L’immagine inventata
quest’anno da Giuseppe De Rita per rappresentare la situazione della realtà
sociale italiana nel 2009 è quella dei “replicanti”. Non nel significato, reso
famoso dal film Blade runner, di esseri alieni che prendono le sembianze
degli umani, ma in quello di soggetti (in sostanza il popolo italiano) che
replicano se stessi, le proprie abitudini e attitudini, le virtù e i vizi, nel
bene e nel male.
Più nel bene che nel
male, è sembrato voler dire De Rita, almeno in questo catastrofico 2009, perché
sono proprio quelli che erano sembrati i limiti, i difetti strutturali del
nostro modello sociale (il familismo, il nanismo delle imprese, il
conservatorismo delle banche, il sommerso ecc.) che hanno preservato il nostro
Paese dalle conseguenze più dure della crisi economico-finanziaria che ha
colpito altre nazioni come gli USA, la Gran Bretagna, la Spagna. Società
rivelatesi più dinamiche nella crescita, ma anche più esposte a cadute
improvvise e difficilmente governabili senza ricorrere a misure straordinarie,
da “lacrime e sangue”.
Tutto bene allora?
No, dice De Rita, a meno che ci si voglia rassegnare all’idea di essere una
società che si accontenta di vivacchiare ai margini della modernità, capace di
sopravvivere ma incapace di progettare, di guardare al futuro sul piano
strategico. Scuola, università e ricerca sono tipici settori nei quali si
esprime la volontà e la capacità di una società di guardare al futuro, di
pensare alle relative spese in termini non di costi ma di investimenti. Si può
dire che questo stia avvenendo in Italia?
TuttoscuolaNEWS
n. 419 - lunedì 7 dicembre 2009