I miei anni al "Fiani"
di Sara Gentile


Gli anni del Liceo sono gli anni più belli, quelli che mentre li vivi credi non terminino mai e in cui sei pieno di speranze per il tuo futuro, di sicurezze e di sogni, quelli in cui sai di avere supporto dalle persone che ti vogliono bene e ti sono vicine, quelli in cui ti sembra di essere al centro di un mondo che in un certo senso sembra fatto apposta per te!
Alla fine dei conti non riesci bene a capire quanto siano importanti, quanto sia importante quello che stai facendo per quello che farai e pensi che andare e lasciarti tutto alle spalle per una nuova vita sia qualcosa di fantastico! In realtà, il senno di poi, ti fa sempre sentire la mancanza di quello che avevi e purtroppo non hai più..
I miei anni al Fiani inizialmente sono stati un pochetto difficili: quando sei tra gente che non conosci e che già si conosce fai sempre un po' fatica ad ambientarti..ma per fortuna quanto di umano ho potuto trovare nei miei compagni di allora (che nei miei compagni di adesso non riesco a trovare quasi più) mi ha fatto stringere forti amicizie e mi ha fatto capire quanto sia importante la gente che ti circonda e con cui condividi le tue esperienze.
Molti, me compresa, potrebbero pensare che il Fiani, a Torremaggiore, sicuramente offre meno possibilità di scuole più grandi o più prestigiose; magari a confronto con le scuole private del nord o con Licei più organizzati e con sperimentazioni pazzesche avviate per i ragazzi sembra misera cosa ma confesso che non credo avrei trovato persone migliori in altri posti!
Il fatto di essere una realtà piccola aiuta la gente a capire quali siano le cose davvero impostanti, fa sì che non si perdano valori fondamentali come l'amicizia e a parte tutte le cose che ci hanno insegnato e che in gran parte abbiamo dimenticato, tutto quello che non era scritto sui libri sicuramente è rimasto dentro.
E lo si capisce quando ci si ritrova quasi spiazzati di fronte ad una realtà dalle connotazioni totalmente differenti, una realtà fatta di gente arrivista e ipocrita (non voglio generalizzare, c'è anche chi si salva), che non si fa scrupoli per raggiungere il proprio obiettivo, che ti considera e pretende di giudicarti con superficialità, senza conoscerti...
In una grande città è ben più difficile stringere forti amicizie, a meno che non si sia talmente fortunati da trovare persone con le quali stare bene essendo se stessi!
A giudicarti non è più chi ti conosce e sa quanto vali e quanto puoi rendere...qui sei solo un numero, purtroppo è vero, ed emergere è tanto tanto difficile!
Spesso ho pensato, quando ero a casa mia, che vivere in un posto più grande mi avrebbe offerto tante chance ed è vero. peccato che mi manchino così tanto tutti i miei amici di classe (con i quali ne abbiamo combinate davvero delle belle e che per fortuna riesco a sentire ancora), le mie amiche, la mia famiglia.
Tutto questo cemento in più che mi circonda non mi rende più felice come credevo. magari sì, posso fare tutto quello che voglio, ma alla fine non è neanche bello uscire se non sei con i tuoi amici o persone che comunque ti conoscono bene.
Tutto questo per dire che quanto si impara durante gli anni del Liceo va ben oltre la storia e la matematica, è qualcosa che resta dentro e che aiuta a costruire le basi per il proprio futuro!
Non penso sarei mai arrivata ad essere come sono se non ci fossero stati i miei amici a farmi crescere o se non avessi trovato persone in grado di spronarmi. e molte volte, anche i professori che noi crediamo ci odino e che a nostra volta tentiamo di sfidare, non fanno altro che temprare il nostro carattere… solo che non ci si accorge mai di certe cose mentre le si vive! Vivere nel ricordo del passato è brutto, ma ricordare per andare avanti con più forza sicuramente è efficace..
15/12/01


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Lettera aperta a Sara G.
( e a chi ha un momento di tempo per pensare)


