Docenti fannulloni? Si
combattono così.
Corsera - 27-10-2006
Caro
Direttore, ho letto la
storia del «professor M» narrata ieri da Pietro Ichino sul Corriere. Se il
termometro della nullafacenza segna strutturalmente febbre in ogni comparto
della vita pubblica, e al fenomeno non si sottrae neanche il privato, la scuola
vuole dare segnali chiari di inversione di tendenza. Sono in questo dicastero
da cinque mesi ma dal primo giorno ho messo tra le priorità la verifica degli
sprechi che, prima di annidarsi nei bilanci, a volte proliferano nei
comportamenti.
Chiariamo subito che il ministro F. non intende dare coperture a nessun
professor M. soprattutto perché il «lavativismo» di qualcuno rischia di
penalizzare un'intera categoria che invece è piena di esempi quotidiani di
impegno e dedizione. Aggiungiamo anche che la materia disciplinare è ormai del
tutto decentrata a livello di direzione regionale, uffici scolastici provinciali
e singole scuole autonome soprattutto nella fase dell' avvio dei procedimenti.
Tutte istituzioni che però possono essere aiutate e incentivate a procedere:
difficilmente, ad esempio, un preside precario con incarico annuale potrà
imbarcarsi con successo in un'operazione di contrasto di fenomeni radicati. E
se il Consiglio nazionale della Pubblica istruzione e i Consigli scolastici
provinciali devono attenersi a norme troppo rigide e ipergarantiste
difficilmente potranno trovare margini di intervento. Lo stesso ministero, è
bene ricordarlo, non può discostarsi dalle decisioni dei Consigli di disciplina
se non in senso più favorevole agli interessati.
Questo è stato puntualmente rilevato nei mesi scorsi anche dalla Corte dei
Conti nel Rapporto sui procedimenti disciplinari in cui si denuncia in tutto il
pubblico impiego un certo lassismo, imputabile anche a procedure eccessivamente
garantiste, addirittura nei casi di condanne penali. Il Rapporto è stato
peraltro inviato a tutti i Direttori regionali richiamandoli ad interventi più
tempestivi e rigorosi per sanzionare comportamenti scorretti. Che fare? Prima
di tutto interventi strutturali che cambino alcune delle condizioni di partenza
che rendono oggi troppo larga la strada della contravvenzione e troppo stretta
quella di chi deve sanzionarla.
A questo criterio rispondono alcuni dei primi interventi promossi per dare,
almeno al comparto della scuola, il segnale del cambiamento. Rivedere
innanzitutto le norme che regolano gli organi collegiali con riferimento ai
collegi di disciplina. Ritengo necessario a questo proposito coinvolgere le
organizzazioni sindacali in occasione del prossimo contratto della scuola
perché tutta la materia sia rivista in un'ottica di maggiore tutela degli
alunni e del servizio.
Promuovere azioni di valutazione che, pur nella salvaguardia delle autonomie
delle scuole, siano in grado di individuare e sanzionare per tempo le eventuali
patologie. Già nella Finanziaria si prevedono il potenziamento dell'ente di
valutazione e la creazione di un'Agenzia per il sostegno dell'autonomia con il
compito di verificare efficienza ed efficacia dei singoli istituti scolastici
con parametri oggettivi. Dobbiamo poi rafforzare il ruolo dei presidi: a questo
servono tra l'altro i due concorsi in atto. Un preside di ruolo, non precario,
è certamente più autorevole e più libero di avviare azioni di contrasto alle
patologie e di farlo coerentemente nel tempo. Sono di ritorno da Locri, a un
anno dall'uccisione di Franco Fortugno. I ragazzi mi hanno chiesto, oltre a una
buona scuola in grado di istruirli, una scuola che sia anche maestra di
legalità. E' a loro, soprattutto, che dobbiamo rendere conto. E dobbiamo farlo
avendo noi per primi le carte in regola, anche quelle del registro delle
presenze e anche se le assenze dei professori sono tra le più basse nella
pubblica amministrazione.
Giuseppe Fioroni Ministro della Pubblica Istruzione
Da
http://www.didaweb.net/fuoriregistro