Ascoltare nei gesti e vedere nelle parole

by Trilly

Sono una professoressa che nonostante le varie riforme crede ancora nel valore didattico e morale che la scuola ha nella nostra società. Sono anche madre ed ho tre figli della stessa età dei miei alunni; vivo perciò a doppio le difficoltà che i ragazzi hanno nel rapportarsi con i docenti, con i genitori, con gli amici.
Ho imparato sulla mia pelle che il sapere ha tante facce.. .uno lo si acquisisce solo con l’esperienza personale: non ci sono libri dove si possa imparare il saper ascoltare senza giudicare, il saper accettare e rispettare le idee dell’altro, il saper capire il non detto, specie se ci si confronta con un piccolo, il saper sempre essere te stesso.
Con i pensieri e le azioni dei più "piccoli" molto spesso si può rivivere la spensieratezza persa necessariamente con il tempo: ci si rivede nelle azioni, nelle parole . .solo si è dalla parte opposta!
I miei ragazzi, e dico miei perché li sento tutti miei figli , sanno che , sebbene molto severa nel mio ruolo professionale sono disponibile ad ascoltare. Come una buona amica alla quale si può dire o confidare tutto perché imparo sempre qualcosa.
Ritengo che nell’ascoltare, oltre a sentire, si possa capire ciò che realmente i ragazzi vogliono dire, integrando il sentire con l’osservazione della mimica del viso e del corpo, del tono della voce, della logica del pensiero.
Spesso perciò durante le mie ore di lezione apro volontariamente dibattiti dove osservo l’atteggiamento dei ragazzi che parlano liberamente specie quelli che presentano problemi scolastici : le loro parole e i loro gesti sono messaggi che comunicano intelligenza, capacità di superare conflitti, motivazioni consce ed inconsce, emozioni.
Ho potuto rilevare che i ragazzi apprezzano un ascolto attento e partecipe e stabiliscono un rapporto più profondo con il docente: nasce la fiducia, la stima che va oltre l’affetto.
Quando vado indietro con i miei pensieri ricordo la figura dei miei professori, oggi li posso giudicare con maggiore serenità e competenza.
Di alcuni ricordo la perfezione nozionistica , ma anche il poco valore morale. Sapevano molto, ma davano a noi alunni molto poco in termini umanità: l’arroganza e la falsa modestia accompagnavano le loro lezioni, il ritenersi elementi essenziali della scuola spesso li faceva assentare dalle ore di lezione, ma gli argomenti dovevano essere recuperati velocemente con assegnazione di compiti e letture mai spiegati; potevano offendere e denigrare gli alunni con la scusa dell’interrogazione eravamo un nulla per loro.. .solo alunni. Erano i professori bravi dell’istituto.. . .sapevano tutto, facevano tutto, parlavano di tutto e ci hanno insegnato qualche nozione e a non diventare come loro!.
Di altri ricordo il limite nozionistico, ma la qualità del loro atteggiamento morale sapevano forse poco, ma quel poco diventava molto per come lo offrivano, davano la loro anima, il loro sorriso, la loro umiltà, la loro modestia anche il loro silenzio. Ogni ragazzo si sentiva importante anche quello che non studiava : per tutti c era una parola di rimprovero o di incoraggiamento, mai una parola offensiva o di derisione. Quelli fanno parte della mia vita ancora oggi, conservo di loro un piacevole ricordo. Tutti sono esempi da imitare o no!
Poi c’è mio padre, ormai lontano da me per volere del Signore. Era un uomo molto severo che non amava parlare a lungo, voleva ascoltare guardando fisso negli occhi capiva sempre tutto, scopriva facilmente qualsiasi bugia, ma riusciva sempre a far emergere quel senso di rispetto verso se stessi e verso gli altri incitandoti a dare il meglio dite. Mentre parlavo con lui i suoi occhi attraverso i miei entravano nella gola ,scendevano nello stomaco, nei polmoni, giungevano al cuore e parlavano in silenzio alla mia anima...capivo solo allora quanto mi voleva veramente dire. Se avevo ragione sulle sue labbra spuntava un timido sorriso, che poi si allargava in una bella risata che accompagnava il suono delle mie parole. Se avevo qualcosa da nascondere allora le palpebre mi diventavano pesanti e lentamente scendevano, un calore terribile m’infiammava le guance e la lingua mi si inceppava tra i denti, mentre una mano invisibile mi attanagliava lo stomaco e un movimento involontario quasi frenetico metteva in moto le dita delle mie mani.
Ascoltando le nostre parole, vedendo i nostri movimenti papà capiva; io e mio fratello ci siamo sempre sentiti sotto il controllo di quegli occhi anche quando la vita ci ha portato lontano da casa: in ogni nostra azione sentivamo e sentiamo delle parole quasi sussurrate, che nascono da dentro: "Cerca di non dover mai abbassare gli occhi, abbi cura dite, dovunque sei sono con te, qualsiasi cosa fai abbi il coraggio delle te azioni anche quando non condivido. Io sono sempre qua, sono tuo padre".
Spesso ricerco tra la gente quegli occhi con la speranza di ritrovano per essere "ascoltata", "scrutata nel profondo", "esaminata" per sentirmi nuovamente "amata", protetta", "importante" per le mie azioni, i miei pensieri, i miei sbagli, i miei dubbi da una persona più grande.
Ho capito col tempo quanto sia necessario guardare fisso negli occhi, ascoltare i gesti e vedere nelle parole dei ragazzi, perché un gesto può rivelare ciò che la parola non vuole o non può dire, nello stesso tempo trasmette interesse, fiducia, timore, appoggio, disponibilità.
Di qui la conclusione per tutti noi educatori: rendersi disponibili ad ascoltare maggiormente i ragazzi, cercando di capire le loro parole e i loro gesti che spesso nascondono messaggi silenziosi più eloquenti di lunghi e dolorosi discorsi anche per il nostro comportamento. Anche loro possono vedere nelle parole e leggere nei nostri gesti, restituendoci tutto ciò che siamo e che gli offriamo.

