ANDREA PAZIENZA: L'INAFFIDABILE FUMETTISTA
di Gabriella De Meo

Nasce 23 maggio a S. Benedetto del Tronto. Vive la sua infanzia a S. Severo, a 13 anni frequenta il liceo artistico di Pescara e terminati gli studi liceali s'iscrive al Dams Bologna. Stando a quanto dice lui, sapeva disegnare qualsiasi cosa in qualsiasi modo.
Andrea Pazienza nasce non per pubblicare qualcosa su delle riviste, né tantomeno per disegnare i vestiti a Raffaella Carrà o gli occhiali per Bono Vox, Pazienza non nasce un fumettista per essere un "presenzialista", ma nasce per essere una sorta di "racconta-favole" quasi a voler sempre comunicare qualcosa, ovviamente a suo modo.
Di sicuro parlare di lui dopo la sua morte (giugno ’88) ferirà nell’orgoglio critici d’arte e letterati che hanno preferito ignorare il suo genio per tener fede alla loro stupida superiorità, ma certamente farà piacere a chi ha ancora voglia di avere lo spirito dannatamente libero per godersi la vita come ha fatto Pazienza che con allegria, malinconia e amara dolcezza colorava i suoi segni. In pochi riescono a captare l’energia poetica che si schianta con i protagonisti delle sue storie: tra i più celebri ricordiamo Zanardi.
Alla lettura delle sue, in un certo modo, "favole di vita" ci si sente bambini che non hanno voglia di addormentarsi. Andrea riusciva a non annoiarti mai, era come se capisse quando il lettore stava leggermente per annoiarsi e per questo inseriva battute capaci di rivoluzionare l’intero racconto; l’importante per lui era emozionare senza usare una falsa realtà. Pazienza amava l’America, Caravaggio, "L’ultimo tango a Parigi" e Freddy Mercury. Descrive S. Severo come un "orrida città" sotto il punto di vista politico-amministrativo, ne preferiva le campagne e la sua gente allo Sporting Club.
Andrea Pazienza era, grazie alla sua illimitata fantasia, un uomo libero, anzi, come piaceva definirsi, "inaffidabile".

26/10/02

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