La voce del Fiani

Ricordare Di Vittorio

Di Piero Ricci


Morì sul campo. Come Enrico Berlinguer. Era il 3 novembre del 1957. A Lecco cŽera un incontro con i delegati sindacali. E la sua presenza carismatica, si spense lì, nel profondo Nord, lui che 65 anni prima, era nato nel profondo Sud dove per un figlio di contadini, allŽinizio del secolo, non cŽera molto altro da fare che arare i campi. Era un cafone pugliese, Giuseppe Di Vittorio. E orgoglioso di esserlo.
I cafoni erano una categoria alla quale "mi onoro di appartenere", ripeteva spesso. E cafone giovanissimo era Antonio Morra, un suo amico, colpito a morte, insieme ad altri tre braccianti, durante una manifestazione di protesta nel maggio del 1904, repressa dalle forze dellŽordine. Lì nasce la parabola del Di Vittorio sindacalista. A 15 anni è tra i promotori del circolo giovanile socialista di Cerignola "XIV maggio 1904", la data della manifestazione rivelatasi fatale per Antonio. Aveva 19 anni quando, nel 1911, era a capo della camera del lavoro a Minervino Murge. Ruolo che ricoprì, qualche anno dopo, a Bari. Partecipò alla prima guerra mondiale, si avvicinò al Pci, fu antifascista, esule in Francia e impegnato nella guerra civile spagnola fino a diventare uno dei fondatori della Repubblica come costituente. CŽè la sua firma nellŽatto ricostitutivo della Cgil e su quel patto di unità sindacale siglata nel 1944 anche da Achille Grandi ed Emilio Canevari. Durò poco lŽunità sindacale di comunisti, cattolici e socialisti ma, come ricorderà Luciano Lama nel 1977, fu necessaria per fondare la Repubblica. LŽunità era per Di Vittorio unŽossessione, come lo fu lŽautonomia: nellŽinteresse dei lavoratori non era auspicabile che il sindacato fosse cinghia di trasmissione. LŽemancipazione dei lavoratori dalla povertà e dallŽignoranza era la priorità delle priorità. Condannò, nel 1956, i fatti dŽUngheria. La misura del suo impegno sindacale prima e soprattutto, e politico poi, però, arriva nel 1949. In quellŽanno, con la Costituzione ai primi vagiti come la Repubblica italiana, elabora il Piano per il lavoro. È un progetto di sviluppo economico orientato per accrescere lŽoccupazione al Sud.
Tutto questo, nei prossimi mesi, diventerà - assicurano dalla Cgil - una fiction che potremo vedere in tv. Oggi, intanto, la sua Cerignola lo ricorderà, come ogni anno. Una delegazione della locale Camera del Lavoro deporrà una corona di fiori al suo monumento.
In quel 3 novembre del 1957, poco prima di spirare, Di Vittorio disse: "La nostra causa è veramente giusta nellŽinteresse di tutti, nellŽinteresse della società, nellŽinteresse dellŽavvenire dei nostri figli. E quando la causa è così alta merita di essere servita anche a costo di enormi sacrifici". A 47 anni dalla morte, il prezzo dellŽennesimo "enorme sacrificio" per questo uomo umile e decisivo, non solo per il Sud, può essere lŽoblio dal quale proverà a strapparlo una fiction tv.

Da www.repubblica.it - 04-11-2004

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