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Contro la
“riforma Gelmini”:
1. Quale
riforma?
La parola d’ordine è una sola: guerra alla “riforma Gelmini”. Ma c’è una
“riforma Gelmini”? Nel linguaggio corrente sì, perfino l’autorevole
editorialista del Corriere della Sera Sergio Romano intitola la sua rubrica di
corrispondenza con i lettori di sabato scorso “Dubbi sulla riforma Gelmini. Ma
occorre cambiare”.
Ma una
vera e propria “riforma Gelmini” non c’è, a meno di riferirsi un po’
riduttivamente al ripristino del maestro unico nella scuola primaria, che
comporta un ripensamento dell’organizzazione e della didattica a questo livello
di scuola. In realtà quando i media (e i cortei di studenti e anche di
insegnanti) parlano di “riforma Gelmini” intendono alludere alla filosofia di sfondo
che sta dietro l’azione svolta dal governo nel suo insieme, specialmente dai
ministri Tremonti e Brunetta, per quanto riguarda l’efficienza della pubblica
amministrazione in generale e quella di scuola e università in particolare (da
notare che sono entrambi professori universitari) e i risparmi che se ne
vogliono ricavare.
Vien da
pensare, come sospetta anche Sergio Romano, che una delle ragioni per le quali
sta montando ancora una volta il cosiddetto “movimento” sia la paura del
cambiamento. Quella paura che ha indotto governi di tutte le tendenze, della
prima come della seconda Repubblica, a mediare, rinviare, snervare tutte le
decisioni innovative di portata strategica: basti pensare alla valutazione
degli insegnanti (e dei dirigenti scolastici), alla riforma degli ordinamenti
dell’istruzione secondaria superiore, al mancato varo di un vero sistema di
istruzione tecnica superiore parallelo a quello universitario. E, per quanto
riguarda l’università, alla assurda proliferazione delle sedi, dei corsi di
laurea e degli insegnamenti.
Riforma o
non riforma, sarà bene entrare nel merito delle cose da fare. Altrimenti
resteranno solo i tagli.
2. Veltroni
ne chiede il ritiro. Però
Nel suo
discorso di sabato scorso al Circo Massimo Walter Veltroni ha parlato a lungo
di scuola e università. Sulla cosiddetta “riforma Gelmini” ha chiesto al
governo di ritirare o sospendere il decreto attualmente in discussione in
Parlamento, e di “modificare con la Legge Finanziaria le scelte di bilancio fatte
col decreto avviando subito un confronto con tutti i soggetti interessati,
giovani studenti, famiglie, docenti ”. Ha però subito dopo aggiunto
le seguenti parole: “Fissando un tempo al termine del quale è ragionevole che le
decisioni siano prese”.
Sul
discorso del segretario del PD si possono fare tre considerazioni. La prima è
che anche Veltroni parla di “riforma Gelmini” intendendo in realtà non solo il
decreto 137 ma anche la legge 133, quella che contiene i tagli. La seconda è il
riconoscimento, rivolto alla maggioranza e al governo, del diritto di decidere
al termine del richiesto confronto con tutti i soggetti interessati. La terza
considerazione, che è forse la più interessante, è la disponibilità di Veltroni
e del PD ad entrare nel merito delle cose da fare assumendo un’ottica
innovativa.
“Voglio
essere chiaro”, ha detto Veltroni, “>ogni posizione conservatrice
sulla scuola e l’Università è sbagliata. Abbiamo bisogno della scuola
dell’autonomia e del merito. Di una scuola che abbia fiducia nella capacità di
scelta dei ragazzi. Di una scuola guidata da un progetto educativo moderno e
capace di promuovere opportunità sociali e merito, in un contesto di
permanente, indipendente, valutazione di qualità”.
Forse non
ci sono le condizioni perché il governo ritiri il decreto Gelmini, giunto ormai
al voto finale, ma un confronto aperto sulla legge Finanziaria e sul rapporto
tra risparmi e investimenti sarebbe utile e costruttivo.
FONTE: TuttoscuolaNEWS n. 365 - lunedì 27 ottobre 2008
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