Cara Sara,
tu non mi conosci, sono un ..."curiosante" del vostro sito, certo più anziano di te, e sono affascinato da quanto un vostro docente ha saputo mettere su.
Ho letto il tuo scritto nella rubrica riservata agli ospiti [
vedi sopra] e voglio dirti che condivido (quasi) tutto; le amicizie che si stringono a scuola sono irripetibili, appartengono ad un periodo in cui non c'è nulla di quanto, negli anni successivi, inquinerà i rapporti tra le persone: l'interesse, la competitività, la ricerca dell'affermazione personale; sono amicizie improntate alla solidarietà (fronte comune contro il nemico comune!), connotate di entusiasmo genuino e caratterizzate dal fatto che ci si apre totalmente gli uni con gli altri e che si cresce insieme, condividendo momenti importanti dello sviluppo psico-fisico; alla fine resta un vissuto comune e ci si rende conto che "quegli" amici sono come fratelli, se non di più; a me è capitata la meravigliosa esperienza di non perdere di vista i miei compagni di classe; abbiamo condiviso, negli anni (oltre venti, dopo la maturità!!!), momenti tragici e divertenti, gioie e dolori; malgrado la vita sia stata differente per ciascuno, resta per tutti un territorio comune, fatto non solo di ricordi ma anche di un sentimento solido, forte, grazie al quale ci si aiuta, ci si conforta, si beve insieme whisky di puro malto guardando una partita e si va a donare il sangue per la mamma di uno di noi, irrimediabilmente asino in latino.
Quello che tu cogli, Sara, della tua esperienza di liceale (ma perché al Fiani dovrebbe essere peggio che in una scuola del Nord o del Centro?), è uno dei momenti più significativi e connotanti dell'adolescenza; la vita, dopo, è un'altra cosa, ma il patrimonio di umanità che hai preso da quegli anni è tuo e nessuno te lo potrà togliere, anzi, sarà un'arma decisiva per affrontare con successo il futuro.
Quanto all'ultima frase che hai scritto ("Vivere nel ricordo del passato è brutto..."), beh, qui non sono d'accordo; mi piace citare una frase di Woody Allen ("Un'altra donna", 1987, mi sembra), che è, nell'ambito di tutto quanto ho letto e ho visto, tra le cose che maggiormente mi hanno colpito: "Io non so se un ricordo è una cosa che hai o una cosa che hai perduto". Ecco, senza prescindere dalla splendida liricità della formulazione, credo di poterti dire che, se il presente non è poi così doloroso e finché hai qualcuno con cui condividerlo, un ricordo è una cosa viva, che hai e che ti dà una dolcezza ineffabile ed inespropriabile; senza quei ricordi, senza quelle esperienze, Sara, oggi saresti diversa: come dice un mio amico carissimo e schivo (non vorrebbe mai essere citato), "l'uomo è la sua storia".
Antonio Aliotta
31/12/01


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La guerra infinita
di Vincenzo Fantetti

Il presente scritto è il commento fuori campo di "UN VIDEO PER IL MARE" realizzato dagli studenti del Liceo scientifico "C. Rispoli" di San Severo con cui hanno partecipato all'omonimo concorso nazionale del 1998.
Abbiamo ottenuto l'autorizzazione a pubblicarlo dal suo estensore, con l'impegno di una prefazione che lo rendesse comprensibile in assenza di video.

Perché l'uomo vuole distruggere il mare?

La risposta è nella narrazione ironico-fantastico-scientifica che ipotizza una continua lotta fra il Mare e il Continente, nata agli albori dell'umanità e tuttora in atto, e che vede l'uomo (Homo habilis, Homo erectus, Homo tecnologicus) nettamente schierato a fianco del Continente.
Al termine si ha una possibile lettura del paesaggio che si offre attualmente al visitatore del Lago di Lesina , (la nave -"EDEN V"-, Punta delle Pietre Nere, le Tremiti) da cui prende spunto la narrazione, nonché la spiegazione (fantastica???) dell'attuale situazione ecosistemica, ma pure una possibile proiezione nel futuro sui cui scenari il giudizio è lasciato "Ai posteri".
La formazione eminentemente umanistico-scientifica dello scrittore pervade il suo linguaggio e il suo stile, che si colora, però, frequentemente, di afflati poetici: una caratteristica di Fantetti già nota ai nostri lettori (vedi
Quando la scienza si fa poesia) .
[La Redazione]


