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Repubblica Bari – 9.2.2005
Fuga di cervelli dal Sud così perdiamo
linfa vitale
Oggi il Meridione ha ancora un
vantaggio competitivo sul Nord: più giovani che anziani
Ma questo patrimonio va salvaguardato
Il Presidente della Repubblica,
Carlo Azeglio Ciampi, ha recentemente richiamato l´importanza
del ruolo dei giovani meridionali nel processo di rilancio del
Mezzogiorno, evidenziando le qualità, la preparazione e le
professionalità da essi raggiunti. Il richiamo del nostro Capo
dello Stato impone una riflessione sull´argomento anche alla
luce delle recenti dinamiche che hanno caratterizzato la parte più
propulsiva della nostra popolazione. In un contesto nazionale ed
internazionale che evidenzia sempre più massicciamente una
sostenuta mobilità umana, un fenomeno che deve continuamente
destare l´interesse di studiosi e/o di istituzioni è
quello della fuga dei cervelli.
Si tratta di un fenomeno da intendersi come
progressivo depauperamento di risorse umane qualificate nell´ambito
di un territorio a vantaggio di un altro; il che rende quanto mai
attuale e non equilibrata la competitività. Inoltre, in un
quadro congiunturale che vede il nostro Paese offrire una timida
dinamicità industriale e produttiva, pare emergere una
situazione preoccupante nelle regioni del Sud con chiari riflessi
socio-economici ed occupazionali per l´intero Mezzogiorno. Le
statistiche, infatti, sembrano confermare la perdita di molte giovani
risorse del Sud e delle Isole a favore del Centro e del Settentrione
d´Italia. L´ultimo rapporto Istat (2004) evidenzia uno
scenario migratorio interno abbastanza differente da quello osservato
nei tempi passati; questo in relazione sia al profilo di chi si
sposta (giovani qualificati e di media/alta professionalità) e
sia alle direttrici seguite. Infatti, per un verso la mobilità
interregionale ha assunto in questi ultimi anni modalità ed
evoluzioni strutturali tali da far emergere su tutti il profilo di un
migrante sempre più istruito e qualificato, per altro verso
gli spostamenti sono maggiormente orientati verso le regioni del
Centro e del Nord-Est. Rispetto al passato, la mobilità a
medio e lungo raggio è da mettere in relazione al mancato
incontro tra la domanda e l´offerta di lavoro, mentre per lo
spostamento a breve distanza le motivazioni sono, in genere, di
carattere personale e familiare.
Una lettura delle tendenze in atto
con riferimento ai saldi dei trasferimenti di residenza tra
ripartizioni geografiche di origine e di destinazione, per il periodo
1997-2001 (Istat 2004), offre interessanti spunti di riflessione;
soffermando l´attenzione sulle indicazioni che ci interessano
riscontriamo che la perdita netta del Sud a favore dell´intero
territorio nazionale è pari a 88 abitanti su 100.000
residenti, mentre le Isole ne perdono "solo" 36. Nello
specifico il Nord-Est "guadagna" da tutte le altre
ripartizioni, in prevalenza dal Sud e dalla Isole, mentre il Sud
mostra saldi negativi nei confronti di tutte le altre ripartizioni.
Oggi il Sud ha ancora un vantaggio strutturale rispetto al nord:
quello di avere nel complesso della popolazione più giovani
per effetto di un processo di invecchiamento della popolazione meno
accentuato. Tali risorse vanno salvaguardate e tale vantaggio
competitivo va conservato.
UMBERTO SALINAS - professore
associato facoltà di Economia dell´Ateneo di Bari
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