Cucciolo d'uomo
(Fibrillazioni mentali di un maniaco del cuore)

Solitamente, nel caleidoscopio delle TV in gara fra loro per l'audience, l'arte dello zapping regala una monotonia policroma di programmi che sono fotocopia l'un dell'altro, dove l'originalità è bandita e le prorompenti forme (preferibilmente super-anteriori) delle dive_modelle si rivelano l'ultima chance - e non certo originale - per accalappiare insonnoliti e tediati spettatori.
C'è, però, un condimento ricorrente per rendere meno insipida l'insipidezza: l'affannarsi intorno a cuccioli di cane vezzeggiati e coccolati, compatiti, compianti, superinquadrati a mezzo campo, a tutto campo, a mezzo busto, in primo piano, con i loro occhi tondi e umidi tesi a impietosire tenere coscienze in cerca di una sentimento il meno possibile coinvolgente e responsabilizzante.
L'anonimo cucciolo d'uomo, soprattutto se terzomondista, con i suoi perplessi occhi limpidi e il viso pieno di mosche, viene, invece, solo sfiorato dalle telecamere e rapidamente escluso in dissolvenza: il suo ventre gonfio di fame turberebbe le pietose e cinofili coscienze; e la proposta di una sua adozione sconvolgerebbe troppo la sapida e comoda vita dei cercatori di emozioni.
I cuccioli d'uomo sono utili quando i loro corpi maciullati aumentano l'indice d'ascolto, facendo squittire di moderata_transeunte compassione le coscienze non inclini a dissennate urla di dolore (che farebbero esplodere le ben celate cuciture dei numerosi lifting).
"Poveretti", guaisce la bocca intenerita dal prezioso ma "semplice" cibo che non punge le labbra rimodellate, mentre le mani sul seno frugano nella barriera di silicone alla ricerca di un palpito del cuore non rifatto, ma certamente bisognoso di interventi umanizzanti.

Nemmeno l'ascoltatore medio (di gusti e di intelligenza) sfugge al fascino montante della moda "cinofila": interessarsi dei cuccioli di cane significa essere in e si entra fra le persone che "fanno la storia".

E il cucciolo d'uomo, sporco e terzomondista, dorme e sogna nel sole, confortato dalla carezza pietosa di un insetto.

Mai, come in questi giorni di sofferenza, turba così tanto questa intrinseca "animalità" degli umani.

Neanderthal Man
18 novembre 2002

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