UN GEMELLAGGIO DA SOGNO
Il Liceo ‘Fiani’ di Torremaggiore a Buffalo (USA)
di Salvatore D'Amico

Quando due realtà scolastiche si gemellano lo fanno perché vogliono che ci sia una scambio culturale, di amicizia e di esperienze e, il più delle volte, lo si attua perché si ha qualcosa in comune o in nome di qualche personaggio. Solitamente il gemellaggio avviene tra scuole di pari grado nello stesso Stato o al più tra scuole di pari ordine di Stati europei.
Tutto ciò non è stato per il Liceo 'Fiani' che contemporaneamente sta attuando un intensissimo rapporto di scambio culturale e di esperienze didattiche con il Liceo Vittorio Emanuele Di Iesi (AN), in nome di Federico II di Svevia, e con la realtà scolastica d'oltreoceano.
Grazie all'universo telematico delle chat, il prof. GAETANO D'ANDREA ha incontrato RICHARD PARIS, alunno del prof. PETER LOJACONO, che lo ha invitato a visitare il WEBSITE del Circolo italiano dell'HUTCH TECH di Buffalo (USA), dove si studia l'Italiano come seconda lingua. E' stato proprio questo comune interesse e le origini degli insegnanti che hanno spinto i due licei a gemellarsi.
Il 13 marzo, con il volo n° 1925 della Continental, una delegazione del Liceo 'N. Fiani' di Torremaggiore guidata dal Dirigente Scolastico prof. RAFFAELE CERA, dal prof. GAETANO D'ANDREA e dagli alunni MATTEO LEONE, DEBORA D'ANDREA, JOLE FAIENZA, ANTONIO FACCIORUSSO, FRANCESCA MAGNATI, GIOVANNA ALTOMARE e SABINO RUSSI è atterrata a BUFFALO una cittadina a nord-ovest dello Stato di NEW YORK sul lago di Erie con circa 300.000 abitanti.
La delegazione del Liceo 'Fiani' ha soggiornato negli USA per 13 giorni il tempo necessario per fare una 'indimenticabile esperienza'. La prima esperienza si è avuta con la cerimonia del gemellaggio siglata su fogli di pergamena nelle due lingue e alla presenza di Mr. DAVID M. GRECO, Dirigente Scolastico del HUTCHINSON CENTRAL TECHNICAL HIGH SCHOOL e del Dirigente prof. CERA che ha reso ufficiale e concreto il sodalizio iniziato per via telematica.
Successivamente c'è stato l'incontro ufficiale con il Sindaco della città di Buffalo Mr. ANTHONJ MASIELLO e con il Presidente del Consiglio Provinciale Mr. JOEL GIAMBRA, entrambi di origini italiane.
Grazie alla incondizionata disponibilità dei Docenti anch'essi di sangue italiano Mr. PETER LOJACONO e Mr. JOSEPH GULLO che hanno messo a disposizione il loro tempo all'interno del Liceo per consentire agli ospiti di fare interessanti esperienze didattiche e fuori permettendo di far visitare i luoghi più significativi della città e del circondario. Non va sottaciuta la cordialità dimostrata dagli alunni e docenti americani che hanno aperto le porte delle loro case per ospitare i loro colleghi italiani.
Non è mancato l'incontro della delegazione con lo scrittore JOSEPH TUSIANI che si è reso disponibile per una visita all'interno della martoriata città di NEW YORK. L'attuazione del progetto è stato possibile anche grazie all'intervento economico da parte dell'Amministrazione Provinciale di Foggia nelle persone del Presidente prof. ANTONIO PELLEGRINO, dell'Assessore alla P.I. prof.ssa ANNAMARIA CARRABBA e del Consigliere dott. NICOLA SACCO.
Il progetto continua mediante lo scambio culturale e didattico per via telematica e, come rileva il Dirigente prof. Cera: 'per dare la possibilità a gruppi di alunni di entrambe le scuole di allargare gli orizzonti formativi e porre le premesse per ulteriori esperienze anche sul piano individuale e personale'. Durante il prossimo anno scolastico ci sarà uno scambio di cortesia, per cui è previsto la venuta a Torremaggiore di una delegazione della HUTCHINSON SCHOOL e il Liceo 'Fiani' attende con ansia l'evento.

