Miriam Mafai, donna fra noi
Conferenza/ dibattito al Liceo Scientifico "Volta" di Foggia

resoconto di Teresa M. Rauzino

"Non ho mai amato il lamento di Pasolini perché sono sparite le "lucciole". Lo so che è un modo di dire: non ci sono più le lucciole, il mondo cambia, tutto viene omologato, ma il tempo delle lucciole era anche il tempo in cui le donne andavano a lavare, a sbattere i panni sul greto del fiume. Ora, se io devo scegliere fra le lucciole e la lavatrice, io scelgo la lavatrice. E faccio a meno delle lucciole".
Ecco uno dei tanti, stimolanti, polemici spunti offerti da Miriam Mafai al pubblico attento e partecipe che ha "invaso" il Liceo Volta, partecipando attivamente ad un denso dibattito sul tema della "differenza". Una cosa davvero insolita nella storia dei tanti convegni organizzati a Foggia ed in provincia. La Mafai, "grande firma" del giornalismo italiano ha parlato della condizione della donna. Dal dopoguerra ad oggi, un periodo caratterizzato da grandi conquiste politico-sociali. Un incisivo excursus, quello tracciato: è la testimonianza di una donna del Novecento, che quella storia l’ha vissuta da protagonista. Di una donna fra noi, che ha sempre dato voce sulla stampa e nella saggistica al ruolo femminile, escluso ab aeterno dal palcoscenico della Storia.

Il Gargano nuovo, visto l’alto interesse suscitato dall’evento, ne da il seguente, integrale resoconto ai suoi lettori.

Il Novecento, secolo delle donne

Secondo Miriam Mafai, il Novecento è stato un grande secolo. Il Novecento è tutto: è il secolo dei lager, dei gulag. E’ il secolo della paura. Il Novecento è stato anche questo. E’ stato anche, e va ricordato, il secolo dell’ emancipazione e della liberazione delle donne. E’ come se un continente intero fosse stato liberato, anche se poi ognuno ha fatto della propria libertà quello che ha voluto: si tratta di milioni di persone che erano senza diritti, in condizioni di inferiorità dal punto di vista legale, dal punto di vista sociale e psicologico.
Il Novecento è stato il secolo che ha pagato il debito con le donne della Rivoluzione francese. Evento bellissimo sul piano della conquista dei diritti, ma che non mantenne le promesse di uguaglianza. Fu un’infamia, perché sì, le donne furono sempre in testa al corteo dei popolani, e poi? Nulla. Resta celebre l’affermazione di una donna del tempo, Olivia de Bouche: "Ma se noi possiamo salire sul patibolo, avremmo pur diritto di salire in tribuna? (cioè il diritto di parlare?)". La rivoluzione francese non tenne conto dei diritti delle donne: forse, perché esse non portavano le armi: il vero cittadino, "le citoyen", portava le armi. E forse il diritto di voto in Italia nel 1945 è stato ottenuto solo in virtù del fatto che migliaia di donne hanno partecipato alla lotta di liberazione. E, in qualche modo, simbolicamente, hanno preso le armi, hanno sparato, sono state attive. Sono diventate, a tutti gli effetti, "cittadine".

La donna nel secondo dopoguerra

Drammatiche le condizioni di vita delle donne , che ebbe modo di vivere la Mafai quando soggiornò in Abruzzo, nell’immediato dopoguerra: "I loro bambini non andavano a scuola perché non avevano le scarpe. Non è un modo di dire, proprio non ce l’avevano. Non sapevano quale fosse il sapore della carne, perché la mangiavano solo qualche volta all’anno. "Era una condizione terribile: per me venire da Roma e vivere in quelle povere case abruzzesi – ricorda- fu un colpo durissimo, ma venni, sì, come mi veniva richiesto, per organizzare le donne. Era un’epoca in cui le donne raccoglievano le olive, raccoglievano l’uva e lavoravano il tabacco, erano soprattutto contadine. In tutto l’Abruzzo vennero aperte delle Camere del Lavoro, ci furono le lotte per le terre: in particolare quella per il Fucino, un antico lago prosciugato dal principe Torlonia, fu una lotta che durò due-tre anni. Noi chiedevamo che quella terra venisse data ai contadini. Quella lotta è stata vinta, ma è stata vinta anche e soprattutto per l’intervento delle donne: erano loro che andavano ad occupare le terre assieme ai braccianti, ai giovani. Furono le protagoniste di quella battaglia. La lotta per il Fucino venne condotta dal sindacato, dai partiti di sinistra, da parte dei parroci e, alla fine, fu una lotta vittoriosa. Io ricordo questo, e poi la lotta di raccoglitrici di uva e di olive, per dire che queste battaglie di carattere economico-sociale hanno connotato quella regione, ma anche gran parte della Sicilia, della Calabria, della Puglia. E su questo bisogna indagare, bisogna capir meglio, bisogna sapere di più, vedere quello che resta nei documenti degli Archivi e portarlo alla luce".