19/01/02


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LA NUOVA RIFORMA SCOLASTICA

di Rosa Gravina

Al ritorno dalle vacanze natalizie, le varie manifestazioni degli studenti a proposito della proposta di riforma Bertagna – Moratti, sembrano un lontano ricordo. I "protestatari", dimostrando di considerare comunque la scuola un luogo importante e serio, sono ritornati, chi più chi meno, al sudato studio di fine quadrimestre, mettendo da parte ogni ostilità.
Eppure la riforma è andata avanti, e venerdì 11 gennaio ‘02 il Ministro Moratti ha presentato al Consiglio dei Ministri la sua bozza di legge sull’istruzione.
Anche se la proposta non è stata approvata e non sappiamo quale sarà la sua sorte, mi piace fare alcune considerazioni su quelli che ritengo i punti qualificanti di questo progetto.
Innanzitutto la diversificazione, alla fine della scuola media, tra istruzione liceale e formazione professionale. In secondo luogo, la possibilità di conseguire, dal quindicesimo anno di età, i diplomi e le qualifiche in alternanza scuola-lavoro o attraverso l’apprendistato.
Chi, come me, ha insegnato in scuole di vario tipo, sa bene quanto sia inutile costringere i ragazzi a fare cose che non gli interessano. Attualmente molti istituti professionali sono pieni di ragazzi che, se messi come apprendisti in una realtà lavorativa, danno prova di abilità e maturità. Quegli stessi ragazzi, invece, sono apatici e refrattari a svolgere qualunque compito quando vengono costretti a sorbirsi ore di teoria anche maggiori di quelle dei loro amici liceali.
Costringere gli studenti al termine della scuola media ad un biennio unico come garanzia di una preparazione di base uguale per tutti, abbassa il livello culturale della scuola perché la maggior parte delle energie vengono spese nel cercare di conciliare situazioni molto diverse tra loro anziché promuovere le capacità di ciascuno. Inoltre accresce la disuguaglianza poiché i "bravi" restano tali e gli altri, che, magari diversamente valorizzati, potrebbero trovare un’ottima realizzazione, fanno invece la parte degli sconfitti.
Offrire la possibilità di scegliere tra un percorso di istruzione articolato nei licei e uno di formazione e istruzione professionale, significa dare flessibilità al sistema scolastico e non dividerlo in scuola di serie A e scuola di serie B. Questo miglioramento sarà possibile a patto che venga sempre garantito e realmente assistito il passaggio tra i due percorsi. Ma soprattutto a condizione che vengano davvero valorizzate le diversità, gli interessi e le capacità specifiche realizzando quello che è compito precipuo della scuola e cioè la valorizzazione di ogni persona.
Condivido però le perplessità di molti sull’affidare la competenza esclusiva della formazione professionale alle regioni. Al fine di evitare disuguaglianze, localismi e sprechi, il progetto di riforma dovrà definire con più precisione e chiarezza i parametri entro cui tale responsabilità dovrà essere esercitata e gli standard da raggiungere.

