IL LICEO "FIANI" A BUFFALO
UN’ESPERIENZA MEMORABILE
di Raffaele Cera

L’esperienza che ha portato una delegazione del liceo "FIANI" negli Stati Uniti rimane memorabile per una molteplicità di ragioni ricca com’è stata di episodi e di momenti significativi e straordinari.
Il gemellaggio con l'HUTCHINSON TECHNICAL HIGH SCHOOL rappresenta un traguardo notevole di un percorso che ha visto protagonista un gruppo di alunni del liceo guidato dal prof. D’Andrea, i quali hanno saputo utilizzare al meglio le opportunità offerte dai nuovi strumenti telematici.
Senza voler fare la cronistoria di tutto questo percorso e dei giorni trascorsi a BUFFALO e a NEW YORK mi pare importante mettere in evidenza gli aspetti più significativi di questa esperienza.
Anzitutto quello scolastico.
La delegazione ha avuto modo di conoscere da vicino e direttamente l’organizzazione della Scuola gemellata.
Sia l’impostazione curricolare, con il quadro delle discipline di studio, sia l’organizzazione delle attività scolastiche offrono lo spunto per una riflessione comparativa rispetto alla situazione che abbiamo in Italia e in modo specifico in una Istituzione scolastica piccola e periferica com’è il liceo "FIANI".
Non c’è dubbio che sotto il primo aspetto prevalente è la finalità di ordine tecnico-pratico del curricolo dell'HUTCHINSON SCHOOL e gli alunni che in essa studiano sono chiamati ad assimilare esperienze e metodologie che devono consentire loro di padroneggiare situazioni reali sia nel campo professionale sia nella loro vita quotidiana e ordinaria.
E chiaro che non siamo in grado di valutare se la preparazione acquisita dagli alunni al termine di una anno o dell’intero quadriennio sia idonea e corrispondente alle attese. Quello che si è potuto notare è l’impegno e l’attenzione con cui i diversi gruppi di alunni seguivano le lezioni e c’è da presumere che l’interesse e la motivazione siano quelli giusti e adeguati ad ottenere risultati positivi.
Non sappiamo, d’altra parte, se sotto un profilo più strettamente e squisitamente formativo ed educativo una tale impostazione curricolare e didattica sia soddisfacente, anche se non è possibile istituire un confronto tra una Scuola tecnica e un Liceo, dal momento che anche in Italia gli Istituti tecnici non hanno un curricolo fondato su discipline per loro natura formative.
Per quanto riguarda invece gli aspetti inerenti alla organizzazione bisogna dire che, ferma restando la possibilità di usufruire di strutture e spazi idonei alle diverse necessità, è probabilmente soprattutto il tipo di contratto di lavoro del personale che consente una diversa organizzazione delle attività scolastiche rispetto alla nostra.
Già fa sensazione il fatto che una Scuola di 1200 alunni abbia solo 83 docenti mentre il liceo "FIANI" con 500 alunni ha ben 65 docenti.
Tutto il personale, e quindi anche gli insegnanti, hanno un orario di lavoro giornaliero per cinque giorni alla settimana dalle 7,45 alle 14,40.
Nell’arco di queste sette ore sono previste lezioni ordinarie di 40 minuti, i cambi dell’ora di 4 minuti ciascuno e attività diverse che possono essere sia di assistenza e di vigilanza sia di supplenza o di lezione integrativa.
E facile capire che un orario di lavoro di questo tipo permette di eliminare alcuni degli inconvenienti più fastidiosi che abbiamo in Italia e cioè la necessità di fare un orario che concili le esigenze diverse, di coprire assenze improvvise, di creare spazi adeguati nelle ore pomeridiane per interventi didattici integrativi di varia natura.
Un altro aspetto importante riguarda la composizione dei gruppi e la utilizzazione della aule.
Non esiste un gruppo-classe ben definito che utilizza sempre la stessa aula. I gruppi degli alunni e le aule sono legati alle discipline di studio per cui nelle sette ore della giornata i diversi gruppi si compongono e si scompongono in relazione alla lezione e utilizzano le aule che sono arredate e allestite per le esigenze delle singole materie.
In un contesto siffatto va segnalata la particolare importanza che viene attribuita al merito acquisito da un alunno dentro e fiori la scuola, durante e dopo il percorso scolastico, merito che viene pubblicizzato nelle forme più diverse.