La storia è un susseguirsi di guerre sempre devastatrici, ma certamente la più apocalittica, al cui confronto le Guerre Puniche, quella dei Cent’Anni e i Conflitti Mondiali sono appena fuggevoli episodi, riguarda l’eterna lotta tra il Mare e i Continenti per il dominio del Pianeta.
La Guerra Infinita alterna labili attacchi del Mare, a volte semplici onde che i Continenti respingono facilmente nella risacca, a momenti di maggior furore in cui il maroso sbatte sulle sponde, per dirla con Montale, "sugheri alghe asterie" e l’uomo ribatte colpo su colpo lordando il mare con petrolio e scorie tossiche. Le Terre emerse hanno escogitato una efficace strategia difensiva costringendo l’invasore ad avanzare sempre in salita: infatti il Mare trova tutte le spiagge in pendenza sfavorevole. Le dune a ridosso delle spiagge e i monti che si stagliano laggiù costituiscono successive linee di difesa, fìno al lontano Scipio appenninico che si erge a baluardo, cuneo interposto tra Hannibal adriatico e Hasdrubal tirrenico, a salvaguardia della penisole italica.

Ci troviamo, allo sbocco del canale che collega il Lago di Lesina col vicino mare e proprio qui, in pochi Km, esistono due testimonianze certe di una fase essenziale della guerra anzidetta. Ecco infatti una insolita struttura conosciuta col nome di Punta delle Pietre Nere, finora reputate scisti marnosi triassici. Noi, invece, siamo convinti che la genesi della formazione, i cui residui stiamo vedendo, è completamente diversa e costituisce la prova di un serio tentativo d’invasione del mare sulla Terraferma. Proveremo a raccontare la nostra interpretazione sostenendola con i fatti e con la logica, laddove possibile, e sopperendo con la fantasia alle lacune della documentazione, inevitabili dato il lasso di tempo dagli eventi.
Quella figura scura che si intravede lì, all’orizzonte, è quanto resta della flotta di Coela Canthus, un organismo marino che aveva sviluppato un primitivo polmone ed adattato le pinne alla deambulazione terrestre, per quanto incerta e goffa. L’assalitore, inatteso, impiegò la nave che ora stiamo vedendo con ancora le funi pendenti, ed anzi fu necessario aprire uno squarcio nella stiva, in basso a prua, per facilitare lo sbarco riducendo l’altezza del salto. Lo stesso nome della nave "EDEN V" la dice lunga sulla considerazione delle creature marine per le terre emerse: si colgono echi di religiosità islamica! Il "V", però, resta alquanto indecifrabile, riuscendo difficile rintracciare i precedenti quattro paradisi, almeno su questo pianeta.
Lo sbarco, dicevamo, sorprese i terrestri e Coela Canthus, prima di tornare all’habitat d’origine, ebbe il tempo di trasferire i suoi poteri al figlio Anphy Bios che tentò il guado, ma incontrò la fiera resistenza di Homo habilis che rappresentava il più fido alleato dei Continenti. Homo arginò l’invasione e concesse ad Anphy Bios unicamente i lembi meno salubri: gli acquitrini, le paludi, le acque stagnanti e malariche. Il Mare, insoddisfatto e deciso ad imporre la sua potenza, assoldò gli agguerriti lanzichenecchi di Cotil Saurus le cui masnade dilagarono sui continenti con gli esperti veterani Dino Saurus, Bronto Saurus, Pelico Saurus e Stego Saurus, sotto il comando di Tiranno Saurus. Homo habilis, più debole, ricorse alla guerriglia facendo terra bruciata davanti all'invasore, per affamare le armate del Mare. Di qui l’origine delle aree desertiche e la loro vasta diffusione sui continenti. Ma i grandi Saurischi s'adattarono e prosperarono imponendo il loro pugno squamoso.
In una situazione drammatica, i Continenti cercarono salvezza in climi più freddi con una lunga marcia verso i Poli. Il gelo riuscì dove il caldo aveva fallito: i sauri giganti intirizzirono e perirono in massa.
Uno dei più grandi cercò scampo nel mare, ma giunto proprio in questo punto, con la testa e il tronco già in acqua e la coda ancora sulla spiaggia, fu afferrato per l’estremità da un manipolo di Homo robustus e trattenuto mentre un gruppo di Homo erectus lo lapidava con ciclopici macigni, fino a seppellirlo. Questi massi neri che emergono qua e là sono le antiche ossa sparse del gigantesco scheletro, fossilizzate e rimaneggiate dal lavorio delle onde e rimaste a testimoniare la conclusione della cruenta avventura. Lì al largo, verso N-E, a volte appaiono due sagome a dorso di cetaceo, le Tremiti per i più, per noi alcune unità camuffate della flotta del Mare, visibili solo quando si avvicinano, che incrociano nella vana speranza di superstiti. Dello sterminato corpo di spedizione si è salvato solo il Coela Canthus: altro che "il passaggio della Beresina! " Attualmente regna una relativa tregua.
Peraltro alcuni segnali inducono a prevedere, nell’immediato futuro, una controffensiva dei Continenti, forti del nuovo e potente alleato Homo tecnologicus, il quale, per la verità, ha già. tentato un subdolo attacco, trivellando il fondo degli oceani e riducendolo come la faccia nascosta delle Luna, con la scusa di cercare il petrolio, in realtà con la speranza che le acque salate venissero risucchiate al centro della Terra. Fallito inopinatamente l’espediente, ecco Homo già pronto con un ulteriore stratagemma degno dell’ulisside cavallo.
Homo si propone di sfruttare l’effetto serra dell’atmosfera intasando l’aria con adatti inquinanti e provocando un forte incremento della temperatura. I Continenti pensano così di godere una perpetua estate e di vincere definitivamente la guerra con la totale evaporazione delle acque. Finalmente il nemico annientato, una Terra senza Mare! Non più Colonne d’Ercole a suscitare ataviche ansie, non più "una montagna bruna" a limitare lo scibile. I Continenti già pregustano il fraterno abbraccio in una nuova planetaria Pangea, superando per sempre la diaspora iniziata con l’antica deriva.