Il non-protagonismo femminile

Le donne sono dei personaggi, ma non sanno di esserlo, in genere si sottovalutano, non si vantano, come i maschi, di qualcosa che hanno fatto, non lo ritengono importante. Le donne hanno partecipato a queste "battaglie" senza farlo mai notare, in umile silenzio. Si sono mimetizzate, e non sono mai apparse in primo piano nelle pagine storiografiche dedicate a questi eventi. Dopo le lotte per le terre, che le hanno viste indiscusse protagoniste, addirittura sembra che esse spariscano. Se ne perdono i nomi, le facce. Miriam Mafai ricorda: " Io ho scritto ‘Pane nero’ un libro sulle donne, ebbene quando sono andata ad intervistare quelle che avevano partecipato alla Resistenza, mi dicevano: "Ma io non ho fatto niente. Sì, è vero, ho ospitato dei prigionieri, li tenevo nascosti. ". Ora, quando un civile, allora, teneva nascosti dei prigionieri nella cantina o nel granaio, rischiava la vita. Però quelle donne erano proprio convinte di non aver fatto niente. Questa sottovalutazione di sé deriva dalla generale sottovalutazione: non essendo riconosciute, esse stesse non si riconoscono. Che fare per dare loro il giusto merito di azioni importanti? "Valorizzare questo contributo delle donne, illustrarlo, divulgarlo. E’ un dato che ci aiuterà ad incoraggiare le nuove generazioni e, forse, altre donne di altri paesi e di altri mondi".

Il tetto di cristallo

Che dire del "tetto di cristallo"? Una donna può salire la scala, ma c’è un tetto che non si vede e che gli impedisce di arrivare in cima? ".Oggi esisterà pure il tetto di cristallo – risponde Miriam Mafai- ma una volta, non parlo di secoli fa, ma di 40 anni fa, non esisteva addirittura la possibilità di intraprendere alcuna professione. Fino al 1963 le donne non potevano accedere in magistratura. Ci fu una battaglia sul varo di un articolo di legge della Costituzione: stabiliva che l’accesso era consentito ai "cittadini", secondo le norme stabilite, escludendo di fatto le donne. Ricordo che ci fu una battaglia delle donne della Costituente, di tutte le donne, dalle democristiane alle comuniste, perché la formula fosse cambiata, e fosse sufficientemente ambigua: l’accesso alla magistratura doveva essere consentito "secondo le norme vigenti". Senza specificare che fosse riservata ai soli cittadini, agli uomini. Uno dei più illustri giuristi italiani, che poi diventerà presidente della Repubblica, Giovanni Leone, sostenne, in quella sede, che le donne "non erano atte a giudicare". Sapete perché? Perché in alcuni giorni del mese, nei fatidici giorni… Uno avrebbe potuto benissimo rispondere: "E allora quelle in menopausa?". Io ricordo questo per dire che questo accadeva non nella preistoria: siamo alla metà del secolo scorso. In un’Italia democratica che sta elaborando la propria Costituzione, per la quale le donne hanno combattuto contro i tedeschi. Le donne ottengono il diritto di voto, finalmente, ma non sono ancora "atte a giudicare". Questo dibattito risale al 1947, ci vollero quasi 20 anni di battaglie, che sono state fatte dalle parlamentari di tutti i partiti. Finalmente nel 1963 (nel frattempo c’erano state delle donne cocciutissime, che facevano sempre regolare domanda per entrare in magistratura e veniva sempre respinta) dalla Cassazione, otteniamo una legge per cui anche alle donne è consentito entrare in magistratura. Una delle prime donne-magistrato fu una pugliese, Livia Pomodoro, attuale presidente del Tribunale dei minori" C’è stato un lungo processo, attraverso queste battaglie, per affermare dei diritti sacrosanti. Sappiamo, sulla nostra pelle, che nessuno regala niente: sono tutte cose che sono state conquistate.
Che dire. infine,delle condizioni di estrema soggezione nei confronti del capofamiglia, del padre o del marito: "Oggi non avete idea di cosa fosse: una donna anche di ceto medio, per lavorare, doveva avere il permesso del marito, se il marito non glielo consentiva e non lo permetteva, non poteva farlo. Il potere e l’autorità sui ragazzi era del padre di famiglia e non della madre.

