GUARDARE MARIA PER CAPIRE IL NATALE

Distratti dalla festa di luci, di alberi scintillanti, di pupazzi vestiti di rosso e di cenoni; commossi e divertiti dai presepi artistici; presi dai canti gioiosi - e giusti- della stessa liturgia del Natale, difficilmente ci fermiamo a meditare il grande mistero di Dio che si fa uomo.
Un invito alla meditazione ci viene dalla annotazione discreta, ma significativa, di S. Luca che presenta Maria raccolta in silenzio accanto alla mangiatoia di Betlem, nell’andirivieni dei pastori avvisati e nella Lesta degli angeli osannanti. "Maria, da parte sua - scrive S. Luca - serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore" (Le 2,19).
Meditava, Maria, per capire quello che vedeva e che era così diverso da quanto tutti i profeti avevano descritto. Quel "suo" piccolo figlio era l’inviato per salvare il Mondo? Ma Dio era onnipotente e il bambino suo del tutto indifeso.
Il Messia atteso era la Verità onnisciente, e quel bimbo non sapeva parlare, non sapeva neanche trovare il seno di sua madre per poppare. Doveva essere la Vita, ma se lei non l’avesse nutrito sarebbe morto. Era il creatore del sole, il padrone di tutto l’universo, ma tremava dal freddo e non possedeva neppure un lettino.
Dio voleva venire nel mondo: perché scegliere di entrare attraverso la porta posteriore della povertà?
E soprattutto, perché era stata scelta lei, la più debole e la meno importante delle donne d’Israele?
Meditava, cominciava a capire che era giusto, era bello che Dio venisse ad incontrare gli uomini così come aveva fatto Ogni uomo; non i benestanti, i sapienti, i potenti, ma la stragrande maggioranza degli uomini segnati dalla povertà.
Aveva capito che Dio è, sì, onnipotente, ma è prima di tutto Amore, donazione, tenerezza, commozione, condivisione; Amore indifeso che vuole essere accolto e custodito.
Aveva capito che in quel bambino Dio voleva essere un vero uomo, senza dispense, senza prodigi, nascosto così bene da poter essere negato da chiunque, ma anche accolto o amato senza soggezione.
Capiva, però, e cominciava a trepidare per il suo bimbo che sarebbe cresciuto nello stesso stile di nullità e di dono senza riserve. E lei doveva aver fede, sempre maggior fede. Non le aveva detto Elisabetta: "Beata te che hai creduto"?
Però non sa dove la porterà questa fede. Lei non vede che la mangiatoia dove giace questo figlio suo e di Dio: la croce le è ancora totalmente velata. Quando arriverà l’ "ora", lei, irrobustita dalla fede coltivata per 33 anni, capirà molto di più fino a che misura Dio è Amore.

Padre Cherubino

9/12/2002

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