Complimenti!

Spettabile Redazione,
curiosando di sito in sito ho finito per naufragare in questo mare di informazioni (a volte preziose, talora meno) che è Internet e, persa di vista la destinazione iniziale, sono comunque, per caso, approdato su un'isola felice; ero partito dall'intenzione di una gita sul Gargano e mi sono telematicamente imbattuto in una realtà, quella del Vostro Liceo, francamente insospettabile e piacevolmente sorprendente; chi scrive ha 40 anni, vive a Roma e fa il medico e si è meravigliato nel constatare che, in un ambito territorialmente limitato come quello di Torremaggiore (che purtroppo non conosco ma che è pur sempre diversa dai grandi centri urbani), oltretutto nel(l'ingiustamente) famigerato SUD, esiste un Liceo dotato di ben tre (tre: sic!) siti Internet.

Tutto questo lascia pensare: al di là dell'immagine stereotipata che si ha del meridione, sono invece possibili piccoli "miracoli" come questo; è davvero entusiasmante pensare che gli studenti abbiano a disposizione questo mezzo nuovo ed affascinante, con la possibilità di confrontarsi con realtà diversissime e lontane (i coetanei di Buffalo!) e di affrontare le materie di studio in modo originale e stimolante (il programma di filosofia organizzato per percorsi tematici e messo in rete è qualcosa di straordinario, che "intriga" anche chi, come me, non è più un liceale!); immagino che in questo modo si sia dato un importante contributo alla cosiddetta "alfabetizzazione informatica" dei Vostri ragazzi, ai quali è stata fornita l'occasione per avvicinarsi al computer e a Internet (magari vincendo qualche intuibile resistenza da parte delle famiglie); sono certo che in questo modo i discenti sentano il corpo docente non come un nemico da vincere ma come una guida ed un punto di riferimento.

Credo che davvero si debbano riconoscere i meriti di tutto ciò al Dirigente scolastico, che magari si sarà avvalso della collaborazione entusiasta ed innovatrice di qualche giovane (ma non per questo meno degno!!!) collaboratore, in confidenza con le nuove tecnologie e capace di toccare le corde dell'interesse e della curiosità dei ragazzi...

Grazie, da cittadino di oggi, per quello che state facendo per i nostri cittadini di domani; Vi porterò ad esempio e Vi seguirò con affetto

Dott. Antonio Aliotta

5/11/01


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Il "pensiero meridiano" di Carlo Levi

A Torremaggiore un importante convegno nazionale organizzato dal Liceo "N. Fiani"

di Teresa M. Rauzino

"Carlo Levi sosta all’interno del mondo contadino, ne sente le profonde risonanze. Riesce ad ‘entrare’ in questo universo sconosciuto, guardandolo con occhi diversi, non pretendendo di essere la "sua cura". Ecco perché riesce a capire la sua alterità".