Quale la situazione della donna di oggi?

"Indubbiamente – ha affermato la Mafai- non ha confronto con quella della mia generazione. Oggi, nelle Università vi sono più donne che uomini, e le ragazze sono indubbiamente più brave dei maschi. Ricordo ancora quando entrai negli anni 60/70 a Montecitorio come cronista parlamentare, di donne eravamo solo in due: io ed una giornalista straniera. Oggi, in politica, ci sono donne autorevoli. Come ce ne sono in magistratura: la Bocassini è il simbolo di una magistratura competente e combattiva. Una serie di obiettivi sono stati raggiunti, ma, ripeto, affinché l’ottimismo non appaia addirittura stupidità, nulla è conquistato una volta per sempre. Un tempo, quando eravamo in poche a Montecitorio, nei nostri confronti, scattava una sorta di cavalleria da parte dei giornalisti maschi, eravamo il fiore all’occhiello, non rappresentavamo affatto un pericolo. Nel momento in cui in una professione, in posizione di prestigio ci sono molte donne, ebbene questo può rappresentare, provocare anche una, non dico reazione di rifiuto, ma di resistenza da parte degli uomini. Io non sono così sicura che alcune posizioni che abbiamo ottenuto anche all’interno della famiglia non siano, in qualche modo, a rischio, in pericolo. L’insufficienza dei servizi sociali e di assistenza per i bambini mette a rischio l’indipendenza di una donna; siamo in un paese in cui da una parte si sollecita ad avere bambini, dall’altro la maternità non è assolutamente aiutata e tutelata come sarebbe giusto.

Internet, rete solidale del terzo Millennio

Come sarà questo nuovo millennio? La Mafai non condivide l’ottimismo acritico dei più: nessun facile ottimismo, nessuna posizione può essere conquistata per sempre. Non bisogna mai abbassare la guardia, considerato il reale rischio di arretramento rispetto a certe conquiste consolidate. Non solo per le donne – anche se corrono un rischio maggiore perché le loro conquiste sono più recenti e, quindi, anche più fragili. In questo momento, in Italia sono a rischio anche le conquiste dei lavoratori, i diritti dello stato sociale.
Il nuovo millennio si è aperto in modo drammatico. "Spero – ha concluso la Mafai - che questo millennio consolidi i diritti delle donne, di quelle donne che li hanno già conquistati, delle donne del mondo industrializzato ed occidentale.
Ma l’auspicio è che si riesca ad estendere questi diritti anche ai milioni, forse miliardi, di donne che invece in tanta parte del mondo non godono di nessun diritto e sono afflitte dalla miseria, dalla fame dalla malattia, dalla mancanza di istruzione e di salute. Il fatto del tutto nuovo è che siamo qui a Foggia, o a Trento, o a Belluno e ci occupiamo di quello che succede alle donne che stanno in Nigeria. Un po’ di anni fa, quello che accadeva non solo in Nigeria, ma in tutto il mondo non lo sapeva proprio nessuno. Il fatto che ci sia mobilitazione, il fatto che io possa ricevere sul mio computer messaggi da sottoscrivere, è un fatto quanto mai positivo: rappresenta il segno di una crescita di interesse per questi problemi. In fondo, abbiamo l’impressione che il mondo sia problematico, perché ne abbiamo conoscenza. E indubbiamente oggi siamo tutti molto più sensibili ai mali del mondo. Il 3° millennio si apre, dando a noi delle possibilità di intervenire anche sulle tragedie che avvengono altrove, e di cui un tempo non avevamo percezione. Che oggi ci sia, ad esempio, un movimento contro l’infibulazione, lo vedo come un fatto positivo, i fenomeni si intrecciano. Si è creata una grande rete, che può diventare rete solidale. Le possibilità di Internet sono ancora tutte da sfuttare, in questa direzione.

