Tutti contro il computer
Punto Informatico -
11-01-2006
Ci vuol poco a criticare l'uso dei PC nelle scuole o a demonizzare
Internet, è sufficiente non tenere conto di cos'è un PC o come e chi usa
Internet. Lo dimostrano anche autorevoli filosofi italiani
Tutti noi avremmo bisogno, almeno ogni tanto, di ricordare una cosa che
riguarda la tecnologia. La tecnologia è come il martello: è uno strumento
generalmente neutrale. Il suo utilizzo invece, esattamente come accade col
martello, neutrale non lo è mai. Dico questo perché capita spesso e volentieri
di leggere giudizi sullo strumento che invece andrebbero indirizzati al suo
utilizzo. Qualcuno si è accorto, per fare un esempio che è cronaca di questi
giorni, che l'elezione di Miss Belgio (non esattamente una questione centrale
negli interessi generali del pianeta) è stata confezionata attraverso l'uso
della tecnologia. Una piccola grande truffa mediata da 4 computer (se le accuse
si riveleranno vere) che hanno inviato migliaia di voti telefonici per l'elezione
della bionda Virginie Claes. Gli amanti della semplificazione vi diranno che se
non ci fossero stati questi marchingegni moderni nessuno avrebbe potuto
architettare una truffa del genere. Tutto ciò è vero e sbagliato
contemporaneamente.
La tecnologia è neutra. Solo che per alcune persone questa idea, l'idea
dell'esistenza stessa di una cosa che si chiama "computer" o di una
cosa che si chiama "software", o di una cosa che si chiama
"internet", è difficile da accettare senza caricarne gli utilizzi di
un valore che riguarda lo strumento stesso. Per molti anni i giornali italiani
hanno scritto che internet era pericolosa (ogni tanto lo scrivono ancora, ma
molto meno spesso di un tempo) perché la usavano i terroristi per organizzare
attentati, i pedofili per i loro turpi commerci, gli hacker per fregarci numero
di carta di credito, connotati e mutande. Per una prevedibile proprietà
transitiva della imbecillità, Internet diventava pericolosa per tutti, anche
per quelli che la usavano solo per tenere i contatti con gli altri soci della
bocciofila paesana.
La tecnologia è neutra, ma solo per quelli che ne comprendono valori e limiti
oppure per quanti hanno l'umiltà di lasciarla stare: essere interessati al
mondo che cambia non è obbligatorio. Qualche giorno fa Umberto Galimberti, una
voce autorevole nel panorama intellettuale italiano, ha dedicato la propria
rubrica settimanale sull'inserto "D" di Repubblica per spiegare ai
suoi lettori le ragioni per le quali i computer sono dannosi alla scuola. Galimberti,
disinteressandosi per ragioni sue alla ampia discussione al riguardo che
avvolge da anni gli educatori di tutto il mondo, ci informa che i PC nelle
scuole non solo non servono ma sono dannosi. "Al costo di una ventina di
computer si può attrezzare un magnifico laboratorio di fisica" - scrive il
filosofo. "Fra dieci anni quando quei computer saranno da tempo nella
spazzatura, i diapason potranno ancora insegnare la risonanza, un voltometro
dimostrerà perfettamente la legge di Ohm e gli studenti potranno ancora utilizzare
le attrezzature per capire il movimento angolare."
Ci sono molti modi di utilizzare un computer a scuola ma a Galimberti
evidentemente non interessa approfondire, quanto affermare che lo strumento è
"sbagliato" tout court. E così va a finire che la foga travolge tutto
e tutti, nel breve spazio di un articoletto su un inserto per signore ci viene
impartita una severa lezione: dagli inespressivi SMS alle illusioni di libertà
della scuola informatizzata, dal processo di de-realizzazione a quello di de-socializzazione
che i computer inducono se usati in età scolare. Le conseguenze di questo
imbarbarimento tecnologico? Solitudine e depressione.
Ma la tecnologia è neutra e le persone che la utilizzano hanno un solo
importante cambio di orizzonte da considerare rispetto a qualche decennio fa:
quello del moltiplicarsi delle opzioni. Ritenere che questo balcone sulla
vastità significhi per qualche ragione aumentare solo la nostra possibilità di
fare scelte sbagliate è un piccolo peccato di presunzione che non onora la
nostra considerazione del prossimo. Il fatto che su internet siano liberamente
consultabili manuali per costruire missili balistici fatti in casa non fa di
ciascuno di noi un novello Stranamore. E nemmeno la possibilità teorica di
elevare una biondina slavata al trono di Miss Belgio o quella di taroccare via
internet le prossime elezioni politiche italiane (che secondo il governo si
dovrebbero in parte svolgere attraverso il voto elettronico) fanno della
tecnologia una categoria contro la quale schierarsi come cent'anni fa ci si
schierava contro le terrifiche prime locomotive.
Massimo Mantellini