Così il sociologo Franco Cassano in apertura del convegno "Carlo Levi e il Mezzogiorno, tra passato e presente" ha marcato la diversità leviana, "divergenza" che lo rende  attualissimo proprio sulla linea di quel suo "pensiero meridiano", che pone il Sud Italia in posizione "altra" rispetto alla tradizione storiografico-sociologica meridionalista tuttora imperante.
Il "pensiero meridiano" di Cassano sta aprendo preziosi spiragli per tutti coloro che "vivono il Sud", i "Sud del Mondo" come luoghi densi di opportunità presenti e future, rifuggendo il vittimismo di chi che ne mette in rilievo solo i ritardi, l’ineluttabile negatività.
Una prospettiva "altra" che vuole abbandonare il facile cliché del Mezzogiorno "piagnone", depauperato rispetto al Nord Italia. Vuole lasciarselo definitivamente alle spalle, non perché non esistano ritardi e discriminazioni, ma per riconquistare la propria autonomia, rinunciando definitivamente alla richiesta di compensazioni elargite dagli altri, in posizione dominante, e secondo parametri  decisi altrove.
La nostra collocazione nel Mediterraneo potrebbe  diventare una risorsa, come lo fu nel passato quando questo mare "aperto" mise in comunicazione etnie, lingue, religioni e culture di terre diverse. Ciò sarà possibile soltanto se non si perderà di vista la solidarietà. Evitando di essere indifferenti verso chi, nei paesi del Sud-Est del mondo, procede con passo diverso rispetto a quello dominante, "lento" rispetto alla "velocità" del Nord-Ovest del globo. Una scelta obbligata, se non si vogliono marcare "le differenze", ampliare le "fratture", sempre foriere di nuovi fondamentalismi, di   nuove violenze, di nuove guerre.  Le fratture vanno trasformate in elementi di intesa, di dialogo, di scambi, di benessere.  In che modo? Cercando finalmente di pensarci "da noi", e non "continuando a  pensarci come ci pensano gli altri". Noi, grazie alla nostra storia,  siamo il risultato di incroci e "contaminazioni" incredibili. Ecco perché da sempre siamo allergici a qualsiasi tipo di "pulizia etnica", il nazionalismo non è una dimensione che ci appartiene, mentre siamo, invece,  disponibilissimi, per convinzione interiore, alla solidarietà mondiale. In ciò siamo in posizione di "vantaggio culturale" rispetto alle regioni del Nord- Est, chiuse nel loro piccolo egoistico federalismo neo-liberista. La nostra collocazione mediterranea, così fragile e precaria, è un’altra potenziale risorsa, se è vero che la realtà non è mai tutta bianca o tutta nera, ma ricca di  luci diverse, delle sfumature di luce meridiana, dei nostri colori, del colore del nostro mare, il Mediterraneo.
Sulla scia di Franco Cassano, le relazioni dei altri convegnisti hanno seguito un approccio interdisciplinare, fornendoci "spunti" da approfondire, e "saperi" leviani disponibili a suggestive contaminazioni. Da segnalare, fra gli interventi della sessione antimeridiana, la relazione di Luisa Montevecchi (Archivio centrale dello Stato di Roma), che ci ha guidato alla scoperta delle "Carte" del Fondo Levi, di cui ha curato l’inventariazione. Un senso unico unisce questi preziosi documenti, in un fil rouge che travalica le rigorose partizioni archivistiche.Viene fuori ancora una volta la complessità ed estrema poliedricità del "personaggio Carlo Levi", specie per gli studiosi che si addentrano nei meccanismi interni del suo laboratorio di scrittura, che hanno la possibilità di toccare con mano ciò che sta a monte, di confrontare   varianti di un testo, partendo dalla schematizzazione tipica della scaletta, ai pochi appunti che man mano si materializzano in un manoscritto, in un dattiloscritto, nelle bozze, per giungere al testo stampato dell’edizione finale.
La Montevecchi ha sottolineato come tutti gli scritti di Carlo Levi nascano da una forte tensione documentaria, che si basa oltre che su fonti scritte ed orali (come le interviste ai testimoni dello scenario storico dei suoi romanzi), sull’iconografia delle immagini d’epoca. Egli usa contemporaneamente "penna e pennello" ed il rapporto tra "scrittura" e "grafica" è onnipresente.
Ogni documento leviano presente in Archivio di Stato comunica concetti, si nutre di qualcosa, di un "cuore antico". Ma il recupero memoriale non è mai fine a se stesso, ma proteso nel presente e proiettato nel futuro.
Interessanti, a chiusura della prima sessione, le comunicazioni di due promettenti giovani ricercatori leviani: Matteo Coco e Salvatore Ritrovato. Il primo ha dimostrato come sia possibile, anche nella prassi della realtà scolastica di una scuola superiore della Capitanata, fare originale ricerca su un autore come Carlo Levi, utilizzando i moderni sistemi informatici della Rete Internet, che annullano qualsiasi difficoltà di accesso alle informazioni. Salvatore Ritrovato, con un’attentissima e puntuale analisi testuale, ha evidenziato la presenza, nella prosa leviana, di influssi e modelli narrativi manzoniani, rielaborati originalmente dal poliedrico, eclettico, intellettuale torinese.
Il Convegno, svoltosi a Torremaggiore il 5/11/2001,  è stato patrocinato dalla Fondazione Levi di Roma, dal Comune di Torremaggiore, dalla Provincia di Foggia e dalla Regione Puglia. Nella sessione antimeridiana sono intervenuti: Franco Cassano (Università di Bari), Ennio Corvaglia(Università di Bari), Luisa Montevecchi (Archivio Centrale dello Stato –Roma), Matteo Coco e Salvatore Ritrovato. Nella sessione meridiana: Nicola Longo (Università di Chieti), Gigliola Di Donato (Fondazione Carlo Levi di Roma), Raffaele Nigro (scrittore), Sergio D’Amaro (Fondo Carlo Levi di San Marco in Lamis), Filippo La Porta (critico letterario).
A tutti i Dirigenti Scolastici di Capitanata, l’invito ad organizzare, così come ha fatto il Preside Raffaele Cera  del Liceo–Ginnasio "N. Fiani" di Torremaggiore, manifestazioni di analogo, elevato, livello scientifico, che sono il segno tangibile dell’inedita offerta culturale della Scuola dell’Autonomia.
E’ certamente possibile, se si opererà in stretta sinergia con i validi ricercatori presenti nei vari centri della provincia. Come il prof. Sergio D’Amaro, essi non hanno mai perso di vista la dimensione nazionale ed internazionale delle loro ricerche critico-letterarie e di microstoria, attivando preziose collaborazioni con le Università, con gli Archivi di Stato e con le varie Fondazioni culturali.
Le varie Istituzioni, dal canto loro, saranno tenute al doveroso "patrocinio" impegnandosi, come ha promesso il politico Angelo Cera per la Regione Puglia, a finanziare almeno la stampa degli Atti del Convegno.