 

Il dibattito/Donne a confronto

Per deliberata scelta, non riportiamo gli interventi del Dirigente scolastico e delle proff. del "Laboratorio storico" del Liceo Volta che hanno organizzato l'incontro, nè quelle delle donne militanti nelle "istituzioni"  e nelle associazioni. Vogliamo dare spazio agli intensi e passionali interventi di due donne comuni, un'anziana ma battagliera bisnonna ed una giovane donna, da poco sposa e madre. Hanno scoperto emblematicamente, secondo Miriam Mafai, i "nodi" della condizione femminile di ieri e di oggi

Intervento della "compagna" di Cerignola
"Dal ‘44 in poi le donne di Capitanata hanno portato avanti le lotte, anche in ambito sindacale. Io continuo tuttora a farlo. Per quanto riguarda la parità, è dura non da oggi, ma da sempre. Vi può sembrare una barzelletta, ma ve la voglio dire. Nel 1956 io andai con una delegazione di uomini a una conferenza agraria che si tenne a Firenze. Avevo poco più di 27 anni, allora. Nel treno, il capo delegazione distribuì 2 lire ad ogni componente. Arrivò a me e mi dette mille lire. Allora io dissi: "Scusi, perché mille lire a me ed agli uomini 2 mila lire? ".
"Ma tu non fumi, le esigenze degli uomini sono diverse".
Per cui io rifiutai. Dissi io: "Le mille lire non le voglio: o mi dai le 2 mila lire o sennò non se ne fa niente.
E allora lui rispose con un’altra frase e disse (era un dirigente del Partito Comunista, io sono di Cerignola):
"Sint’ bella ne’ (senti, bella figliuola) non ti credere che tutto quello che diciamo è verità, noi diciamo questo, che le donne sono uguali agli uomini, per attirare". Qual è il messaggio che vi voglio comunicare, con questo mio racconto di vita vissuta? Che, care amiche, cari amici, la parità ve la dovete sudare". Gli uomini sempre uomini sono. E le donne pure. Io ne ho di esperienze, per cui questa è la verità: quando si arriva pari, con le stesse capacità, si sceglie sempre l’uomo, perché l’uomo ha quel carattere che la società gli ha dato. Giovani, ringraziate la scuola di questa iniziativa e di farne altre, per scoprire qual è stato il nostro passato e cosa dovete fare voi per stare meglio di noi.

Intervento di Stella Valentini:
"In qualunque campo la condizione della donna non è affatto uguale a quella dell’uomo, è una condizione di conquista quotidiana, è una condizione di presa di consapevolezza continua delle proprie funzioni. Del proprio ruolo di subalternità. Il diritto alla parità è una sorta di mito, ci viene inculcato, ma in realtà non esiste. Nell’ambito dell’Università una ragazza deve crearsi una credibilità, deve affermare la sua intelligenza; nel campo della famiglia, un lavoro è un di più; l’atteggiamento cooperativo del maschio, quando c’è, viene fatto pesare, è dato come un favore. Ciò è frutto di un retaggio culturale che ci viene inculcato da un certo tipo di educazione, impartito anche dalle donne: l’uomo è figlio anche delle donne che, e questo è indubbio, insegnano ai figli che l’uomo è più importante; e quando fa qualcosa in casa fa qualcosa che non gli tocca. Viviamo ancora in una società in cui, in caso di violenza sessuale, si dice ancora, da una parte cospicua della pubblica opinione, che quella donna che ha subito lo stupro si trovava nel posto sbagliato all’ora sbagliata, e magari vestiva in modo troppo provocante.