19/01/02


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Quando la scienza si fa poesia
di Gaetano D'Andrea

Enzo, un collega conosciuto per caso (membri, entrambi, di una commissione d'esame che è segnata "albo lapillo" nel mio vissuto), un prof "scientifico" dall'aspetto severo e rigido, si rivela una sorpresa ricca di fantasia, dai risvolti così poetici che la mia spontaneità non esita a rivelarglielo durante i tutt'altro che monotoni viaggi di spostamento nell'entroterra garganico.
Ed a conferma della mia "psicoanalisi", un giorno tira fuori un libricino pieno di poesie..
sue, .. di lui, lo "scienziato" freddo, severo e schivo!
E leggo, e penso, e..sogno!

Una poesia - Enzo me lo racconta commosso - nasce quando, durante la recente tragedia bosniaca, la TV gli sbatte in faccia la neve rossa di sangue in cui era immerso un bambino. Egli sta pranzando, sospende, va al suo tavolo di studio e….

Ieri, sull’orizzonte,
fatue fiammelle nel buio,
colorati triangoli nella luce.
Un passero, un cane immoto:
un rimpianto per l’amico.
Oggi, nel cielo,
luminosi aquiloni s ‘inseguono,
candide ali si arrampicano.
Una scarpetta nella neve rossa:
un fremito e nulla più.
Ambite mete negli occhi e nella mente:
né amore né pietà nel cuore dell’uomo.

Kierkegaard ha affermato: Se la scienza è un modo di vivere, essa è, allora, il modo più tremendo di vivere.
Ma con Enzo la scienza si è fatta poesia.

26/01/02
[ La poesia è tratta dal volumetto di
Vincenzo Fantetti, SULL’ORIZZONTE E NEL CIELO, Edizioni del Rosone, Foggia, 1995, p.17]
(Si veda di V. Fantetti
La guerra infinita)


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Ora che….
by Dan

Dear Marsus, I'll join you!
Ora che
, accuratamente vestiti in frac si canta vogliosamente "siam pronti alla morte",
ora che è parte onorevole del Governo d'Italia chi ha pubblicamente affermato: "Con il tricolore mi ci pulisco il ..… ",
ora che è stato creato un numero verde per la denuncia anonima degli insegnanti non allineati alla cultura governativa,
ora che si pretende di riscrivere la storia facendone una "questione nazionale",
ora che un nostro gesto "scaramantico " è stato istituzionalizzato,
ora che nel ministero dei Beni Culturali si sconsiglia la visita ai musei da parte delle Scuole e si plaude all'omissione dell'Arte nel curricolo formativo,
ora che San Libero è stato confuso col fondatore del liberismo,
ora che, nitzscheanamente, la morale dei "Signori" impera sulla quella degli "Schiavi",
ora che si cita Don Milani per distruggere la scuola di Don Milani,
ora che la scuola entra come merce nel mercato e potrà continuare a sfornare studenti forse più tecnici ma sempre più "idioti",
ora, caro Marsus, non mi resta che sognare.

18/02/02
[Nota della redazione]: Dan fa riferimento all'invito di Marsus in
"Sognare è gratis, ma realizzare un sogno costa molto!"