E’ evidente che la valorizzazione del merito s’inquadra in una concezione particolare della vita propria degli Stati Uniti, in virtù della quale la competizione prevale sulla cooperazione con conseguenze che possono essere assai negative sul piano formativo.
Il rischio di una emarginazione degli alunni più deboli è elevato ma non c’è dubbio che in una comunità scolastica più o meno grande o in un gruppo anche più ristretto lo stimolo che proviene dal vedersi riconosciuto e gratificato un merito acquisito, magari a costo di lavoro e sacrificio, può essere strumento assai efficace di miglioramento e di crescita.
Rimane in ultima analisi, la esigenza di trovare un giusto equilibrio per non mortificare sia gli alunni eccellenti sia gli alunni più deboli.
Nella organizzazione scolastica dell’Istituto gemellato di BUFFALO abbiamo potuto constatare una forte identità nazionale di cui è simbolo la bandiera che spicca in tuffi gli spazi della Scuola, cui fa da perfetta corrispondenza il modo come tuffi gli alunni e tutto il personale ascoltano all’inizio della giornata i due inni, quello dell’Istituto e l’altro che è di significato nazionale. Alcuni minuti prima di questo momento i corridoi sembrano una fiera, e vi si aggirano centinaia di giovani vocianti e dagli abbigliamenti più strani.
Un istante prima dell’ascolto degli inni si fa un silenzio assoluto e in piedi, ciascuno al suo posto, si rende omaggio alla propria nazione, di cui la Scuola è emanazione diretta.
Passando a considerare la valenza culturale del viaggio è fuori discussione che una simile esperienza implica connotazioni assai significative perché l’evento ha coinvolto scuole di nazionalità diversa e appartenenti a realtà molto differenti. E’ vero che oggi il processo di globalizzazione, che si realizza e si sviluppa soprattutto per via telematica, ha di fatto annullato le distanze e ridimensionato talune diversità e tuttavia andare in un paese come gli Stati Uniti rappresenta per i giovani alunni una grande opportunità conoscitiva che non può non incidere sul loro percorso formativo.
Se è vero che nel nostro tempo le mura di un’aula rappresentano ormai barriere troppo limitative e che le esperienze scolastiche compiute nella propria sede non possono esaurire tutte le possibilità educative da offrire agli alunni, ebbene un gemellaggio come quello realizzato dal "FIANI" ha aperto, io credo, orizzonti assai ampi dal punto di vista culturale e umano rispetto ai quali ciascuno poi avrà la opportunità di riflettere e di confrontarsi per trarre nuovi stimoli e nuove indicazioni.
Se si considerano taluni episodi di questa esperienza, penso ad esempio all’impatto con la realtà scolastica dell'HUTCHINSON SCHOOL, agli incontri ufficiali con il Sindaco e con il Presidente del Consiglio Provinciale di Buffalo, alla serata organizzata dal CLUB ITALIANO di quella Scuola, alla tavolata di San Giuseppe con la comunità italiana di Buffalo e ancora all’impatto con le architetture e le luci di NEW YORK oppure all’incontro con JOSEPH TUSIANI, nella sua casa in cui si respira cultura e umanità, ebbene se la mente va a questi momenti, ciascuno dei quali ha offerto una ricca gamma di sensazioni e di impressioni, si può tranquillamente affermare che forse non c’è altra esperienza che possa essere equivalente a questa sul piano strettamente culturale e umano.
Un momento particolarmente emozionante è stato quello della visita al luogo di Manhattan dove sorgevano le torri gemelle.
Io non so cosa abbiano pensato i nostri alunni di fronte a quelle rovine e a quello scempio che ha reso irriconoscibile un panorama architettonico di grande fascino. Forse ciascuno avrà riflettuto su quanto l’uomo può fare di bene e di male, sulla sua grandezza ma anche sulla sua bassezza e sulle possibili vie per andare finalmente a una migliore comprensione tra tutti gli uomini, bianchi, neri, gialli e così via.
Il giorno dopo la visita a LIBERTY ISLAND nel luogo simbolo della libertà per gli americani, sarà tornata in loro la fiducia nell’uomo e nella sua capacità di riscatto e di vittoria sulla barbarie e sull’odio.
La conclusione del viaggio pone termine alla prima parte di un percorso che dovrà proseguire perché il gemellaggio tra il Liceo "FIANI" e l'HUTCHINSON SCHOOL dovrà offrire altre tappe importanti per altri giovani e, presumo, per altri docenti.
Il progetto, in tale senso, è aperto a sviluppi che dovranno essere attentamente studiati e programmati.