da http://www.capitanata.it/ 16/4/2002

[Nota della Redazione] Sull'argomento si veda anche
I was pleasantly surprised -- "Two Worlds Join as One: Across the Internet Bridge" -- Quando un sogno diventa realtà -- I miei amici di Buffalo -- Quei giorni a Buffalo -- La "mia" famiglia a Buffalo -- Thank you!!! -- Io, Sabino e i Farley -- Francesca's family -- Distance never separates two hearts that really care -- La famiglia Schmidt
Inoltre si veda di S. D'Amico 11 settembre: Le testimonianze di due intellettuali con poesie di J. Tusiani


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Un "sigarillo" con Tusiani
di G. D'Andrea

Fumare, a Manhattan, un "sigarillo" col prof. J. Tusiani! Il massimo, per chi, come me, da poco lo conosceva e lo ammirava.
Era già stato nel nostro Liceo per un conferenza, ma preceduto da scarsa informazione sull'uomo, sullo scrittore, sul pensatore, sul poeta. Pertanto, il mio "essere gettato" in una situazione senza alcuna "pre_cognizione" (Heidegger è d'obbligo!), me lo fece ascoltare come uno dei tanti conferenzieri che ogni tanto ci propinano a scuola per alleviare la nostra sete di cultura.
Simpatico, certamente, e facile da seguire nelle sua esposizione sorridente, ironica e piena di "amarcord", ma nulla di più per allora. Un "quid", però, aveva solleticato la mia curiosità ("vizio" che, dannatamente, mi trascino da non so quando!): la sua semplicità o, forse, la sua ironia che trasudava continuamente una conoscenza profonda dell'uomo e del mondo?
Non ho mai cercato di rispondere. Certo è che, tornato a casa, mi rifugiai nella quiete di Internet e scoprii il poeta, lo scrittore, il docente, l'uomo.
Al di là della sua biografia ufficiale - che pur evidenzia la tenace conquista della vita in ogni sua fase: dalla fanciullezza vissuta a San Marco lontano dal padre, al suo essere studente "modello" nel Liceo di San Severo e al suo insegnamento nella varie Università degli USA - incominciai a leggere alcuni suoi scritti e mi soffermai soprattutto sul suo mondo poetico, mondo da lui amato in modo particolare; non c'è, infatti, soltanto la sua produzione poetica in dialetto, in italiano, in inglese e in latino, ma pure le numerosi traduzioni in inglese di poeti classici e moderni (Fortunato il nostro studente che a New York ha ricevuto la sua traduzione in inglese di Leopardi!).
In verità, non è facile "scoprire" Tusiani nelle sue poesie e, in generale, nei suoi scritti: la "fregatura" che si rischia di prendere è di farsi fuorviare dalla apparente "ovvietà" delle sue riflessioni che ti scivolano dentro come qualcosa di scontato; ma se ti capita di fermarti su qualcuna di esse, scopri che quella "ovvietà" è, in realtà, il frutto di un costante scavare in se stesso e nelle sue emozioni, cui un solido background culturale fornisce la possibilità di esprimere in modo "semplice" quel groviglio di sentimenti e di pensieri che pur sono in noi ma ai quali, da soli, non riusciamo a dar voce.

A New York, nel suo appartamento di Manhattan, l'ho incontrato di nuovo: e lì, nell'umiltà dei suoi atteggiamenti, nel suo proiettarsi verso l'altro senza riserve e senza enigmi, senza artifizi linguistici o pose letterarie, l'ho sentito a portata di mano, anzi di anima.
E l'ho guardato muoversi con gesti carichi di affetto per quei nostri giovani che lo conoscevano per la prima volta e guardavano stupiti e ammirati, lui, l'affermato e colto scrittore, che offriva la torta di formaggio e ne vantava il sapore esclusivo e inimitabile, che elogiava i progressi della tecnica cui doveva la possibilità di gustare un caffè "espresso" all'italiana (stava scardinando il preconcetto dell'intellettuale ammuffito sui libri e con la testa fra le nuvole!), che sottolineava sempre gli aspetti positivi della vita anche nel suo essere forzatamente "single".
"E' stata l'esperienza più bella di New York", mi ha confessato uno studente.
Nel congedo è stato d'obbligo l'omaggio di qualche suo libro: "A Gaetano, carissimo amico", è scritto sul mio!