Tratto dal sito del Centro Studi "Giuseppe Martella"
http://communities.msn.it/Peschiciedintorni

20/11/01

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UNA LETTERA STRANA (ma non troppo!)

Dell'anonimo mittente possediamo solo l'indirizzo elettronico, ma abbiamo creduto opportuno di pubblicarla, perché, partendo da un'attualità, impone una riflessione sui valori essenziali e umanizzanti di una professione che, nel mondo frettoloso della tecnica e del guadagno, tende sempre più a sterilizzarsi nel contatto epidermico e superficiale dell'indifferenza. (LA REDAZIONE)

Egregio Direttore,
a margine di un fatto di cronaca certamente secondario (una sentenza della Corte di Cassazione che stabilisce la liceità del compenso per il medico di famiglia che visita a domicilio un malato non intrasportabile), mi prendo la libertà di suggerirLe uno spunto di riflessione per chi, tra i Suoi ragazzi, vorrà riflettere su uno dei tanti aspetti della vita. Il testo che Le allego è tratto da un vecchio disco di Fabrizio De André, a sua volta liberamente ispirato all'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters; [….. ].
Voglia perdonarmi l'anonimato, ma sono un po' timido, malgrado l'età non più (ahimè) verde.
La ringrazio per l'ospitalità
Un amico del Fiani

UN MEDICO

Da bambino volevo guarire i ciliegi
quando rossi di frutti li credevo feriti
la salute per me li aveva lasciati
coi fiori di neve che avevan perduti.

Un sogno, fu un sogno ma non durò poco
per questo giurai che avrei fatto il dottore
e non per un dio ma nemmeno per gioco:
perché i ciliegi tornassero in fiore,
perché i ciliegi tornassero in fiore.

E quando dottore lo fui finalmente
non volli tradire il bambino per l'uomo
e vennero in tanti e si chiamavano "gente"
ciliegi malati in ogni stagione.

E i colleghi d'accordo i colleghi contenti
nel leggermi in cuore tanta voglia d'amare
mi spedirono il meglio dei loro clienti
con la diagnosi in faccia e per tutti era uguale:
ammalato di fame incapace a pagare.

E allora capii fui costretto a capire
che fare il dottore è soltanto un mestiere
che la scienza non puoi regalarla alla gente
se non vuoi ammalarti dell'identico male,
se non vuoi che il sistema ti pigli per fame.

E il sistema sicuro è pigliarti per fame
nei tuoi figli in tua moglie che ormai ti disprezza,
perciò chiusi in bottiglia quei fiori di neve,
l'etichetta diceva: elisir di giovinezza.

E un giudice, un giudice con la faccia da uomo
mi spedì a sfogliare i tramonti in prigione
inutile al mondo ed alle mie dita
bollato per sempre truffatore imbroglione
dottor professor truffatore imbroglione.
 
