Campagnolo, Umberto, Verso una Costituzione federale per l'Europa. Una proposta inedita del 1943, a cura di Mario G. Losano. Milano, Giuffrè 2003

Recensione di Moris Frosio Roncalli - 09/04/2004

Non ancora conclusa la seconda guerra mondiale, il filosofo del diritto Umberto Campagnolo immaginava la trasformazione dell'Europa dell'immediato futuro in una federazione. Il conflitto era stato talmente devastante per le strutture politiche, economiche e la coscienza dei cittadini da lasciar sperare nella possibilità di un nuovo inizio per il vecchio continente.

Di questa speranza sono chiara attestazione i tre testi inediti ora presentati da Mario Losano: il Saggio sulla Costituzione dell'Europa; un Proposito, probabilmente concepito originariamente come prefazione al Saggio; La Costituzione dell'Europa. Il punto di partenza di questi scritti è la convinzione che la fase storica caratterizzata dallo sviluppo dello Stato-nazione sia giunta al suo estremo punto degenerativo. All'indomani della guerra, si sarebbe presentata la possibilità per spazzar via la vecchia forma di organizzazione politica e fondare un unico stato federale europeo, la cui legittimità sarebbe automaticamente derivata dalla stessa delegittimazione del vecchio Stato-nazione. Campagnolo rispondeva così ai teorici della crisi europea con l'affermazione che non di crisi di cultura e di valori etici si trattava, ma della crisi di un particolare modo di organizzazione del potere, che sarebbe stata hegelianamente superata grazie alla federazione, sintesi delle varie esperienze nazionali in cui "ciascuna [nazione] acquisti il suo valore assoluto" (p. 129). Era la scoperta di una "legge di svolgimento della storia d'Europa secondo la quale il momento unitario deve succedere a quello pluralistico" (p. 138). Il ragionamento si fa in alcuni punti eccessivamente schematico, ma non mancano le felici intuizioni. Molto originale è, per l'epoca, l'attenzione di Campagnolo per il problema della legittimità, dell'adesione popolare al progetto di unificazione continentale. La legittimità è per lui la questione preliminare della federazione europea. La sopravvivenza di un regime politico dipende, infatti, dal consenso che il potere si guadagna mostrandosi efficace nel difendere l'ideale di vita (i valori) della comunità. Il solo modello di Stato che a Campagnolo pare garantire all'Europa prospettive di sviluppo, libertà e coesistenza armoniosa delle diverse nazionalità è la federazione, ma la realizzazione del progetto dipenderà da due condizioni: la capacità dei governi europei di compiere il grande passo del trasferimento di sovranità a un nuovo governo federale e la forza con la quale il popolo europeo saprà costringere i riluttanti detentori del potere (nazionale) a rinunciare a parte di questo potere.

Il federalismo di Campagnolo si caratterizza come una riflessione sui concetti di sovranità e di popolo e l'essenza di entrambi è per lui contenuta nella legge suprema dello Stato. Il problema della legittimità è dunque strettamente legato a quello della Costituzione. L'esistenza di un "popolo europeo" e di una comune cultura europea, fondata sull'eredità della filosofia greca, dell'esperienza giuridica romana e sull'umanesimo del messaggio cristiano, è il presupposto indiscusso del suo federalismo. Senza questa convinzione, sarebbe impossibile pensare al progetto federale come una necessità storica anziché come un'utopia.

Coerentemente con le sue premesse, l'autore non crede alla nascita della federazione attraverso un processo lungo e graduale di trasferimento di singole competenze (a cominciare magari da quelle economiche, come poi in effetti avvenne). Costituzione significa nuovo Stato e la creazione di un nuovo Stato deve essere la fine di un processo già interamente svoltosi nei suoi presupposti politici e culturali. Come noto, fu invece proprio la via meno diretta quella che i governi europei intrapresero per l'integrazione, creando un nuovo modello di istituzione politica difficilmente definibile con una formula collaudata (Stato federale? Confederazione? Lega economica?), entro il quale è emerso progressivamente il problema del coinvolgimento attivo dei cittadini. Come previsto da Campagnolo, l'integrazione per via diplomatica e non popolare ha creato un vuoto di legittimazione e una strutturale debolezza dell'Unione. L'autore negli anni '40 concedeva sei mesi di tempo a un'ipotetica costituente europea per dare un'identità all'Europa. Dalla dichiarazione Schuman, che presentava la Ceca come la prima tappa sul cammino della federazione europea, sono passati più di cinquant'anni.

 

Da http://www.swif.uniba.it/lei/rassegna/swif_rs.htm

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