Ad una successiva analisi, meglio documentata, forse nella nostra ricostruzione affiorerà qualche discordanza nei dettagli, ma abbiamo fiducia che, nelle grandi linee, essa resterà suffragata. Ci sembra infatti che alla luce della nostra ipotesi tanti eventi slegati possano trovare un’armonica spiegazione, come tessere che acquistano senso solo se collocate in un opportuno mosaico.

Per il futuro abbiamo delineato possibili scenari, lasciando "Ai posteri l'ardua sentenza".
E per il presente?
Qui, ora, davanti al soffio dell’eternità, nelle pupille la trasparenza infinita, ogni senso levita, ogni fibra del corpo vibra, ogni molecola dell’anima palpita, "ogne lingua deven tremando muta". E, mentre "il naufragar è dolce in questo mare", una voce torna cara al cuore: "Laudato si’, mi’ Signore, per sor’Aqua".

09/02/02


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Ricordo di un emigrante
di L. Guerra

Leonardo Guerra, docente di Italiano e Latino presso il Liceo Ginnasio Statale di Monte Sant'Angelo, è un prof. di soda formazione classica e autore di interessanti pubblicazioni in prosa.
Qui, però, a noi piace pubblicare anzitutto una sua poesia che, con la fluidità semplice del suo pathos, potrà sicuramente stimolare i giovani e i meno giovani a esporre liricamente i propri sentimenti. [ La Redazione]

Quattro case:
poche
per un paese
di lunga
storia,
di tradizioni
antiche;
troppe
per la gente
che fugge via,
alla ricerca
di più sicura
dimora.
Storia triste
del luogo natio,
che, desolato,
amo devotamente,
più di tutto
al mondo,
in questa terra
lontana e sconosciuta.

Leonardo Guerra

04/03/02

[Nota della Redazione] Di L. Guerra si veda anche
La mia terra - Alle "piccole pesti".. - Ebrezza





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