 

22/11/01

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UN MODELLO PER GLI STUDENTI DEL FIANI
di Matteo Di Pumpo

Appena ho saputo che il Liceo Fiani aveva dato vita ad un proprio giornale e che questo era disponibile sul web, per me è stato un momento bellissimo perché grazie a questa speciale combinazione (giornalismo ed internet), posso sempre avere notizie e mantenere contatti con la mia scuola anche se ho ormai finito il mio corso di studi liceali e ora che sono lontano da casa.
Così ho deciso un piccolo contributo al giornale. Un contributo che non può non partire da un ricordo: il ricordo dei miei anni al Fiani, appunto. Questi per me, come per tutti credo, sono gli anni più belli del percorso scolastico e della vita. In questo periodo sei troppo grande per i giochi ed i cartoni animati, e sei troppo piccolo per capire i grandi problemi del mondo. Al Liceo si vive con la spensieratezza del ragazzino e la voglia di crescere, di imparare e combattere per i propri sogni, le proprie idee e, perché no, per le proprie utopie.
È questo il periodo dei primi amori e delle amicizie più profonde (poi i compagni di classe vengono chiamati "colleghi").
Al Liceo nascono, infatti, i rapporti più forti, quelli che ti accompagneranno per sempre.
A questo punto il mio ricordo si focalizza su un punto, su un banco, il primo banco della mia cara III A.
Lì era seduta una ragazza speciale… Mariagrazia.
Tutti sanno qual è stato il suo destino e non voglio certo parlare di questo, quanto dei nostri anni liceali.
Marzia, questo è il nome con cui io la chiamavo, è stata sicuramente una tra i migliori allievi del Liceo Fiani, certamente lo è stata per quanto riguarda i risultati scolastici, ma non era solo questo che la contraddistingueva
Ciò che più di tutto la caratterizzava era, infatti, la sua bontà, la sua generosità…
Era talmente buona da essere criticata e a volte (un’assurdità del mondo d’oggi) perfino odiata.
Marzia era sempre disposta ad aiutare tutti senza chiedere nulla in cambio.
Perseguiva valori troppo difficili per noi, troppo duri, tra tutti spiccano quelli della sua fede cattolica, spesso difficili non solo da inseguire, ma anche da accettare; ma lei era sempre lì fedele alla Parola, perseguita fino alla fine. E noi da compagni i classe e amici (me compreso) spesso non comprendevamo tanto che, come ogni buona volpe che non riesce a raggiungere l’uva, dicevamo che lei sbagliava nel credere in valori passati e desueti, fermandoci così alla superficie.
Ma tutte queste qualità, questi pregi, erano racchiusi nella sua gran voglia di vivere. Marzia, difatti, non era mai triste, sempre felice di ciò che le capitava, di ciò che aveva vissuto, fosse questa un’esperienza buona o cattiva; Marzia guardava sempre l’orizzonte e voleva conquistarlo, e una volta raggiunto l’obiettivo mirava ad un nuovo orizzonte.
Questo è il mio ricordo di Marzia: una persona che guardava sempre avanti incurante delle difficoltà (e ancor meno di qualche bieca critica) che si presentavano lungo la sua strada. Ecco perché credo che questa ragazza, così speciale, debba essere un modello per tutti e in particolare per gli studenti del Fiani, luogo dove lei ha passato i suoi ultimi, e certamente felici, anni di vita.
Mariagrazia è un modello per lo studio, il lavoro, la vita.

Questo è il mio contributo al giornale. Il lettore mi perdoni se in qualche punto ho peccato di retorica, ripetendo parole spesso dette mille volte, ma l’uomo non ha ancora inventato, e credo che mai ci riuscirà termini speciali per descrivere una ragazza speciale. Sono cose per me molto importanti che non mi stancherò mai di raccontare e spero vengano accolte e condivise.

26/11/01
[Su Mariagrazia vedi anche
Mariagrazia forever e In un giorno di pioggia...]


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Riflessioni di un ex-alunno
Il Liceo "Fiani" quale unica possibilità di ricostruzione storico-culturale di una comunità per molti versi priva di continuità.

