I miei alunni? Da grandi
vogliono fare i mariuoli
La
parola alla Prof.
«I miei alunni? Mi minacciano e da grandi vogliono fare i
"marluoli"»
«I ragazzi pensano che fare il ladro sia un mestiere. Il lunedì mi
raccontano di aver passato il weekend a rubare orologi in centro. I loro
genitori non fanno nulla per aiutarli a cambiare. Prima di entrare in classe mi
faccio il segno della croce»
«Un lunedì sono entrata in classe e, in inglese, ho chiesto: "Allora
ragazzi che cosa avete fatto nel week-end?". Io intendevo pizza,
cinema, discoteca...».
Invece...
«Un alunno mi ha risposto: "Aggio arrubbato due cd, aggio arrubbato i
riloggi du' marucchin e poi aggio fatto nu' scipp a na' vecchia».
Ho rubato due cd, ho rubato gli orologi del marocchino e ho fatto uno scippo a
una vecchia. E lei?
«Allora rimasi basita ma adesso non mi stupisco più. Se a questi ragazzini
chiedi:
"Che cosa vuoi fare da grande?", molti ti rispondono: 'O mariuolol.
Perché rubando si fanno soldi facilmente, perché magari suo nonno rubava, suo
padre ruba, suo fratello ruba e così fare o' mariuolo diventa un mestiere come
l'idraulico».
Francesca Russo sognava di fare l'insegnante. Si è laureata in inglese col
massimo dei voti, ha fatto un master a Londra, la lettrice di italiano ai
ragazzini di Birmingham. Dopo tre anni di attesa è stata chiamata per un
incarico annuale in una scuola media. Non a Scampia, ma nel centro storico di
Napoli.
«Il primo giorno che sono entrata in aula uno studente della seconda media, ripetente
per la seconda volta, si è alzato e, rivolto ai compagni, ha detto: "Nun
saccio parla' italiano, chest'me vo' 'mpara l'inglese". Non so parlare
italiano questa qui pensa di insegnarmi l'inglese. E tutti a ridere. In quel
momento ho capito che in quella classe non avrei mai fatto l'insegnante. Il mio
compito era mantenere l'ordine».
Ci riesce?
«Ogni giorno, prima di andare in classe mi faccio il segno della croce. Sarà
perché sono giovane. O perché insegno inglese che per loro è pari a zero, ma io
non riesco a farmi rispettare».
Per esempio?
«Per esempio se uno mi chiede di uscire alla prima ora e io dico: 'Adesso non
puoi', lui sbatte la porta e se ne va. Una volta ho cercato di bloccare un
alunno mettendomi davanti alla porta. Lui ha detto: "Allora piscio
qua". Poi ci sono quelli che neanche me lo chiedono. Si alzano e vanno
via. Altri ballano in classe, salgono sui banchi. All'improvviso cominciano a
mangiare, mettono le lattine di Coca Cola sul banco. Ruttano. Un giorno ho
rimproverato un ragazzino di prima media perché aveva le braghe alle ginocchia
e si vedevano le mutande. "Si vede tutto, copriti". E lui,
toccandosi: "Te piacesse". Ti piacerebbe. Mentre fermi uno, l'altro
si alza, gironzola per la classe e infastidisce anche i ragazzini che magari
vorrebbero fare lezione. Prendono in giro chi vuole studiare, chi fa i
compiti».
Incredibile...
«Venga in classe e capirà...Urlo fino a perdere la voce. Sa cosa mi hanno detto
una volta? "Chiud o' cess". Cioè taci. Un'altra volta stavo scrivendo
una nota a uno di loro. Questi si è alzato e ha preso il registro. Mi ha detto:
"Si na' p***a, fai i ..."».
Allora esistono ancora le note, le sospensioni...
«Certo, ma per loro è un vanto averle. Non gliene importa nulla. Per fortuna
non sono tutti così. Però basta un solo elemento di questi in una classe per
impedire a un'insegnante di svolgere il programma».
E i genitori?
«Una volta ho convocato il papà di un ragazzo che aveva picchiato un compagno
di classe. Mi ha detto: "Professore' a fatt' bbuon". Professoressa,
mio figlio ha fatto bene a picchiare. Mi sono ritrovata con le mani in alto.
Come quella volta che avevo chiamato la mamma di un'alunna. La ragazza aveva
scardinato la porta della sala professori. La signora sa cosa mi ha detto? Che
noi insegnanti esageriamo sempre. Spesso questi ragazzi, che chiamano
"caratteriali", vengono da contesti familiari particolari. Molti
crescono con i nonni perché magari il padre è in carcere e la madre è andata
via con un altro. In altri casi le famiglie li mandano a scuola per evitare di
finire nel mirino degli assistenti sociali. Vivono in bilico tra il lecito e
l'illecito. A molti conviene tenere lontano ogni forma di controllo».
Ha cercato altre strade?
«Ho pensato: se sono appassionati di auto, porto delle riviste specializzate.
Se amano la musica, proviamo a scrivere insieme un testo».
Come è andata?
«Niente, non gliene frega niente di niente».
Hanno speranze?
«Devono capire che esiste un'altra vita possibile. Che non debbono invidiare
chi ha la moto potente perché l'ha rubata o l'ultimo cellulare perché l'ha
scippato».
Ha paura?
«Ora che conosco così da vicino questi ragazzini ho paura quando per strada
vedo i loro coetanei sfrecciare sui motorini. So che potrebbero scipparmi o
solo spingermi per il gusto di vedermi cadere».
Cosa pensa di fare?
«Cambierei lavoro, ma non ho alternativa. E poi non sono neanche stata
assunta..».
LUCIA ESPOSITO
FONTE:
http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=9667