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Quando un sogno diventa realtà
L'iter di un gemellaggio
di Gaetano D'Andrea

Internet: un mondo sconosciuto in cui approdai nel settembre del 2000, incuriosito e prevenuto dalla cattiva fama di cui si era circondato, soprattutto per il mondo delle chat, luogo di perditempo e di possibili "cattivi" incontri.
Ero deciso ad esplorarne tutti gli aspetti; e ne trovai, sì, di negativi: la possibile dispersione in un mondo vasto e immenso dove l'intero globo e l'intero sapere erano a portata di mano e dove orientarsi era difficile senza una tecnica di ricerca e senza una buona cultura generale; ma dove la mia sete di curiosità trovò ineffabili appagamenti e stimoli costanti ad una ricerca che ancora non ha fine.
Il fascino supremo fu quello della possibilità espressiva multimediale dei siti Web: arte, poesia, musica e pensiero potevano unirsi per esprimere quello che con le semplici parole, anche elaborate al massimo, era difficile manifestare.
Così iniziai a impadronirmi delle tecniche e a girovagare negli spazi cosmici; e in una chat (già, proprio in una chat!) incontrai Riccardo Parigi (così preferisce farsi chiamare Richard Paris, alunno del prof. LoJacono e attualmente Presidente del Circolo Italiano dell'Hutch Tech!). Fu suo l'invito a visitare il loro
website e in quel sito mandai il mio primo messaggio che fu la scintilla da cui nacque il sogno di un gemellaggio con un Liceo americano in cui si studiava l'Italiano come seconda lingua.
Mi rispose, infatti il "Signor" LoJacono ("Professore" per noi italiani) con toni affettuosi e umili e la corrispondenza si infittì: prospettammo insieme un incontro e un gemellaggio.
Ne parlai alla classe (meravigliosa e turbolenta 4^C!) ed esposi il "sogno": la loro fiducia e la loro dedizione ancora oggi (ora sono in 5^!) mi commuove, perché mi assecondarono in tutti i sensi e in tutte le fatiche, non solo nel mantenere la corrispondenza con i nuovi amici di Buffalo, ma soprattutto nel costruire, sacrificando il loro tempo libero, un sito web (l'ormai fatidico "C" CLAN SECTION) che ci permettesse una più facile comunicazione con i nostri amici.
Uscimmo dall'underground quando capii che il nuovo Preside (anche qui la sorte ci fu benigna!) era, nonostante l'apparente "placidezza", un "proteso verso il futuro". Nel marzo del 2001 "l'esperimento" fu autorizzato ufficialmente, e nel Dicembre dello stesso anno fu approvato il "Progetto di gemellaggio".
Il resto è cronaca attuale.
Un susseguirsi di fortunate coincidenze e di incontri inaspettati ci ha assistiti, soprattutto nel rapporto con una Provincia i cui rappresentanti si sono rivelati aperti e sensibili a tali iniziative: dal Presidente Pellegrino, agli assessori D'Urso e Carrabba, al nostro Consigliere Nicolino Sacco. Ma sono stati ripagati del loro impegno e della loro fiducia: non solo il Liceo Fiani ha una Scuola "sorella" a Buffalo, ma abbiamo lasciato un nome onorato e rispettato, e l'iniziativa ha aperto scenari passibili di ogni sviluppo: dal culturale, al sociale, all'economico.

02/04/02
[Nota della Redazione]Sull'argomento si veda anche I was pleasantly surprised -- "Two Worlds Join as One: Across the Internet Bridge" -- Quei giorni a Buffalo -- La "mia" famiglia a Buffalo -- Thank you!!! -- Io, Sabino e i Farley -- Francesca's family -- Distance never separates two hearts that really care -- La famiglia Schmidt - Un gemellaggio da sogno


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I miei amici di Buffalo
di Gaetano D'Andrea