Quando un sogno diventa realtà
L'iter di un gemellaggio
di G. D'Andrea

Internet: un mondo sconosciuto in cui approdai nel settembre del 2000, incuriosito e prevenuto dalla cattiva fama di cui si era circondato, soprattutto per il mondo delle chat, luogo di perditempo e di possibili "cattivi" incontri.
Ero deciso ad esplorarne tutti gli aspetti; e ne trovai, sì, di negativi: la possibile dispersione in un mondo vasto e immenso dove l'intero globo e l'intero sapere erano a portata di mano e dove orientarsi era difficile senza una tecnica di ricerca e senza una buona cultura generale; ma dove la mia sete di curiosità trovò ineffabili appagamenti e stimoli costanti ad una ricerca che ancora non ha fine.
Il fascino supremo fu quello della possibilità espressiva multimediale dei siti Web: arte, poesia, musica e pensiero potevano unirsi per esprimere quello che con le semplici parole, anche elaborate al massimo, era difficile manifestare.
Così iniziai a impadronirmi delle tecniche e a girovagare negli spazi cosmici; e in una chat (già, proprio in una chat!) incontrai Riccardo Parigi (così preferisce farsi chiamare Richard Paris, alunno del prof. LoJacono e attualmente Presidente del Circolo Italiano dell'Hutch Tech!). Fu suo l'invito a visitare il loro
Website e in quel sito mandai il mio primo messaggio che fu la scintilla da cui nacque il sogno di un gemellaggio con un Liceo americano in cui si studiava l'Italiano come seconda lingua.
Mi rispose, infatti, il "Signor" LoJacono ("Professore" per noi italiani) con toni affettuosi e umili e la corrispondenza si infittì: prospettammo insieme un incontro e un gemellaggio.
Ne parlai alla classe (meravigliosa e turbolenta 4^C!) ed esposi il "sogno": la loro fiducia e la loro dedizione ancora oggi (ora sono in 5^!) mi commuove, perché mi assecondarono in tutti i sensi e in tutte le fatiche, non solo nel mantenere la corrispondenza con i nuovi amici di Buffalo, ma soprattutto nel costruire, sacrificando il loro tempo libero, un sito web (l'ormai fatidico "C" CLAN SECTION) che ci permettesse una più facile comunicazione con i nostri amici.
Uscimmo dall'underground quando capii che il nuovo Preside (anche qui la sorte ci fu benigna!) era, nonostante l'apparente "placidezza", un "proteso verso il futuro". Nel marzo del 2001 "l'esperimento" fu autorizzato ufficialmente, e nel Dicembre dello stesso anno fu approvato il "Progetto di gemellaggio".
Il resto è cronaca attuale.
Un susseguirsi di fortunate coincidenze e di incontri inaspettati ci ha assistiti, soprattutto nel rapporto con una Provincia i cui rappresentanti si sono rivelati aperti e sensibili a tali iniziative: dal Presidente Pellegrino, agli assessori D'Urso e Carrabba, al nostro Consigliere Nicolino Sacco. Ma sono stati ripagati del loro impegno e della loro fiducia: non solo il Liceo Fiani ha una Scuola "sorella" a Buffalo, ma abbiamo lasciato un nome onorato e rispettato, e l'iniziativa ha aperto scenari passibili di ogni sviluppo: dal culturale, al sociale, all'economico.



