Scuola cattiva maestra
Il Messaggero - 18-09-2006
LEGGERE,
s'impara a scuola. Quanto ad amare leggere...". Ha davvero ragione il professore, lo scrittore Pennac (Come
un romanzo , Feltrinelli), mai rassegnato di fronte alla disaffezione dei
più giovani nei confronti del libro. Già, ma di quale libro? E come è possibile
che proprio nelle aule, luoghi per eccellenza di curiosità e di sapere, si
compia così spesso il più orrendo dei misfatti, uccidere il piacere della
lettura? Cosa e come leggono bambini e adolescenti a scuola? Domande legittime,
su cui è difficile dare risposte. Intanto perché è impossibile passare in
rassegna tutti i libri di testo adottati, in nome dell'autonomia didattica, dai
collegi dei docenti nei singoli istituti (parliamo ovviamente di elementari e
medie inferiori). Né normative, circolari, raccomandazioni ministeriali possono
dar conto del libro di narrativa, la cui scelta, nella scuola dell'obbligo, è
deputata al singolo insegnante. Eppure, qualcosa si può, e si deve dire.
"La scuola non è la buona maestra che dovrebbe essere almeno per quanto
riguarda la lettura"., dice Pino Boero, docente di Letteratura per
l'infanzia e preside della facoltà di Scienze della formazione all'Università
di Genova, che ci accompagna in questo excursus, non proprio esaltante, tra i
libri scolastici. Le antologie, prima di tutto. Che "non si discostano
molto dalle letture che si facevano a scuola vent'anni fa".. Spiega:
"E' vero, si parla nei nuovi testi anche di fumetto, cinema, giornali e
ipertesti, come se fosse il massimo della modernità, ma lo si fa sempre
attraverso brani consueti, del tutto prevedibili".. E poi, ecco il
rigido apparato di note, commenti, finestre, glossari, questionari a rovinare
tutto. Che si tratti di un "frammento". di Buzzati o della
Mansfield, di Gramsci o di Terzani, di Sylvia Plath o di Kafka, non c'è modo di
sfuggire a "riflessioni". obbligate, schede, riassunti.
Risultato? La lettura diventa, per il nostro studente, un percorso ad ostacoli.
E lo scrittore, anche il più bravo, un odioso e noioso "nemico"..
"Lo stesso avviene nella scuola elementare - dice Pino Boero -, dove
il libro di lettura è anche quello di grammatica. Perché è sull'apprendimento
linguistico che si punta, più che sulla lettura"..
A scuola bisogna pur imparare, si dirà. E la didattica ha le sue ferree leggi.
Ma allora, perché lo stesso trattamento viene riservato anche al libro di
narrativa? Sì, proprio quello adottato (curioso verbo per un romanzo)
dal singolo insegnante per la sua classe. Ed eccola la prima sorpresa. Che si
tratti di Uno yankee alla corte di re Artù di Mark Twain o di Ventimila
leghe sotto i mari di Jules Verne, de L'ultimo lupo mannaro in città di
Guido Quarzo o de Lo zio Cardellino di Luciano De Crescenzo, è
l'edizione scolastica a prevalere. Con le sue immancabili note e schede
didattiche. Le stesse case editrici si sdoppiano per il mondo della
scuola. «C'è Einaudi a Torino, l'Einaudi scuola a Milano, l'Einaudi ragazzi a
Trieste. E così per Mondadori, o Fabbri. Risultato? Vesti diverse per lo stesso
romanzo. E anche il più bel libro finisce per essere scolasticizzato,
dice Pino Boero.
Scrive Daniel Pennac in quel suo inno alla lettura che è Come un romanzo :
"Lungo tutta la loro carriera scolastica, dalle elementari fino alle
medie superiori, gli studenti si vedono imporre l'obbligo della chiosa e del
commento. Le modalità di quest'obbligo suscitano in loro un tale terrore da
privare la maggior parte di essi della compagnia dei libri... Il commento regna
sovrano, al punto, il più delle volte, di sottrarci alla vista l'oggetto
commentato"..
Ma allora, che fare? "Intanto il bravo insegnante potrebbe mandare al
diavolo le edizioni scolastiche di narrativa. E magari, adottare non uno ma più
romanzi"., dice Pino Boero. Resta da vedere se il professore è anche
un buon lettore... «Vero - risponde lo studioso -. Ma davvero non me la sento
di colpevolizzare gli insegnanti. Un po' di pigrizia c'è, non c'è dubbio. Ma
spesso mancano strumenti per l'aggiornamento e l'approfondimento: e la Letteratura per ragazzi, con i suoi autori e illustratori, resta ancora nella scuola
dell'obbligo la Grande Sconosciuta». Non solo i Dahl e le Lindgren, ormai dei
classici, ma le Fine, le May, i Ridley, le Pitzorno, i Colfer ecc., divorati fuori
orario da quegli stessi ragazzini impietriti davanti all'ennesima scheda
di comprensione. Già, accade anche al difensore della lettura, Daniel
Pennac, e alla sua fiaba più bella, L'occhio del lupo , restare
imbrigliato nelle griglie delle edizioni scolastiche. Perché alla Didattica
nulla sfugge tranne il talento, proprio come capita a Matilde con la direttrice
Spezzindue.
"La scuola potrebbe fare di più semplicemente eliminando quello che io
chiamo lo "scolasticume" - dice Pino Boero. "E un
passaggio importante potrebbe essere il collegamento con le biblioteche
civiche. Un bibliotecario di solito è molto più informato sulla rete di
lettura. La biblioteca inoltre potrebbe fare da supporto alla scuola, con
presentazioni di libri e incontri con gli autori"..
Quanto alla scuola elementare, eccola la proposta dello studioso di Letteratura
per l'infanzia: "Puntare sugli albi illustrati di qualità. Mai come in
questo momento c'è un'editoria altamente specializzata, e molto attenta allo
sperimentale. Sarebbe una festa per i bambini più piccoli".. Perché,
come sostiene Pennac, "il verbo leggere non sopporta l'imperativo,
avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo "amare"...
il verbo "sognare" ".. Sarà un caso che Come un romanzo
sia rimasto fuori dalle collane "scolastiche" di tutta Italia?
FIORELLA IANNUCCI