L'amico è qualcuno che si ama e che ti ama, disposto a sacrificarsi e a donarti qualcosa di suo per vederti felice.
Pietro LoJacono, col sorriso genuino sotto i suoi baffetti e con gli occhi che trasmettono una immensa voglia di vivere e di donare, mi ha mostrato il vero volto dell'amicizia: non solo perché ha accettato di intraprendere il cammino verso l'attuazione del "progetto di gemellaggio" (in persone come lui, la voglia di progettare e guidare il futuro è d'obbligo!), ma perché in una situazione tragica - Francine, sua moglie, era in pericolo di vita! - lui, pur nell'angoscia, ha continuato ad essere presente nell'organizzare, nel fissare appuntamenti, nel trovare un suo sostituto (benedetto sia l'amico Giuseppe Gullo!).
Non solo, ma è stato presente fisicamente sia nella splendida "cena di Benvenuto " da lui organizzata (e quella sera, finalmente, fu possibile vedere di nuovo il suo sorriso, perché Francine era ormai fuori pericolo), sia nel momento della partenza dall'aeroporto di Buffalo, quando, pur dialogando con i nostri "ragazzi", era in costante connessione telefonica con sua moglie, preoccupandosi anche di farmi parlare con lei perché, impossibilitato a vederla, ascoltassi almeno la sua voce (sweet voice, dear Francine, anche se debole!).
Appena tornato da Buffalo ho telefonato a Pietro che, finalmente, era felice, anzi doppiamente felice: per la buona riuscita del progetto e per Francine finalmente a casa con lui e con i suoi figli
Marco e Sarina.

E
Giuseppe Gullo? E' stato proiettato improvvisamente in scena come un "Deus ex machina", col suo sorriso "serio" e il fare rassicurante di chi sa affrontare serenamente qualunque imprevisto. "Pietro, purtroppo, non potrà ospitarti - mi scrisse e mi disse - ma non preoccuparti, potrai stare a casa mia insieme al tuo Preside". Così, come se niente fosse!
La prima cosa cui pensai fu la reazione preoccupata di
Linda, sua moglie e nice woman, impegnata ad ospitare due persone, invece di una come previsto.
E, invece, fin dall'arrivo fu come se fossimo a casa nostra (in senso figurato, ovviamente, perché il Villino di Giuseppe posso solo sognarlo!). Infatti Linda e
Gianluca (figlio dolce e di grande affettuosità) al rientro dal lavoro o dalla scuola ci salutavano sempre con il sorriso e la voce di chi si rivolge a un membro della famiglia.
Una nota curiosa: Giuseppe non è stato soltanto il pratico attuatore del progetto gemellaggio, il fotografo supertecnico e la guida preziosa nei nostri viaggi d'esplorazione, ma (solo per noi fortunati suoi ospiti!) anche un cuoco d'eccezione, al punto da essere stato nominato nostro "cuoco ufficiale" durante la sua prossima permanenza a Torremaggiore.

E sembrerà presuntuoso, da parte mia, chiamare "amico" il Principal David Greco, ma io lo sento tale; egli ha la mia ammirazione non soltanto per la sue innegabili capacità direttive e per l'apertura mentale che lo distinguono, ma, soprattutto, per la sua abilità nel riconoscere e apprezzare coloro che operano sinceramente per il futuro dei giovani; ed è quest'ultimo suo aspetto che, ai miei occhi, lo rende veramente un "grande uomo" e un "grande amico ".

E poi i tanti studenti del Circolo italiano: Richard e Ricardo, Marco, David, Crystal, Tara, Tina, Rachel, ……. e tanti altri volti e tanti altri sorrisi ai quali non so dare un nome, ma che saranno sempre nel mio cuore.

Vi ringrazio tutti, amici di Buffalo: my heart will be alwais with you!

02/04/02
[Nota della Redazione] Sull'argomento si veda anche
I was pleasantly surprised -- "Two Worlds Join as One: Across the Internet Bridge" -- Quei giorni a Buffalo -- La "mia" famiglia a Buffalo -- Thank you!!! -- Io, Sabino e i Farley -- Francesca's family -- Distance never separates two hearts that really care -- La famiglia Schmidt - Un gemellaggio da sogno





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