Città invisibili
dell'emarginazione
Le bombe di Londra, gli scontri nelle periferie di
Parigi: solo un problema di fanatismo che si combatte offrendo sussidi e
cittadinanza? No, perché il diritto all'assistenza non offre sempre una via
d'uscita dalla povertà, così come l'essere cittadini di serie B non garantisce
un senso d'appartenenza. Ecco perché, spiega lo storico Michael Ignatieff, è
necessario aprire ai ragazzi dei ghetti le Università delle élites.
Nei giorni immediatamente successivi agli attentati
terroristici islamici a Londra in cui morirono 56 persone, le autorità
britanniche stabilirono che tutti gli uomini bomba erano integralisti islamici
nati cittadini britannici. Nell'immaginario collettivo i terroristi erano al
contrario forestieri, stranieri, alieni. Ciò doveva spiegare perché ai fautori
di attacchi suicidi non importava nulla delle vite che si accingevano a
distruggere. Invece i terroristi londinesi erano connazionali, membri della
stessa comunità cui appartenevano le loro vittime. Ma dove è andata a finire la
coesione dovuta alla cittadinanza? Perché i legami che ci uniscono sono così
deboli?
Questo autunno le stesse domande si sono riproposte anche in Francia, quando i
quartieri abitati da immigrati nelle grandi città sono stati sconvolti da
settimane di rivolta. Gli europei incominciarono a interrogarsi se il loro
modello di integrazione, basato sulla garanzia della concessione della
cittadinanza, fosse definitivamente andato in crisi oppure no.
Prima di tutto è bene chiarirsi le idee su ciò che non è andato male. Milioni
di immigrati musulmani in Europa e in America del Nord hanno superato le
resistenze e il risentimento trasformando la loro immigrazione in un'esperienza
positiva. La stragrande maggioranza di queste persone evita i disordini e
disprezza la violenza terrorista.
Secondo, è importante distinguere i tumulti dagli attentati di Londra. Gli
attacchi con le bombe erano guidati dall'integralismo islamico, gli incidenti
di Parigi erano causati da rabbia a oltranza. Mentre gli attentati suicidi
mirano a distruggere la società libera democratica, la maggior parte dei
poveri, disoccupati o sottopagati dei sobborghi urbani che hanno bruciato
macchine nelle periferie di Parigi protestano perché vogliono l'integrazione.
Ma proprio riuscire ad integrarsi è stato praticamente impossibile per molti.
L'errore è stato di presumere che i diritti all'assistenza offrono sempre una
via d'uscita dalla povertà, oppure che i sussidi per l'affitto possano
conferire un senso di appartenenza.
Il welfare potrebbe essere in realtà parte del problema, non della soluzione:
l'assistenza intrappola gli immigrati nel risentimento e nella dipendenza. In
Gran Bretagna il 63 per cento dei figli di pachistani o bangladesi vivono nella
miseria. Laddove la razza, la classe sociale, la religione e la povertà messe
insieme producono emarginazione, la sola concessione della cittadinanza non può
funzionare.
I teorici hanno definito le nazioni «comunità immaginarie». Gli attentatori che
hanno attaccato i loro concittadini a Londra potrebbero aver scelto di
arruolarsi nella jihad per battersi in favore di una comunità immaginaria in
grado di offrire loro un maggiore senso di appartenenza. Per la gioia di essere
accettati e il piacere di sentirsi coinvolti, piuttosto di accontentarsi della
misera consolazione di acquisire la cittadinanza in una società democratica.
Gli attentatori suicidi si uniscono a ciò che loro considerano la comunità
internazionale degli Umma, i credenti musulmani. Essa offre al giovane
cittadino una causa nobile per cui battersi — la difesa dei musulmani ovunque —
e un ideale brillante, il martirio in difesa di una fede. Considerare gli
uomini-bomba dei fanatici vuol dire non cogliere il più profondo fascino morale
di questa forma alternativa di appartenere.
Grazie a Internet e ai prezzi bassi dei voli internazionali, gli immigrati e i
loro figli non devono più legarsi una volta per tutte ai nuovi Paesi adottivi.
Possono avere doppi passaporti e passare mesi a respirare l'atmosfera politica
di Peshawar, Qetta o Algeri piuttosto che quella di Bedford, Leeds o Clichy-
sous-Bois.
Nessuno con un minimo di buon senso potrebbe pensare di eliminare i benefici
della globalizzazione, tra cui Internet e i viaggi a basso costo, soltanto
perché ciò potrebbe indebolire i legami che ci uniscono come cittadini. Ma è
importante capire che per una piccola minoranza di giovani musulmani i rimedi
attuali — più programmi di assistenza per gli immigrati poveri, l'espulsione
per coloro che violano le leggi e le penalità più severe per i mullah e i
predicatori dell'odio — non offrono più il modello di una città terrena che può
competere con la promessa di una città divina proposta dai sostenitori della
violenza.
L'unica causa che offre la democrazia è il motto storico «libertà, eguaglianza
e fratellanza». Ma queste parole svaniscono se i sindacati forti escludono i
lavoratori immigranti, se i professionisti si oppongono all'entrata di nuovi
cittadini specializzati e se le istituzioni elitarie non reclutano nuovi
talenti emergenti, provenienti da Paesi stranieri.
Il problema fondamentale non è il fatto che i governi europei non hanno speso
cifre sufficienti per aiutare gli immigrati. Il problema è che non hanno aperto
i battenti delle loro scuole elitarie, della burocrazia e dei partiti politici
ai migliori e ai più brillanti tra i nuovi cittadini. L'ostacolo insormontabile
è la mancata inclusione dei nuovi arrivati nei ceti più alti della società.
Quando si vedono foto di gruppo dei leader europei nei loro conclavi dell'Ue non
si notano volti di colore, donne con i capelli nascosti sotto i foulard o
personalità della fede musulmana. Ci vorrà molto tempo prima che questo accada.
Fino a quando i cittadini immigrati non vedranno alcuni dei loro ai vertici,
saranno scettici — e a ragione — nei confronti delle promesse della democrazia.
La democrazia è in concorrenza con le ideologie fondamentaliste per la salvezza
dell'anima, e in questo momento sta perdendo la sfida.
Michael
Ignatieff
21 dicembre 2005 - http://www.corriere.it/Primo_Piano/Documento/