Quei giorni a Buffalo
Coronaca breve...ma non troppo!
di Jole Faienza

Sono le 15:50 del 13 marzo 2002…quando il volo n° 1925 della Continental atterra nella città statunitense di Buffalo. Un atterraggio che per nove passeggeri, segnerà l’inizio di un’esperienza senza precedenti, l’inizio della…realizzazione di un sogno.
All’aeroporto ci aspettano i ragazzi che ci ospiteranno: nei loro occhi si coglie il nostro stesso entusiasmo. Dopo le prime presentazioni, ci separiamo per seguire ciascuno il nuovo amico americano.(Celentano avrebbe detto: " l’emozione non ha voce..").
Da questo momento in poi ognuno di noi diventerà protagonista di un proprio "percorso" all’interno delle nuove mura domestiche: esplorerà un microcosmo diverso e cercherà di cogliere quelle similitudini e quelle differenze che sbucheranno inevitabilmente dalla trama semplice e intricata della quotidianità.
Tutto questo costituirà solo lo sfondo di un programma preciso ed interessante che ci farà ritrovare puntualmente tutti insieme! Procedendo con ordine, ecco scanditi i nostri intensissimi giorni:

14/03: in mattinata si è tenuta la CERIMONIA DEL GEMELLAGGIO: il Dirigente dell’HUTCH TECH e il Dirigente del LICEO "FIANI", alla presenza dei proff. D’ANDREA e GULLO e della delegazione di studenti delle due scuole, hanno siglato i fogli di pergamena che hanno reso ufficiale il rapporto fra le due scuole "sorelle"; nella loro "stretta di mano" abbiamo avvertito il concretizzarsi di un sogno proiettato nel futuro.

15/03: guidati da Mr Gullo, abbiamo visitato il centro della città ( HISTORIC DOWNTOWN BUFFALO), apprendendone le origini, il suo importante passato e la sua condizione attuale.
Dall'alto abbiamo ammirato il panorama della città (con lo sguardo che sconfinava ampiamente nel territorio canadese).
In serata si è tenuta una squisita CENA DI BENVENUTO nel ristorante "Lunetta". Si è trattato di un ricevimento davvero speciale per noi, svoltosi in compagnia delle nostre nuove famiglie americane, del Dirigente dell’HUTCH TECH (presente con sua moglie e con i propri anziani genitori), di Padre Casarotto e dell’attesissimo MR LOJACONO. La serata si è "impregnata " di toni affettuosi e di note di allegria.

16/03: destinazione…TORONTO e le CASCATE CANADESI DEL NIAGARA. Nella città canadese siamo saliti sulla CN Tower, la torre più alta del mondo, che vanta una vista magnifica e senza eguali.
Al ritorno abbiamo ammirato le CASCATE, contemplandole sia alla luce del sole che di notte, quando si sono vestite di colorati fasci di luce: uno spettacolo mozzafiato che rivelava la forza primitiva e fascinosa della natura.

17/03: presso la chiesa di Sant’Antonio di Padova , il parroco SECONDO CASAROTTO ha celebrato in italiano una MESSA in onore di San Giuseppe, comunicando a tutti i fedeli la nostra presenza.
Al termine, in un'apposita sala, abbiamo assaporato delizie siciliane (roba da "leccarsi i baffi"! ) offerte dalla comunità italiana, gioiendo anche per l'incontro con la Signora LUISA CARACCI vice console dell'Italia.
Nel primo pomeriggio si è svolta la caratteristica SFILATA DEGLI IRLANDESI, in onore di San Patrizio. Carri e costumi hanno dilettato la folla accorsa per festeggiare uno degli avvenimenti più importanti della città.

18/03: con un simpatico "school bus" abbiamo raggiunto le CASCATE AMERICANE del NIAGARA, che possono essere guardate da diverse prospettive, risultando sempre grandiose.
Nell’arco della mattinata abbiamo visitato anche la mastodontica centrale idroelettrica (che fornisce energia non solo a tutta Buffalo, ma a ben tre quarti degli gli Stati Uniti) e, nella periferia, una nuovissima scuola in cui l’alta tecnologia strutturale e strumentale è solo uno dei tanti aspetti che la distinguono.

