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Inseguire le riforme
Scuola
oggi - 15-05-2006
Il
libro di Giancarlo Cerini "Inseguendo le riforme" (sottotitolo:
"Agenda delle riforme (non) fatte e di quelle che si potrebbero fare) è
una raccolta di scritti, di interventi pubblicati su varie riviste di scuola,
on line e cartacee, negli ultimi anni. Risente fortemente del clima e del
contesto politico del periodo, anni di scontro duro ove, come scrive Cerini, "sembrano
prevalere i toni "forti" dello scontro frontale a scapito di un esame
più sereno delle riforme "necessarie" e "possibili". Anni
in cui si è voluto approvare una riforma, la riforma Moratti, senza aprire una
discussione più ampia all'interno della comunità scientifica e del mondo della
scuola, sequestrando di fatto il dibattito culturale sul futuro della scuola
all'interno del "palazzo", tra pochi addetti ai lavori e
interrompendo una tradizione di imprese culturali largamente condivise,
pluralistiche, di lungo periodo (basti pensare alla stagione degli anni '70 e
80, dei programmi della scuola media, elementare e materna). Quali riforme
della scuola, si chiede allora Cerini, potrebbero aspirare ad un consenso
sociale ampio e sincero, comunque maggiore di quello che si è registrato a
proposito della riforma Moratti e della stessa riforma Berlinguer?
Con la riforma Moratti si è voluto abbandonare un modello costruttivista e
cooperativo di apprendimento, fondato sull'idea di curricolo e di
"lavorare insieme", privilegiando i singoli soggetti, attraverso il
principio di personalizzazione (piani di studio personalizzati, lettura
prestazionistica degli obiettivi, accento posto sulle performances individuali,
una scuola come servizio alla persona-individuo, dove ciascuno corre per sé).
Manca nei documenti programmatici Bertagna-Moratti un appropriato richiamo al
contesto, all'idea di scuola come ambiente di apprendimento. Oggi il concetto
di alfabetizzazione strumentale sembra prendere il posto dell'alfabetizzazione
culturale, così come l'idea complessa di ambiente di apprendimento viene
surrogata dalla figura di un tutor "forte", quasi un ritorno al
maestro unico. Ecco perché è utile invece tornare a parlare di curricolo,
inteso come contesto di apprendimento, come esperienza della classe, luogo
privilegiato di relazioni empatiche, dove insieme si costruiscono i
significati dell'esperienza culturale.
E' necessario ripensare a fondo la relazione educativa, interrogarsi sulla qualità
della didattica, ripensare allora al valore formativo delle discipline più
che all'organizzazione. Tra il caleidoscopio di soluzioni organizzative tanto
complesse da risultare incomprensibili ai genitori e faticose per gli
insegnanti e il miraggio della figura del tutor, si può e si deve migliorare
l'organizzazione del team docente, partendo dai principali ambiti disciplinari.
Ripensare cioè la configurazione di un'équipe docente in rapporto ai saperi
disciplinari, al loro valore formativo, facendo estrema attenzione alle
dinamiche relazionali ed affettive in classe, ai vissuti degli allievi e alle
loro esperienze.
Un capitolo del libro è dedicato ad una riflessione critica sul (mitico) tempo
pieno. Quella del tempo pieno è una storia che viene da lontano ma che al tempo
stesso va ripensata cominciando col chiedersi quali sono i requisiti specifici
di una "buona qualità" del tempo scuola. Recuperando cioè l'umiltà di
riproporsi la domanda di Bruno Ciari ("tempo pieno, di che?")