Un sito del Liceo classico Nicola Fiani di Torremaggiore provincia di Foggia, al punto in cui è oggi lo stato dell’informatica e il web, può apparire cosa normale e, sotto un certo aspetto, persino qualcosa di sovradimensionato, di ridondante, di retorico, dato il carattere sempre "virtuale" della comunicazione via Internet. In realtà non è così. Esistono scuole nell’Italia che più conta che non arrivano a tanto, che recalcitrano nell’uso della tecnologia della comunicazione, che non riescono neppure a riciclare il corpo docente all’uso personale e professionale del PC.
Sono un ex insegnante di filosofia che ha deciso di uscire dalla scuola perché la considera troppo conservatrice rispetto ai reali bisogni del futuro della nostra specie, per quanto necessaria almeno a conservare ciò che di meglio il lavoro manuale e intellettuale ha prodotto. Uso da tanti anni il PC e però non disdegno di scrivere le cose più ponderate e sofferte con una vecchia Aurora 88 che mi sono regalata, e qualche volta, lo confesso, uso per pura passione la penna ad astuccio che intingo nel vecchio calamaio. Passione ossessiva forse per quello strumento, la scrittura chirografica, che in ben altra epoca il sommo Platone vedeva con diffidenza perché convinto che avrebbe finito per soffocare e sopprimere la memoria, lui che stava uscendo da un’epoca ultramillenaria di cultura orale e neppure s’immaginava la successiva rivoluzione di Gutemberg.
Ma questo strumento che abbina la potenza dell’occhio e della visione con quella della mano e dell’udito, introduce con la multimedialità un’epoca nella comunicazione che certamente non ha ancora espresso tutte le sue potenzialità e che sicuramente ci vedrà trasformati ancor più di quanto Platone potesse prevedere.
Va bene dunque scoprire che gli alunni del Liceo N. Fiani usino, a quanto vedo anche egregiamente, la comunicazione in web, almeno sotto il profilo tecnico. C’è in questo modo la possibilità di essere avvicinati dal mondo, un mondo che non è più quello dei miei tempi, sempre al N. Fiani, limitato alle mura del castello ducale dove aveva il suo pomerio la vita scolastica, un mondo davvero "globalizzato" dove, con una discreta conoscenza delle lingue e con una bussola di "navigazione", ci si ritrova in tempo reale a "chattare" con analoghe esperienze a Boston o Filadelfia.
Ho navigato nel vostro sito in lungo e in largo e soprattutto mi sono soffermato sulla sezione degli studenti, che, in fondo, rappresentano la carne e il sangue di ogni istituzione scolastica, fermo restando che il corpo docente ne è l’insostituibile scheletro. Naturalmente fanno sorridere le loro interviste "immaginarie" sulla questione "antrace" attribuita all’organizzazione Al Qaeda di Bin Laden. Ciò dimostra che manca ancora qualcosa alla perfezione nell’uso dello strumento, manca il dibattito sulle fonti d’informazione, eterno dilemma di ogni strumento di comunicazione.
All’epoca in cui ho frequentato il vostro Liceo non c’erano neppure le sezioni, la A, la B, la C. Eravamo davvero quattro gatti, eppure si litigava sovente, c’erano schieramenti tra gli studenti, vere e proprie fazioni. I volenterosi si arrischiavano a rompere vecchie abitudini, pregiudizi, tradizioni, luoghi comuni, con l’irruenza e magari la presunzione di avere comunque e sempre ragione. E immancabilmente si trovavano di fronte il muro di perbenismo di certo notabilato locale che del liceo "classico" faceva lo specchio della propria immagine di prestigio un po’ stantio e incartapecorito. Ricordo ancora con orrore la polemica sull’articolo 7 della Costituzione che mi costò la sospensione per un giorno e il sette in condotta oltre che l’umiliazione di uno schiaffo sonoro da parte del professore di religione, per un dibattito da me promosso fuori sede scolastica… in una sede di partito politico. Altro che Internet! Chi avesse avuto bisogni di riflessione, di comunicazione, di scambio, dove poteva rivolgere le proprie energie? Facemmo da veri pionieri un giornale ciclostilato che intitolammo presuntuosamente Volto Nuovo, forse innamorati delle prime letture extrascolastiche del giornale gramsciano. Oggi sarebbe materia archeologica degli annali di questo Liceo riuscire a reperirne copia da qualche collezionista o nella gloriosa biblioteca comunale De Angelis nella quale alcune copie capitarono per mano del rigoroso prof. Ricciarelli.
In una cittadina come Torremaggiore l’esistenza di un liceo come il Fiani ha davvero costituito l’unica saldatura ideale e anche umana tra generazioni, l’unico legame tra intelligenze costrette prima all’emigrazione e poi comunque alla dispersione. E immancabilmente, per vie traverse, anche l’uscita di un paesino dal proprio mortificante recinto che lo teneva ai margini dei circuiti nazionali in campo economico e culturale. Forte di questo ruolo e al passo con la modernità, credo fermamente che oggi questo stesso Liceo può costituire l’elemento motore culturale e politico di una ricostruzione della propria memoria storica. Questa storia si intreccia con l’evoluzione dei modi di vita, di lavoro, con le stesse lotte e le idee di mezzo secolo dal dopoguerra. Si provi a ricostruire questa storia di mezzo secolo nelle narrazioni stesse di chi ha frequentato questa scuola e siano gli studenti stessi a scoprirla e farla conoscere.