19/03: Nel Buffalo City Hall, l’incontro con il sindaco TONY MASIELLO, ha costituito un altro tassello fondamentale del nostro scambio culturale; a lui è stato fatto omaggio della targa-ricordo del nostro Liceo.
Successivamente, l'ART GALLERY della città di Buffalo ci ha presentato modelli di arte moderna accanto a capolavori intramontabili (dell’Impressionismo e del Post Impressionismo ).

20/03: Giornata estremamente interessante per noi ragazzi. Abbiamo avuto la possibilità di discutere con gli studenti dell’H.T., dapprima nell'aula del prof. Gullo e poi - assistiti dalla prof.ssa Canestrari - in quella del prof. LoJacono, soprattutto rispondendo alle loro domande sui diversi nostri modi di vivere, sui nostri interessi, sul nostro modo di studiare.
Sempre nello stesso giorno, abbiamo incontrato l' EXECUTIVE COUNTY, JOEL A. GIAMBRA, a cui è stato fatto omaggio sia della targa-ricordo del Fiani sia id quella della Provincia di Foggia.

21/03: All’aeroporto di Buffalo ci attende di nuovo l'aereo; questa volta decolla con un peso maggiore: è il nostro prezioso e inestimabile bagaglio dell’esperienza appena vissuta!



"Two Worlds Join as One: Across the Internet Bridge"
by Peter LoJacono

During this past March we at Hutch Tech have had a most unique opportunity in bringing a little bit of Italy to Buffalo for one week through an exchange of friendship, culture and goodwill that enriched the lives of all who had participated in this most rewarding experience.
It all began through a simple communication via "Napster" (of all things!) by our Italian Club co-President Richard Paris and a certain Mr. Gaetano D'Andrea, who we later learned to be Professor Gaetano D'Andrea of Liceo Fiani (High School) in Torremaggiore Italy (a small town located in the Puglia region of southern Italy). Richard referred the professor to our Hutch Tech Italian Club website.
While viewing the message board of our site I came across a message from Professor D'Andrea. Over the course of one year we corresponded via message board and e-mail.
Both his students and mine exchanged e-mails, and regularly dialogued on various topics in a unique 21st century way of cultural exchange by computer!
Furthermore, it was most comforting to have been the frequent recipients of messages of concern, compassion and solidariety after the events which changed our world on September 11th.
It was a mutual desire that our two groups should meet. We have been most fortunate to have had the opportunity to host our Italian friends for one week last March. Our Hutch Tech students and their families hosted the Italian students and Professor Giuseppe Gullo graciously hosted both Professor D'Andrea and Principal Cera. Tours of Buffalo, Niagara Falls and Toronto Canada inluding meetings with Mayor Masiello and County Executive Giambra were among the highlights of the trip.
A true testament to the success of this cultural exchange was clearly evident in the tears and sadness shown on the faces of both Italians and American hosts at the airport as both groups dreaded the final moment to say "arrivederci", goodbye.
We will forever remember in our hearts these wonderful people who brought with them from sunny Italy not only good weather, but also an incredible level of maturity, respect, intelligence and generosity so rarely exhibited these day by our youth. Liceo Fiani (Fiani High School) of Torremaggiore Italy can be most proud of these fine young people and a most distinguished Principal and a caring tireless teacher who doesn't just talk about things, but makes things happen in a very unassuming and modest way.
The twinning of our schools will hopefully form a long lasting alliance that will endure as long as our schools may exist.