Risposta di Miriam Mafai ai due interventi:
I due interventi sono emblematici, perché testimoniano, se mai ce ne fosse stato bisogno, a distanza di due generazioni, che ancora oggi le donne non possono essere sicure neppure di uscire di casa. Abbiamo avuto la rappresentazione plastica che anche all’interno di un sindacato e di un partito di sinistra, nonostante i diritti da essi conclamati, c’è sempre, comunque, qualcosa che impedisce di avere una reale, sostanziale parità.
E che il partner per quanto disponibile, moderno, pensa di fare un favore alla sua donna, se l’aiuta in casa.
Ricordo che anche in casa mia , mio figlio, che pure era stato educato ai principi democratici e paritari, si rivolgeva alla sorella con un "Sara, visto che sei in piedi…". Ma Sara, prima che lui potesse formulare la richiesta, prontamente ribatteva: "No, sto seduta".

 

Il presente servizio è stato pubblicato sul sito dell’I.T.C.G. Mauro del Giudice di Rodi Garganico alle pagine:

http://communities.msn.it/ITCGMdelGiudicediRodi/miriammafaidonnatranoi.msnw

http://communities.msn.it/ITCGMdelGiudicediRodi/ildibattitosulledonne.msnw

11/03/02


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La mia terra
di L. Guerra

L'atmosfera idilliaca, sottile e nostalgica, evocata da questi versi ha forse qualcosa da invidiare alle Bucoliche virgiliane? [ La Redazione]

Vergine terra
baciata dal sole,
in te mi ricreo d'estate,
sfiorato dalla luce nascente dell'alba;
una brezza sottile,
zefiro lieve
della prima stagione,
mi accarezza i capelli,
facendomi godere il profumo
delle tue piante.
In autunno
grigie sono le nubi
che mi chiudono in me,
restringendo l'arco dei miei
pensieri, portati a comprendere
che nulla ha valore
al di fuor dell'eterno.
D'inverno cade la neve,
fiocchi leggeri e sottili
che scandiscono il tempo
con un ticchettio sonante
vicino al camino;
lo sentirò prolungarsi per mesi,
finché le giornate uggiose
non cederanno il posto
al cinguettio continuo
dei passerotti,
in un'atmosfera limpida e gaia
che diletta l'animo mio.
Tu sei la mia terra,
amata quant'altre mai
per le gioie e i dolori
che procuran gli eventi,
abituandomi a vivere
serenamente:
le innumerevoli prove
mi hanno temprato il carattere,
duro come la roccia della montagna,
brulla e sporgente
fino alla volta
del cielo.

L. Guerra

02/04/02

[Nota della Redazione] Di L. Guerra si veda anche
Ricordo di un emigrante - Alle "piccole pesti" - Ebrezza


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I was pleasantly surprised
by Joseph Gullo

I was asked by my good friend and colleague, Gaetano D'Andrea, to write a few lines expressing my thoughts on the recent experience regarding the "sister school" pact between Liceo Statale Nicola Fiani and Hutchinson Technical High School.
Although, my involvement with the "gemellaggio" was totally by chance, I am indeed proud and happy to have been able to participate in such a memorable experience.
I was pleasantly surprised by the Italian students' ability in manipulating the English language as effectively as they did, given the fact that their knowledge of English has been the result of books and classroom exposure (it showed their serious intent as students). I was particularly intrigued, however, by their ability to express abstract concepts regarding the cultural differences that they had so keenly observed in their brief visit to Buffalo.
In fact, as much fun as it was accompanying the entire group from Torremaggiore to see the various sights in and around Buffalo, for me the highlight of the experience came as I watched and observed the exchanges of ideas and information between the Italian students and the American students in my Spanish classes. Even more rewarding was the fact that the American students were rather impressed by the Italian students' "intellectual" aptitude and their ability to express themselves in a language that was not their native one.
For us in the field of pedagogy, seeing students from different cultures and languages exchange ideas and opinions are gratifying moments that fulfill the existentialist needs that we are all searching for.
After fifteen years of teaching, I can honestly say that the "gemellaggio" experience was reinvigorating and satisfying.
I thank you Gaetano, Dirigente Cera, Iole, Giovanna, Debora, Francesca, Matteo, Antonio e Sabino.