Aprile 2002

[Nota della Redazione] Sulla visita a Tusiani da parte degli studenti del Fiani si legga la commossa rievocazione dello stesso poeta-scrittore in
L'unica terra dell'anima
Su J. Tusiani si veda, in questo sito, 11 settembre: Le testimonianze di due intellettuali di S. D'Amico e Note biografiche.
In altro sito si veda J. Tusiani, La figura e l'opera


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E se i nostri politici leggessero i "forum"?
by Marsus

Curioso innato (e non solo sognatore, come qualcuno vorrebbe), ho fatto un "giro" nei siti di Torremaggiore, soprattutto in quello di TorreNet (anche perché rivela una spiccata simpatia per il nostro Liceo) e mi hanno incuriosito i Forum, soprattutto quelli politici che in questo momento sono in piena effervescenza. Mi aspettavo la vacuità che spesso riscontro in certa messaggeria, invece, al di sotto della patina ironica, è rilevabile una profonda conoscenza del realtà politica e amministrativa della Città e un sincero amore per la sua sorte.
A parte la possibilità di reperire informazioni circolanti solo fra gli "addetti"
(si legge per esempio in un intervento di OCEANOMARE in "La figura del City - manager: inciucio local-politico post-elezioni comunali?" La nuova frontiera dell'inciucio local-politico post-elezioni comunali ve lo posso anticipare. Sarà la questione del City-manager. Un'incarico da 300 milioni all'anno. Meditate gente, meditate..... ), emergono malcontenti e preoccupazioni insieme a preconcetti e prevenzioni che denunciano la sfiducia non solo verso il politico in generale, ma verso gli stessi politici locali.
Sono osservazioni che formano il tessuto dialogico dei "capannelli" e dello "struscio", e che troppo spesso i nostri rappresentanti liquidano con "chiacchiere" di "popolino qualunquista", ma che i FORUM rivelano essere patrimonio di "dotti" e non.
Cito alcuni esempi:
A) - le provocazioni di SturmUndDrang in "Sindaco in affitto": Gentili interlocutori del forum. Prendo in prestito una vecchia idea di Benigni. Perche' non "ingaggiare" il sindaco? Il popolo vota e dice ai funzionari: "Vogliamo ingaggiare Clinton". Gli si scrive una lettera: "Caro Clinton, visto che tanto sei disoccupato, perche' non vieni a fare per quattro o cinque anni il sindaco da noi? Ti garantiamo gli stessi soldi che hanno rubato in nostri politici (praticamente piu' del suo stipendio da presidente Usa) e la possibilita' di portarti i cani e la Lewinsky. In puoi, vuoi mettere stare fuori dalle grinfie di Hillary per qualche anno?".
Se accetta, l'affare e' fatto. ……….
successivi interventi di
libero:
Caro Sturm... penso che il tuo messaggio, che reputo una bellissima provocazione, debba servire a farci riflettere sul danno che anche tutti quelli che guardano quello che fanno i politici procurano alla cosa pubblica.
E' possibile che in tutt'Italia si fanno girotondi sulle cose più disparate e solo a torremaggiore non si riesce neppure a mibilitare un cittadino su problemi che toccano da vicino noi stessi (es:elettrosmog, sanità, agricoltura,mondo giovanile, ecc,?).
I girotondi stanno dimostrando che ci sono i partiti ma che è possibile anche agire diversamente,
per senso civico e voglia di partecipazione.O no?
e di Vittorio Zwick:
Caro Libero la situazione torremaggiorese è effettivamente gravissima, il problema più grave secondo me è che c'è tanta gente che la pensa come te e come me, ma quando si tratta di dover scendere in piazza tutti se ne infischiano, quindi ripetere ogni volta che bisogna cambiare è inutile, secondo me(riprendendo quanto dice (Sturm...) se riportassimo in vita Hitler o Stalin e gli conferissimo la carica di sindaco, neanche quando uno di questi incomincerebbe a distruggere il paese riusciremmo a ribbellarci... ma come al solito il prossimo sindaco sarà quello che prometterà... ed è inutile che continuo chi ha orecchie(in questo caso occhi) per intendere intenda