e ricominciando a ricostruire una progettualità pedagogica. Fra i requisiti
indispensabili Cerini individua una didattica capace di porre l'alunno nelle
condizioni di operare concretamente, un apprendimento di stile cooperativo
attraverso il lavoro in gruppi, tempi distesi per l'apprendimento, un gruppo
docente coeso, collaborativo e correponsabile (le tre C di Sergio Neri:
corresponsabilità, contitolarità, collegialità), una graduale e lenta
differenziazione di figure docenti lungo il percorso verticale della scuola di
base unitaria. Occorre in altre parole superare una routine che - anche nelle
classi a tempo pieno di adesso - si va facendo pericolosamente comoda. Pensare
allora ad un tempo scuola diversamente configurato lungo l'intero arco della
formazione di base, ad una diversa prospettiva e "regia" dei tempi
della scuola: da un tempo inizialmente più unitario e protettivo, nella scuola
dell'infanzia e nelle prime classi elementari ad un tempo che via via si
struttura e si articola con più libertà di scelta da parte dei singoli allievi
verso la scuola media. Questo tempo scuola diversamente articolato e
configurato si deve collocare, secondo Cerini, all'interno di un modello
scolastico continuo e fortemente unitario: gli istituti comprensivi,
considerati non più come un accidente casuale nel panorama scolastico italiano
o come un fatto meramente amministrativo ma visti piuttosto come la via
italiana alla scuola di base. Il luogo di una continuità non solo
organizzativa, appunto, ma prima di tutto curricolare e pedagogica.
Oltre la critica alla riforma Moratti ed al suo impianto culturale, il libro si
conclude guardando al futuro, con un capitolo che sembra rivolto al nuovo
governo del paese ("Dieci (ap)punti per il Programma", documento che
Scuolaoggi ha pubblicato per intero). Una sorta di decalogo per un nuovo
programma di politica scolastica, per una scuola "utile" alle
persone, alla comunità ed al paese. Si alternano qui una serie di diagnosi del
presente, di domande aperte e di proposte per una scuola nuova,
innovata nelle strutture e nelle finalità. Il documento in realtà è a cura del
Cidi dell'Emilia Romagna, ma è agevole rinvenire nello scritto le tesi di cui
Cerini in questi anni si è fatto coerente portatore.
Ritroviamo qui l'insistenza sulla necessità di riforme condivise, costruite con
il più largo consenso possibile nella società e tra le forze politiche e
orientate sulla "lunga durata". Riforme innanzi tutto capite
dall'opinione pubblica, condivise dagli operatori scolastici, dotate di
"senso" per i ragazzi. Espressione insomma di scelte effettivamente
pluraliste e di una reale condivisione delle soluzioni adottate.
Traguardi educativi essenziali, sobri, chiari e comprensibili, riferiti al
quadro delle conoscenze e delle competenze che ci si attende dagli allievi al
termine di ogni ciclo scolastico. La necessità di considerare i costi
dell'istruzione non solo come spesa ma come investimento, quindi un incremento
di risorse per la scuola in grado di rendere le strutture scolastiche
funzionali ambienti di apprendimento e di valorizzare le professionalità
degli operatori scolastici troppo spesso depresse e umiliate. Il rilancio
dell'autonomia scolastica, una bella invenzione lasciata in mezzo al guado, con
il rischio del trasformarsi nel "fai da te", nell'arte
dell'arrangiarsi o dello scadere in spinte autarchiche e di competizione fra le
scuole. Si ribadisce invece che l'autonomia scolastica è uno strumento
indispensabile per l'autoriforma della scuola. Per questo deve consistere in un
effettivo autogoverno con reali spazi di decisione e di gestione delle risorse,
a partire dalla capacità di operare in rete e con il sostegno del sistema degli
enti locali territoriali.
Una scuola di base che ha fra i suoi punti di forza la generalizzazione degli
istituti comprensivi (con un organico funzionale potenziato e arricchito),
curricoli verticali e coerenti, tempi distesi di apprendimento e articolati nel
corso degli anni e un'organizzazione del lavoro fondata sul team docente.
Una formazione culturale garantita a tutti i cittadini fino alla maggiore età
(e oltre) e per almeno due anni obbligatoriamente nella scuola superiore,
quindi fino a 16 anni, con forme innovative (un rinnovato biennio
"unitario" di forte identità pedagogica e didattica). Un coraggioso
riconoscimento della professionalità dei docenti, una "professionalità
europea", uno stato giuridico di standard europeo con doveri diritti e
riconoscimenti.
Un'agenda di questioni di notevole rilevanza, con le quali il prossimo governo
del paese - oltre la riforma Moratti e la fase berlusconiana - dovrà misurarsi.
Un piccolo libro dunque, ma di grande spessore. Un contributo importante e
significativo al dibattito su riforma e post riforma di grande attualità.
Gianni Gandola
* Inseguendo le riforme, a cura di Giancarlo Cerini, Homeless Book
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