Il “Tirocinio Formativo Attivo” (TFA) è il tratto distintivo più caratteristico
del percorso formativo dei futuri insegnanti, forse più di quel “ritorno alle
discipline” a lungo invocato dai critici delle SSIS e della presenza – ritenuta
eccessiva – degli insegnamenti di tipo socio-psico-pedagogico negli itinerari
di formazione iniziale degli insegnanti.
Questi insegnamenti
sono peraltro rimasti, come era inevitabile, sia nei percorsi quinquennali
abilitanti dei maestri, sia nelle lauree magistrali dei docenti di scuola
secondaria, e non mancano neanche nel tirocinio annuale di questi ultimi (18
CFU su 60), dove però sono affiancati dalle “Didattiche disciplinari con
laboratori e laboratori pedagogico-didattici” (altri 18 CFU) e soprattutto dal
“Tirocinio a scuola” (19 CFU, pari a 475 ore; i residui 5 CFU sono riservati
alla tesi finale e alla relazione di tirocinio). Il tirocinio, che si svolgerà
nelle scuole accreditate ad effettuarlo sotto la guida di un insegnante tutor
scelto dal dirigente scolastico, e la prova didattica, avranno comunque un peso
determinante sul voto di abilitazione (ben 70 punti su 100)
La lunga controversia
tra disciplinaristi e “pedagoghi” (come chiamano in Francia i sostenitori
dell’importanza primaria degli insegnamenti socio-psico-pedagogici nella
formazione dei docenti) sembra dunque risolversi in Italia in favore di una
soluzione “terza”, che potremmo definire di tipo professionalista, perché
centrata sui tirocini (“attivi”, precisa il regolamento) e sui laboratori
didattici, che privilegiano la dimensione operativa, pratica, del mestiere
dell’insegnante. Dal sapere al saper insegnare, come ha sottolineato il
ministro Gelmini.
TuttoscuolaNEWS n. 405- lunedì
31 agosto 2009