B) In "Considerazioni sui programmi".
Mikidip: Ambiente: raccolta rifiuti, elettrosmog,verde,vivibilità.
centro storico: recupero per museo o per far tornare a far vivere i cittadini e non solo i nostri ospiti extracomunitari?
Si deve continuare con la villettopoli?
Perchè non cerchiamo di trovare una discriminante sui temi programmatici e non sui nomi dei candidati sindaci?

C) In "Programma della coalizione di centro sinistra".
Libero: sarebbe meglio che prima di fare un programma, si ascoltasse la gente per capire quali sono i reali bisogni e poi arrivare a formulare le proposte

Sono solo alcuni esempi, che non vogliono servire ad avallare o incentivare il qualunquismo, ma che vorrebbero attirare l'attenzione di quei politici che si apprestano a guidare onestamente la nostra città e che, però, continuano a sfornare programmi che si somigliano un po' tutti, senza concretizzare contenuti fattibili e, soprattutto, senza spendere troppe parole sulla loro intenzione di evitare e denunciare abusi e intrallazzi.
L'invito alla lettura dei "forum" vuol essere (o forse no?) una provocazione; ma certamente essi evidenziano la crescente frattura fra potere politico e società civile.
Il mio interesse non è partigiano, ma esistenziale: potrò continuare ad educare "civicamente" i giovani, se, nel contesto politico, la parola continuerà a mentire al pensiero?

13/05/02

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Gli anni pezzenti di E. G. Zirone
recensione di Angela Sacco

[Nota della Redazione] Riportiamo la prima parte della recensione (quella che, secondo noi, più invoglierà i giovani alla lettuta dell'opera) con cui il libro è stato presentato al pubblico il 9 maggio 2002 nella sala del Castello Ducale di Torremaggiore.

Quando la prof.ssa Emilia Zirone qualche tempo fa mi ha proposto di redigere una relazione di presentazione del suo nuovo libro, ho accettato prontamente il suo invito per due motivi:

  • per l'amicizia di antica data che ci unisce, che non è stata mai interrotta ed è stata rafforzata nel tempo da reciproca stima personale e professionale;

  • per il giudizio particolarmente positivo che ho espresso sul suo libro La strada dei Settembrini che mi ha indotto a presumere che anche Gli anni pezzenti sarebbe stato senz'altro un'opera da leggere con attenzione e da custodire gelosamente.

  • Devo dire che le mie aspettative non sono andate deluse.

