CORRIERE DELLA SERA<
lunedì, 17 maggio, 2004

SCUOLA MATERIE - Pag. 052

Quella buona educazione che resta fuori dalla scuola

passa parola

Tesorio Giuseppe

 

La buona educazione. No, per carità, non è una nuova materia di insegnamento. Gli esperti del ministero non l' hanno inserita tra gli "obiettivi specifici di apprendimento per l' educazione alla convivenza civile". E come avrebbero potuto: la buona educazione è così vaga, impalpabile, lieve. Il suo contrario, la cattiva educazione, si coglie ovunque. In uno scampolo di città, complice un dialogo preso al volo, in via Solferino. Due giovanissimi studenti delle superiori, seduti sul gradino di un negozio, hanno appena finito un rapido spuntino dopo le lezioni. Si alzano, ma tovaglioli appallottolati e vassoio di carte rimangono sul marciapiede. Una signora, e non una vecchia signora, invita i due simpatici ragazzi a usare un cestino distante trenta centimetri dai resti del libero fast food. "Ma a scuola non vi insegnano più la buona educazione?". Lo studente: "Ha ben altro da insegnare, la scuola!". Il breve dialogo sfuma. Le carte finiscono nel cestino. I protagonisti si perdono di vista. Rimane quella domanda e, soprattutto, quella secca risposta. Già, ha ben altro da insegnare, la scuola. Da settembre, nella nuova scuola riformata, debutteranno ufficialmente le sei educazioni sei, inserite nelle "Indicazioni nazionali": educazione alla cittadinanza, stradale, ambientale, alla salute, alimentare e all' affettività (chissà se l' ordine proposto è casuale o di importanza). La buona educazione, forse è un' altra cosa ancora. Più vaga, impalpabile. Quando non c'è, c'è la mala educazione.

Giuseppe Tesorio

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