02/04/02
[Nota della Redazione] Sull'argomento si veda anche
Quando un sogno diventa realtà -- I miei amici di Buffalo -- Quei giorni a Buffalo -- La "mia" famiglia a Buffalo -- Thank you!!! -- Io, Sabino e i Farley -- Francesca's family -- Distance never separates two hearts that really care -- La famiglia Schmidt - Un gemellaggio da sogno


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"Two Worlds Join as One: Across the Internet Bridge"
by Peter LoJacono

During this past March we at Hutch Tech have had a most unique opportunity in bringing a little bit of Italy to Buffalo for one week through an exchange of friendship, culture and goodwill that enriched the lives of all who had participated in this most rewarding experience.
It all began through a simple communication via "Napster" (of all things!) by our Italian Club co-President Richard Paris and a certain Mr. Gaetano D'Andrea, who we later learned to be Professor Gaetano D'Andrea of Liceo Fiani (High School) in Torremaggiore Italy (a small town located in the Puglia region of southern Italy). Richard referred the professor to our Hutch Tech Italian Club website.
While viewing the message board of our site I came across a message from Professor D'Andrea. Over the course of one year we corresponded via message board and e-mail.
Both his students and mine exchanged e-mails, and regularly dialogued on various topics in a unique 21st century way of cultural exchange by computer!
Furthermore, it was most comforting to have been the frequent recipients of messages of concern, compassion and solidariety after the events which changed our world on September 11th.
It was a mutual desire that our two groups should meet. We have been most fortunate to have had the opportunity to host our Italian friends for one week last March. Our Hutch Tech students and their families hosted the Italian students and Professor Giuseppe Gullo graciously hosted both Professor D'Andrea and Principal Cera. Tours of Buffalo, Niagara Falls and Toronto Canada inluding meetings with Mayor Masiello and County Executive Giambra were among the highlights of the trip.
A true testament to the success of this cultural exchange was clearly evident in the tears and sadness shown on the faces of both Italians and American hosts at the airport as both groups dreaded the final moment to say "arrivederci", goodbye.
We will forever remember in our hearts these wonderful people who brought with them from sunny Italy not only good weather, but also an incredible level of maturity, respect, intelligence and generosity so rarely exhibited these day by our youth. Liceo Fiani (Fiani High School) of Torremaggiore Italy can be most proud of these fine young people and a most distinguished Principal and a caring tireless teacher who doesn't just talk about things, but makes things happen in a very unassuming and modest way.
The twinning of our schools will hopefully form a long lasting alliance that will endure as long as our schools may exist.

02/04/02
[Nota della Redazione] Sull'argomento si veda anche
Quando un sogno diventa realtà -- I miei amici di Buffalo -- Quei giorni a Buffalo -- La "mia" famiglia a Buffalo -- Thank you!!! -- Io, Sabino e i Farley -- Francesca's family -- Distance never separates two hearts that really care -- La famiglia Schmidt - Un gemellaggio da sogno


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ALLE "PICCOLE PESTI"

Ci piace sognare ancora con L. Guerra! [ La Redazione]

Veleggiare
sul mare
di dolci ricordi
e di antiche promesse
è ancora più bello
con la corona
di sette "piccole pesti".
Epicentro del mondo,
ridono, scherzano, cantano
con la leggiadra finezza
di un'amabil "Vestale",
sacerdotessa di un rito nuziale
ancora vivente.
"Imeneo!Imeneo!"
gridan le giovani figlie
del giovan Talassio,
conchiudendo in coro la notte,
rischiarando con faci
l'aurora,
portatrice di splendidi giorni
all'ombra del velo
fiammante di sposa.
Di lor parleremo
nel corso del nostro cammino,
rubando momenti
al pensiero di cose mondane,
avendo nel cuore
la vampa rovente
di un affetto
nato all'istante
e cresciuto nel tempo.