    In questa seconda opera lo sguardo dell'autrice si allarga dalla strada dei settembrini a tutto il paese, e dalle vicende strettamente legate alla sua persona a quelle di tutti membri della comunità. Eppure, matrice unica rimane l'ispirazione autobiografica: un sottile velo di nostalgia per il mondo dell'infanzia, visto come un periodo di felicità assoluta, nel calduccio di un nido sereno e pieno di affetti, accompagna la rievocazione dei diversi aspetti della vita paesana, traspare in ogni pagina, fa capolino quando meno te lo aspetti, nella scarna descrizione di poveri oggetti di uso quotidiano.
    Questa continua tensione emotiva percorre tutte le pagine, tanto più coinvolgente quanto più contenuta in una prosa cristallina, sorvegliatissima, senza artifici retorici, senza un aggettivo di troppo, senza sbavature sentimentali.
    Quasi senza accorgersene il lettore viene catturato, coinvolto in questo stato d'animo e, come in "una macchina del tempo" (sono parole prese dal testo), si trova proiettato nelle prima metà del secolo scorso, in un mondo profondamente diverso, ma che riconosce come suo.
    Ed ecco che, rievocati dalla penna dell'autrice, sfilano avanti ai suoi occhi personaggi umili, ma noti a tutti per il mestiere che svolgevano o per spiccate caratteristiche della loro personalità, che, per associazione di idee, richiamano anche altri non espressamente citati, Giuvann' u' tram, Cucchiarone, u' Zukar, Anisette, Cenzinella Marchionne, Mion'c, Mchlucc u' surd, Tanin che con il suo barile attingeva acqua alla fontana pubblica, Cesarucc u' furnar che ha tenuto duro col suo forno a legna fino a una decina di anni fa.
    E dietro di loro, come in un gioco di puzzle si ricompone la fisionomia di un paese nel quale la vita scorre lenta e tranquilla, con un ritmo scandito dalla luce del sole e dal ciclo delle stagioni, in un'alternanza di periodi di attività frenetica e di prolungato riposo.
    Successivamente, come se si passasse da un campo lungo a un primo piano, nella massa indistinta di case basse (ricordo che Torremaggiore, vista dalla campagna, aveva l'aspetto di un ombrello beige, al di sopra del quale si stagliavano solo le sagome dei campanili del Carmine, del Rosario, di San Nicola), si incominciano ad individuare le stradine, fino ad arrivare alla propria strada, alla propria casa e via via a quella dei vicini fino in fondo.
    E' ancora buio quando le case cominciano ad animarsi, le porte ad aprirsi; gli uomini portano subito fuori il cavallo per strigliarlo, spazzolarlo, aggiogarlo al carretto, mentre le donne con solerzia preparano il pane e il companatico, che avvolgono nel tovagliolo e pongono nella bisaccia. Quando anche l'ultimo carretto ha fatto cigolare le sue ruote sul selciato, dopo lo schiocco della frusta, per qualche tempo la strada ripiomba nel silenzio interrotto solo dal rumore di qualche battipanni sul materasso, dei panni che vengono sfregati sulla tavoletta di legno, del cicaleccio di qualche casalinga meno solerte che inizia la sua giornata chiacchierando del più e del meno con la sua vicina.
    Più tardi la strada si anima di nuovo: si svegliano i bambini, si mandano a scuola. Si accompagnano i più piccoli e quelli che fanno i capricci: infatti i maestri ricorrono spesso a qualche scapaccione per convincere i più distratti e svogliati.
    In questo immaginario film potrei continuare all'infinito perché non c'è aspetto, si può dire, della vita paesana che sia stato trascurato. Non solo viene rievocata la vita quotidiana delle casalinghe, i giochi dei bambini e delle bambine, le attività delle botteghe artigiane, i richiami degli ambulanti, ma vengono presi in esame anche usi e costumi legati a particolari a particolari periodi dell'anno e a momenti fondamentali della vita umana come nascita, matrimonio, morte.
    E tutto questo senza indugiare in lunghe descrizioni o aprire ampi squarci narrativi, ma delineando figure e situazioni con rapidi tocchi e mano lieve, in un linguaggio essenzialmente evocativo, che lascia alla fantasia del lettore di ricomporre, come in un grande affresco, i particolari mancanti.
    Questo effetto ottengono la minuta descrizione di oggetti di uso quotidiano che fanno immediatamente pensare a chi, quando e dove li utilizzava, e le numerose fotografie o illustrazioni che, con l'impasto chiaroscurale, le fogge degli abiti, le acconciature, il mobilio o lo sfondo naturale, restituiscono più immediatamente il sapore dell'epoca.
    E questo, al di là del suo valore artistico, costituisce il secondo grande pregio de Gli anni pezzenti, in quando risultano una ricostruzione storica, ampia e circostanziata, di grande fedeltà ed efficacia, della vita del nostro paese prima del boom economico.

    Singolare davvero il destino della nostra generazione che è nata in una società dai caratteri così arcaici ed ha assistito, nella parabola delle propria vita, a cambiamenti così generalizzati e radicali.
    Era un dovere da espletare, quello di consegnare alle nuove generazioni il ricordo e la testimonianza di come eravamo ieri e l'altroieri.

    20/05/02
    [Nota della Redazione] Il libro Gli anni pezzenti di Emilia Giovanna Zirone è stato pubblicato da Edizioni E. T. Grafiche, Torremaggiore, 2002


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