Fiani

Natura uomo cultura
Intervista al grande filosofo [..]

Galimberti: la tecnologia ci dominerà

E nell'era di Internet anche l'eros è narcisistico e solitario


ELEONORA BAGAROTTI


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Galimberti insegna Filosofia della storia e Psicologia generale all'Università di Venezia.

Con Feltrinelli, che sta curando la ripubblicazione della sua intera opera, ha pubblicato “Psichiatria e fenomenologia” ('79), “Il corpo” ('83), “La terra senza il male” ('84), “Gli equivoci dell'anima” ('87), “Il gioco delle opinioni” ('89) “Idee: il catalogo è questo” ('92), “Parole nomadi” ('94), “Orme del sacro” (2000, premio nazionale Corrado Alvaro 2001) e il recente “I vizi capitali e i nuovi vizi”. Galimberti è inoltre l'autore del volume filosofico più interessante degli ultimi decenni: “Psiche e techne. L'uomo nell'età della tecnica” (1999), in cui approfondisce le tematiche implicite nel titolo della rassegna che lo ospita. Tematiche intrinseche all'esistenza dell'uomo.

E' con infinita ammirazione e grande emozione che abbiamo rivolto, in anticipo, alcune domande a Galimberti.

Professor Galimberti, la rassegna che la ospiterà venerdì, a Piacenza, è stata aperta da Piergiorgio Odifreddi che ha sostenuto la necessità, presente e futura, del connubio fra cultura scientifica e cultura umanistica. Lei cosa ne pensa?

«Dissento. In futuro, Internet e la tecnologia faranno fuori la cultura umanistica in maniera radicale. L'uomo non è più soggetto e la tecnica non è più uno strumento a sua disposizione: è diventata l'ambiente che lo circonda e lo costituisce, gli permette di misurarsi con i criteri di funzionalità ed efficienza. In questo scenario, l'uomo è subordinato».

Nel suo ultimo libro “I vizi capitali e i nuovi vizi” c'entra, ancora una volta, la tecnologia: la lussuria, ad esempio, oggi ha molto a che fare con il mondo virtuale e i nuovi vizi dell'uomo sono, piuttosto, il consumismo, il conformismo e la ricerca di un potere “vuoto”. Per quanto riguarda il futuro dell'Eros, sembrano distanti le concezioni libertarie che sostenne Marcuse nel suo “Eros e civiltà”, un testo che ho riletto recentemente trovando concetti molto distanti dalla realtà odierna.

«Marcuse aveva questa idea ottimistica nel '68. Mi pare, invece, che la struttura della civiltà oggi sia ampiamente tecnologica e consista in apparati tecnici. E mi pare che anche la direzione erotica, che Marcuse intendeva non solo come sessualità ma anche come “relazione con l'altro” e che rientrava in un'idea di maggior tempo libero, a discapito del lavoro, sia lontana dalla realtà. Oggi l'erotica è narcisistica, non relazionale e voyeuristica. La visione della corporeità è vissuta da spettatori e non da soggetto all'interno della relazione duale. Arriveremo a pratiche di onanismo solitario».

Un'amara prospettiva.

«Ma è così. La tecnica ci dà anche, dell'erotismo, un'altra dimensione: quella della meccanicità del sesso che ha a che fare con il dissolvimento della personalità. E' così anche nell'amore: oggi, dopo due volte che si esce insieme, se non si va a letto non si fa nulla. Una volta c'erano l'attesa, la scoperta, il corteggiamento».

In questo scenario, reale ma cupo, la Filosofia è diventata, negli ultimi anni, sempre più in auge. Perché?

«La tecnologia dice come le cose devono essere fatte ma non ci dice nulla sul “perché”, che va ad appannaggio della religione. La religione si occupa delle cose del mondo e non di Dio, che perde quota. Dunque, la filosofia diventa una delle domande fondamentali per l'uomo».

Caro professore, di fronte a futuri scenari, tanto aridi e asettici, ci consigli una lettura particolare..

«Consiglio Kant. Quest'anno ricorre, tra l'altro, il bicentenario della sua morte».

L'etica kantiana esalta la libertà umana come base dell'azione morale. La ragione per Kant non è importante solo perché serve ad escogitare tutti i miglioramenti della vita materiale, ma perché conferisce alla persona una dignità superiore. Per questo ci è distante ma necessario?

«Kant è un filosofo da un lato molto distante dalla nostra realtà e dall'altro molto vivo perché propone la scienza come modello. Ma oggi il fine è la merce e non l'uomo».


La Libertà-18 FEBBRAIO 2004


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