La voce del Fiani

Non tutti i docenti sono grigi… Valutare: si può!


La famosa "qualità" della scuola la fanno gli insegnanti. Sono loro, nel bene e nel male, che svolgono una funzione decisiva all’interno del sistema educativo. In generale, si dice, la scuola italiana non è male, anzi si colloca tra le migliori in Europa, specie a livello primario e di scuola dell’infanzia. In generale si riconosce anche che i docenti da anni vivono uno stato di malessere, stretti tra un mestiere non semplice e uno status sociale ed economico che lascia a desiderare. Se poi si vuole indagare, se si guarda la realtà scolastica con la lente, dentro questo mondo difficile si vedono cose diverse. Molto diverse. Si vedono insegnanti che sono lì per sbaglio, turisti per caso. Insegnanti che non conoscono le discipline. O che le conoscono ma non sanno insegnarle, non ne conoscono la didattica. Insegnanti che non sanno porsi in relazione con gli alunni. Insegnanti sempre sull’orlo di una crisi di nervi. Come pure si vedono docenti competenti, professionalmente preparati e che sanno motivare e coinvolgere gli alunni. E, se Dio vuole, non sono pochi.

Il problema è che spesso tutti quanti prendono, più o meno, lo stesso stipendio. Non c’è di fatto grande differenza tra chi non svolge bene il proprio lavoro e chi lo fa con passione e professionalità. Le forme di valorizzazione o di incentivo attuali sono palesemente inadeguate. Ridicole. E così, questo fare di tutte le erbe un fascio, non può non deprimere i "capaci e meritevoli". Lungi dall’essere riconosciuti e valorizzati, questi insegnanti si vedono spesso appiattiti sul livello basso o medio degli altri. Alla lunga è logorante: lavorare bene stanca.

I sindacati a suo tempo, invece di optare per una linea decisa di valorizzazione delle risorse e delle professionalità, riconoscendo le differenze, le diversità esistenti, hanno introdotto il fondo incentivante, oggi fondo per il miglioramento dell’offerta formativa. Un palliativo, che spesso premia più impegni di tipo quantitativo (le ore fatte in più) che non la qualità della prestazione. Intendiamoci: anche le ore di servizio, di lezione, di attività aggiuntiva devono essere riconosciute, ma questo non risolve il problema della qualità, di come si fa attività didattica, di come si lavora nella scuola.

E veniamo così al nodo: chi sarebbero i "capaci e meritevoli", come si diceva una volta? Chi lo decide? E’ noto che le resistenze degli insegnanti ad esser valutati sono sempre state molto forti. Si ha un po’ l’impressione che vi sia, anche in settori dello stesso sindacato, un rifiuto - di fatto - verso la valutazione del servizio. Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu, come diceva la Caselli. Quando infatti si pone il problema, le possibili soluzioni sono sempre ritenute inadeguate o da respingere. Chi può valutare i docenti? Il dirigente scolastico? Giammai (troppa discrezionalità e strapotere). Un nucleo di pari? Neanche per sogno (appunto perché di pari si tratta). Un nucleo esterno? Non va bene (è troppo esterno e quindi non conosce i soggetti e la scuola nella loro quotidianità). L’utenza? Meno che mai (non ha le competenze scolastiche). Un mix di tutto questo? Troppo complesso e di difficile realizzazione.

A forza di continuare a rifiutare per principio (o, anche, con qualche buona motivazione) qualsivoglia forma di controllo (ebbene, sì, controllo) della qualità della prestazione e professione docente, un giorno o l’altro ci troveremo fra capo e collo la valutazione dell’Invalsi: che Dio ce ne scampi e liberi!
Il punto è che se non si trova quanto prima un sistema per valorizzare le risorse professionali nella scuola pubblica si rischia, appunto, la depressione generale. Con qualche isolata punta dell’iceberg. Eroica, ma comunque non riconosciuta per quel che vale.

Grilloparlante

Da http://www.scuolaoggi.org/

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