L. Guerra

27/04/02
[Nota della Redazione] Di L. Guerra si veda anche
Ricordo di un emigrante - La mia terra - Ebrezza


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UN TORREMAGGIORESE ALLA CORTE DI RE PIPPO
Emilio Volgarino e il sogno di diventare presentatore

di Matteo Di Pumpo

Nelle scorse settimane, abbiamo seguito con apprensione le imprese di Alessandro Vigilante a 'Saranno Famosi' e tutti abbiamo tifato e sofferto per il nostro magnifico ballerino. Ma proprio nella puntata del 23 Aprile nella quale Alessandro è stato eliminato tra il pubblico c'era un altro torremaggiorese che ormai da qualche anno bazzica nel mondo dello spettacolo: stiamo parlando di Emilio Volgarino.
Quest'ultimo, però, non è un ballerino, ma un presentatore. Nato nel maggio di ventuno anni fa, Volgarino scoprì la sua passione per il palcoscenico quasi per caso, a sedici anni, quando gli venne affidato il compito di presentare nell'aula magna del Liceo che frequenta 'Nicola Fiani' (tra l'altro lo stesso frequentato da Alessandro Vigilante) lo spettacolo di inaugurazione dell'anno scolastico. Da quel momento, è stato uno continuo crescere: Volgarino, infatti, presenta oltre le rappresentazioni del suo Liceo, gli spettacoli di altri istituti e di lì le manifestazioni per le scuole di danza locali.
Poi, Volgarino tramite un'agenzia diventa animatore presso diversi villaggi turistici, e di qui la svolta: viene scoperto da 'Radio Mambassa' (una radio di Viterbo), diventandone inviato.
Per conto di quest'emittente tra l'altro è stato corrispondente dal Festival di San Remo, dove quest'anno ha incontrato ed intervistato il suo idolo, cioè, e non poteva che essere lui, Pippo Baudo, ultimo presentatore del festival della canzone italiana. Ed, infatti, appena è tornato a Torremaggiore, ai suoi amici non faceva altro che parlare di questa sua magnifica esperienza.
Ma Emilio Volgarino, proprio inseguendo il suo modello, non si limita a fare l'inviato radiofonico, ma come Baudo a livello nazionale, lui monopolizza tutti gli spettacoli della Capitanata e non solo. Questo giovane presentatore è, difatti, entrato ormai da circa due anni nello staff di Miss Italia conducendo gli spettacoli delle selezioni pugliesi e molisane che si tengono ogni estate.
Ma non finisce qui, Volgarino è riuscito anche nella meravigliosa impresa di essere ingaggiato da 'mamma' Rai. Per la televisione di Saxa Rubra partecipa ad una trasmissione che va in onda su Rai-Sat; certo non è RaiUno... ma i gradini si salgono uno alla volta...
Volgarino, forse, non è conosciuto ancora dal grande pubblico, ma, cosa molto importante, è certamente conosciutissimo tra gli addetti ai lavori, a testimonianza di ciò basti pensare alle chiamate che riceve da parte di alcuni personaggi famosi di cui è amico, o ancora basta scorrere le pagine della fedele agenda che Volgarino porta con sé 'in ogni dove'.
Dobbiamo, però, dire, ad onor di cronaca, che Volgarino considera questa sua passione e questi suoi impegni come un hobby un non un lavoro vero e proprio; infatti, il presentatore nostrano è uno studente in ingegneria gestionale presso l'università di Tor-Vergata a Roma, e solo al secondo posto, dice (ma in pochi ci credono) viene il mondo dello spettacolo...
Cosa farà Volgarino da grande, dunque, è ancora presto per dirlo, certo la sua passione per lo spettacolo è talmente grande che quando è libero dagli impegni organizza spettacoli di cabaret usando come pubblico (e vittime) i suoi amici...

Da http://www.capitanata.it - 8/5/2002


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PARLA UNA EX LICEALE….