Con grande simpatia, auguro un ottimo sviluppo del vostro sito.

Dante Lepore

27/11/01


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Uno spunto per la riflessione

Egregio e caro professor D'Andrea, prima di tutto La ringrazio per avermi contattato direttamente dopo l'invio del mio primo scritto; nel corso della nostra conversazione telefonica si parlò di temi diversi e di varia umanità e le promisi che le avrei inviato una frase che mi aveva colpito, tratta da un celebre libro di Orwell, "1984".
La frase ("CHI CONTROLLA IL PASSATO, CONTROLLA IL FUTURO; CHI CONTROLLA IL PRESENTE CONTROLLA IL PASSATO" - George Orwell, op. cit., A.Mondadori Editore, Milano, p.38) aveva solo un'attinenza lieve, una semplice associazione di idee e parole, con quanto ci stavamo dicendo (si parlava di clonazione umana, ricorda?), ma mi pare che valga la pena sottoporre la frase stessa alla riflessione dei Suoi ragazzi. Me lo permetto, dal momento che ho visto ospitare altri spunti analoghi (v. il testo di de Andrè inviato da quell'amico del Fiani anonimo e non più verde d'età: a proposito, complimenti per la vostra disponibilità a dare spazio a forme di cultura considerate tradizionalmente meno "ufficiali", ma in realtà degnissime!!!). Mi farà piacere se qualcuno dei ragazzi troverà il tempo di esporre una riflessione su quella frase; io la lessi qualche anno fa e non l'ho più dimenticata; a Lei il mio augurio di buon lavoro, il mio saluto e l'augurio di conoscerci presto.
Antonio Aliotta
10/12/01


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"Solipsismo": una definizione da...precisare

Voi riportate questa definizione del termine "solipsismo":

"Dal latino: "solus", solo, più "ipse".

Ogni dottrina che attribuisca al proprio io un valore primario ed esclusivo.

Se ne distinguono almeno due fondamentali varianti:
1) un significato morale, dove il termine è sinonimo di egoismo;
2) un significato metafisico, che corrisponde alla versione più nota e fortunata del termine."

Mi permetto di suggerire un’altra definizione che esplicita e rende più tangibile l’accezione, che è unica concettualmente, del termine "solipsismo", rispetto a quella che è proposta nel vostro manuale, che è piuttosto vaga e, per un certo verso, ingannevole quando si presentano quella "morale" e quella "metafisica" come "due varianti" di uno stesso concetto attraverso "due" significati.
La definizione che suggerisco è tratta dal Dizionario di filosofia del fu Nicola Abbagnano, p.796:

"La tesi che esisto solo io e che tutti gli altri enti (uomini e cose) sono soltanto mie idee".

Solo in questo modo infatti si comprende tutta l’assurdità di una filosofia, che deriva dall’idealismo soggettivo, la quale riconosce l’esistenza del solo individuo filosofante. Anche l’empirismo più piatto approda al solipsismo. Infatti, se non è possibile conoscere niente all’infuori delle proprie percezioni sensibili, a cosa si riducono le cose oggettive esterne, se non a gruppi, a complessi, a concatenazioni di percezioni sensibili?
Se anche tu, amico mio e mio interlocutore, ti riduci ad una mia percezione, ossia ad una rappresentazione che sta solo nella mia mente, una mia idea soggettiva, allora, all’infuori di questa percezione, non esisti nella realtà.

Con simpatia del vostro bel lavoro,
DL
[Nota della redazione: La definizione cui si riferisce DL è stata letta nelle pagine di
Filosofia in Quinta C]
10/12/01





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