I was pleasantly surprised
by Joseph Gullo

I was asked by my good friend and colleague, Gaetano D'Andrea, to write a few lines expressing my thoughts on the recent experience regarding the "sister school" pact between Liceo Statale Nicola Fiani and Hutchinson Technical High School.
Although, my involvement with the "gemellaggio" was totally by chance, I am indeed proud and happy to have been able to participate in such a memorable experience.
I was pleasantly surprised by the Italian students' ability in manipulating the English language as effectively as they did, given the fact that their knowledge of English has been the result of books and classroom exposure (it showed their serious intent as students). I was particularly intrigued, however, by their ability to express abstract concepts regarding the cultural differences that they had so keenly observed in their brief visit to Buffalo.
In fact, as much fun as it was accompanying the entire group from Torremaggiore to see the various sights in and around Buffalo, for me the highlight of the experience came as I watched and observed the exchanges of ideas and information between the Italian students and the American students in my Spanish classes. Even more rewarding was the fact that the American students were rather impressed by the Italian students' "intellectual" aptitude and their ability to express themselves in a language that was not their native one.
For us in the field of pedagogy, seeing students from different cultures and languages exchange ideas and opinions are gratifying moments that fulfill the existentialist needs that we are all searching for.
After fifteen years of teaching, I can honestly say that the "gemellaggio" experience was reinvigorating and satisfying.
I thank you Gaetano, Dirigente Cera, Iole, Giovanna, Debora, Francesca, Matteo, Antonio e Sabino.



I miei amici di Buffalo
di Gaetano D'Andrea

L'amico è qualcuno che si ama e che ti ama, disposto a sacrificarsi e a donarti qualcosa di suo per vederti felice.
Pietro LoJacono, col sorriso genuino sotto i suoi baffetti e con gli occhi che trasmettono una immensa voglia di vivere e di donare, mi ha mostrato il vero volto dell'amicizia: non solo perché ha accettato di intraprendere il cammino verso l'attuazione del "progetto di gemellaggio" (in persone come lui, la voglia di progettare e guidare il futuro è d'obbligo!), ma perché in una situazione tragica - Francine, sua moglie, era in pericolo di vita! - lui, pur nell'angoscia, ha continuato ad essere presente nell'organizzare, nel fissare appuntamenti, nel trovare un suo sostituto (benedetto sia l'amico Giuseppe Gullo!).
Non solo, ma è stato presente fisicamente sia nella splendida "cena di Benvenuto " da lui organizzata (e quella sera, finalmente, fu possibile vedere di nuovo il suo sorriso, perché Francine era ormai fuori pericolo), sia nel momento della partenza dall'aeroporto di Buffalo, quando, pur dialogando con i nostri "ragazzi", era in costante connessione telefonica con sua moglie, preoccupandosi anche di farmi parlare con lei perché, impossibilitato a vederla, ascoltassi almeno la sua voce (sweet voice, dear Francine, anche se debole!).
Appena tornato da Buffalo ho telefonato a Pietro che, finalmente, era felice, anzi doppiamente felice: per la buona riuscita del progetto e per Francine finalmente a casa con lui e con i suoi figli
Marco e Sarina.

E Giuseppe Gullo? E' stato proiettato improvvisamente in scena come un "Deus ex machina", col suo sorriso "serio" e il fare rassicurante di chi sa affrontare serenamente qualunque imprevisto. "Pietro, purtroppo, non potrà ospitarti - mi scrisse e mi disse - ma non preoccuparti, potrai stare a casa mia insieme al tuo Preside". Così, come se niente fosse!
La prima cosa cui pensai fu la reazione preoccupata di
Linda, sua moglie e nice woman, impegnata ad ospitare due persone, invece di una come previsto.
E, invece, fin dall'arrivo fu come se fossimo a casa nostra (in senso figurato, ovviamente, perché il Villino di Giuseppe posso solo sognarlo!). Infatti Linda e
Gianluca (figlio dolce e di grande affettuosità) al rientro dal lavoro o dalla scuola ci salutavano sempre con il sorriso e la voce di chi si rivolge a un membro della famiglia.
Una nota curiosa: Giuseppe non è stato soltanto il pratico attuatore del progetto gemellaggio, il fotografo supertecnico e la guida preziosa nei nostri viaggi d'esplorazione, ma (solo per noi fortunati suoi ospiti!) anche un cuoco d'eccezione, al punto da essere stato nominato nostro "cuoco ufficiale" durante la sua prossima permanenza a Torremaggiore.