Per essere proprio precisi ho frequentato il Liceo Pedagogico, la primissima classe di tutte le sperimentazioni.
Era il lontano 1990 quando il Liceo aprì le sue porte all'avventura della sperimentazione, l'anno successivo toccò al Liceo Scientifico.
Che dire?
Già intimoriti dal fatto di frequentare le scuole superiori, dovemmo anche "subire" la novità del programma sperimentale, affascinante e completo nel progetto, nella realtà rimasto comunque affascinante ma ricco di difficoltà.
Ricordo ancora con un sorriso quando noi, unica classe non di Liceo Classico, venivamo guardati in modo strano da tutto il resto della scuola e quando ci sentivamo esclusi!
Una bella esperienza, una bella scuola anche se non posso dire che tale esperienza sia stata coronata da un bel ricordo dell'esame di maturità...
Sono passati ben 7 anni ma ricordo benissimo il mio membro interno, che non fu scelto da noi studenti, quando nel tornare da Foggia (ci eravamo appoggiati al Magistrale privato delle Marcelline) mi disse in dialetto: "Hai fatto proprio schifo!!" Una indelicatezza che non potrò mai dimenticare...Non avevo fatto schifo, me lo confermarono le mie compagne...E ricordo anche benissimo quando sono andata al Liceo per vedere i risultati della maturità con la mia cara amica Marianna che mi dovette trattenere con la forza e chiudere quasi la bocca con le mani per non dar sfogo alla mia rabbia e delusione...
Come vedete ci sono anche ricordi amari legati al Liceo ma questo succede per tutte le cose. Io spero tanto che chiunque esca dal Liceo abbia ancora quella voglia d'imparare che non si esaurisce solo ottenendo un bell'8 in pagella, ma si arricchisce con la lettura, l'informazione, la cultura che solo una scuola umanistica può dare e che non sempre chi possiede una laurea è capace di trasmettere ai suoi alunni.

Grazie per aver ospitato i miei piccoli ricordi...e per voi che siete studenti del Liceo: ad maiora!

Silvia M.

12/05/02

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L'unica terra dell'anima
di Joseph Tusiani

Ricevere nel cuore di Manhattan, la visita di un gruppo di studenti italiani guidati dal loro Preside non è cosa di tutti i giorni; e questa cosa è addirittura evento straordinario se gli studenti provengono dal Liceo di Torremaggiore, cioè dalla mia Puglia e il Preside è un mio carissimo amico, di San Marco in Lamis come me.
Inaspettatamente e mirabilmente, il cuore di Manhattan diventa cuore d’Italia, si annullano le distanze e l’indirizzo americano si muta in indirizzo garganico.
Mi sembra di essere in mezzo ai miei alunni, giovane fra i giovani, in una casa che risuona di care voci familiari.
E’ un sogno, il mio, un sogno dolce e stupendo; e lo è anche per quegli studenti, che si guardano intorno, quasi dubitando di aver compiuto un viaggio sì lungo.
La loro Daunia e la mia America son diventate l’unica terra dell’anima.

15/05/02
[Nota della Redazione] Le rievocazioni di J. Tusiani si riferiscono alla visita degli studenti del Fiani, recatisi negli Usa per il Gemelleggio con l'Hutch Tech di Buffalo. A tale visita fa riferimento anche
Un "sigarillo" con Tusiani. - A tale articolo si rimanda anche per i link sul poeta-scrittore


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EBREZZA

L'anno scolastico volge al termine e il modo migliore per chiudere questa pagina ci sembra quello di affidarci all'evocazione poetica del carissimo amico prof. Leonardo Guerra, cui vanno i nostri sentiti ringraziamenti per le emozioni che ci ha regalato. [ La Redazione]

Dall'imo del suolo
zampilla una fonte
d'acqua,
dono di non so quale nume,
per soddisfare la sete
del mondo.
Dal vivo delle tue labbra carnose
emana un profumo
che inebria la mente,
offrendomi le sensazioni
di chi si perde nel nulla,
affogando i pensieri
in un mare
di pace.

L. Guerra

03/05/02
[Nota della Redazione] Di L. Guerra si veda anche
Ricordo di un emigrante - La mia terra - Alle "piccole pesti"


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