L'ereditiera
(Dramma in due tempi e sette quadri)

Note introduttive di Walter Scudero

          Casa Sloper ... in Washington Square...
Una antica grande casa, ricca, pretenziosa, solitaria; ... in cui i giorni, le stagioni, gli anni, trascorrono sempre uguali e coloro che la abitano - come le lunghe, mobili ombre proiettate su per le alte pareti alla luce delle lampade - vivono la loro vita desolata e triste, tra perbenismo borghese e supponenza, nell’ambito piatto ed uniforme del loro ristretto orizzonte, in una New York di fine Secolo.
...Un piccolo mondo destinato a conservare in ogni tempo la sua attualità, perché, in effetti, senza tempo...
...Un piccolo mondo, intriso di egoismo quotidiano, osservando il quale sarà forse possibile procedere d’un passo, non certo di più, verso la comprensione del mistero della solitudine umana. ...
Ad uno sguardo attento, Caterina (l’ereditiera), non rivela né altezze né abissi ma una freschezza timida e sincera che l’ambiente contamina ed avvelena lentamente....
Le figure che accanto a lei si agitano e lottano, ognuna per il proprio arido interesse, sono tutte tanto povere di potere emotivo e così ricche di realtà psichica, che al soffio malinconico della cattiveria, ben presto ingialliranno nella loro inerzia, mentre il tempo, scorrendo, annegherà nella noia, l’ultimo zampillo di tenerezza.
... E anche la scintilla di curiosità per la vita, già tanto fragile in Caterina, è destinata a spegnersi silenziosamente, senza disturbare nessuno e.. senza che ciò sconvolga od entusiasmi alcuno....

... Tutto ebbe inizio in una sera d’ottobre, apparentemente come tante altre, in casa Sloper... ...

 

Più nota nella versione cinematografica "The Heiress" del 1949, per la regia di William Wyler, "L'Ereditiera" nell’adattamento teatrale di Huth e Augustus Goetz del racconto ‘Washington Square’ di Henry James, compare sulle scene a partire dai 1947 e viene rappresentata in Italia, per la prima volta, nel 1950 al Teatro Eliseo di Roma, dalla Compagnia diretta da Enzo Ricci. Giuseppe Venetucci la ripropone al Teatro Ghione di Roma, diversi anni or sono.
Opera impegnativa ed avvincente, frutto di uno psicologismo che ha il vantaggio di rivelare la struttura più intima dell’anima umana, "L'Ereditiera", pur narrando una vicenda ambientata nei piccolo mondo borghese di Washington Square nella New York di fine Ottocento, conserva intera la sua attualità al di là di ogni limite temporale. Condensando infatti in ciascun interprete il tormento di mille figure reali, raggiunge l’universalità del prototipo.
In due tempi e sette quadri, l’azione si svolge nell’ambiente superbo e pretenzioso d’una antica grande casa. E il riadattamento ‘pensato’ per la Sala del Trono del Castello Ducale di Torremaggiore (lato che volge a levante,), utilizzando nella scena - che si proporrà, pertanto, come ‘spontaneamente allestita’ - gli elementi propri della Sala stessa (camino, finestra, balconata interna, ambienti circostanti), coinvolgerà il pubblico nella complicità e nella seduzione di un antico ambiente da ‘rivivere' insieme con i personaggi ed entrando, perciò, quasi di diritto nella loro storia, per con dividerla con essi quasi si fosse, parafrasando Visconti, il rimanente del loro ‘gruppo di famiglia’ in quell’ ‘interno’. Pertanto, i toni, le luci e tutto il resto saranno volutamente regolati in maniera da risultare il meno possibile 'rappresentazione’ ed il più possibile ‘realtà nel contesto e sulla riga di quel ‘Teatro intimista che predilige nuovi spazi’ in cui, già da diversi anni, si muove la ricerca del regista del dramma.
Tutto ciò è stato con entusiasmo recepito dai cinque giovani attori - alcuni dei quali alla prima esperienza sul difficile ‘territorio’ dei ‘Teatro dello psicologismo’ - che adatteranno la loro interpretazione ad un modello di recitazione continuamente in bilico tra l’essere se stessi e l’essere il personaggio e limitandosi a 'sfiorarsi’ senza mai compenetrasi a fondo tra loro nei rispettivi ambiti dei sentire, quasi palloncini colorati che, all’apparenza solidali e ben assemblati, il più semplice tocco d’un bambino potrebbe lasciar liberi di andare nel vento e di separarsi, l’uno dall’altro, come mondi diversi’.

(In programma per il giorno 30 novembre 2002 nella Sala del Trono del Castello Ducale di Torremaggiore)

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