E sembrerà presuntuoso, da parte mia, chiamare "amico" il Principal David Greco, ma io lo sento tale; egli ha la mia ammirazione non soltanto per la sue innegabili capacità direttive e per l'apertura mentale che lo distinguono, ma, soprattutto, per la sua abilità nel riconoscere e apprezzare coloro che operano sinceramente per il futuro dei giovani; ed è quest'ultimo suo aspetto che, ai miei occhi, lo rende veramente un "grande uomo" e un "grande amico ".

E poi i tanti studenti del Circolo italiano: Richard e Ricardo, Marco, David, Crystal, Tara, Tina, Rachel, ……. e tanti altri volti e tanti altri sorrisi ai quali non so dare un nome, ma che saranno sempre nel mio cuore.

Vi ringrazio tutti, amici di Buffalo: my heart will be alwais with you!



La "mia" famiglia a Buffalo
di Jole Faienza

Sull’altra sponda dell’Oceano Atlantico vi è una casa, o meglio un delizioso cottage, che ha reso ancora più piacevole il mio soggiorno in America. E’ la dimora dei Lyons, graziosa famigliola composta di cinque persone.
La componente maschile è rappresentata esclusivamente dal padre di famiglia: JEAN. Amante di informatica, vanta una preziosa collaborazione in una ditta di dolciumi e, detto tra noi, accanto ai fornelli, non si fa battere da nessuno!!
Proseguendo con le presentazioni, troviamo DEBBY, simpatica signora impiegata in un ufficio postale. Donna molto socievole, che ha una segreta passione per i peluche!! Madre, alquanto premurosa, di tre ragazze: TARA, STEFANY e la piccola quanto vivacissima KELLY. Tara, la primogenita, è stata la mia "sister friend", nonché la mia personalissima "teacher of English".
Il particolare che si nota al primo sguardo è che sia la giovane mamma che le figlie presentano una capigliatura biondissima e occhi azzurri color ghiaccio, tratti somatici ereditati da un’antica parentela tedesca. Superando il freddo blu di quegli occhi, emerge subito un’indole allegra, contornata da una spontanea dolcezza.
Ma se dovessi coniare un appellativo che meglio descriva la famiglia LYONS, userei sicuramente l’aggettivo "ospitale": ciascuno dei componenti, infatti, mi ha rivolto una miriade di attenzioni e nello stesso tempo è stato capace di farmi sentire realmente a "casa"!! Ogni momento era buono per offrirmi spiegazioni e dettagli sul loro stile di vita e in generale su quello americano e al contempo per chiedere curiosità sull’ Italia. Insieme comparavamo gli elementi e il tutto finiva con un sorriso di complicità.
E, per concludere, una nota di stupore: "Chi l’ha detto che i genitori americani non comunicano con i loro figli?" Vi assicuro (per esperienza personale) che in ogni momento della giornata, la famiglia LYONS riusciva tranquillamente a scambiarsi coccole e pensieri!!
Sono felice di aver conosciuto una famiglia simile e tuttora mi sembra ancora di avere una seconda casa, seppur in una terra così lontana.



Distance never separates two hearts that really care
(La distanza non potrà mai separare due cuori che si vogliono bene)
di Debora D'Andrea

Quando sono partita per questo stupendo viaggio in America, sapevo che una famiglia mi avrebbe accolto, sapevo che io mi sarei affezionata a loro e loro a me, ma non immaginavo davvero in che misura questo sarebbe davvero accaduto.
La prima volta che ho incontrato i FIORELLA, sono rimasta a bocca aperta di fronte alla loro cordialità, spontaneità, ospitalità.
Non scorderò mai nessuno di loro, perché tutti avevano qualcosa di speciale.
Non scorderò mai la madre KAREN, che mi trattava come una figlia, che mi chiedeva sempre informazioni sulla mia famiglia "italiana" e che cucinava un sugo delizioso!
Non dimenticherò il padre FRANK, lo "chef" di famiglia, con i suoi discorsi sull'importanza di far crescere i figli con dei principi e con la sua perenne voglia di scherzare.
Non dimenticherò la mia "sorella americana" RACHEL, dolce e determinata, simpatica e disponibile, che mi ha inserito nella scuola, fra i professori, fra i suoi tanti amici...
Non dimenticherò mai neppure NICK, il fratellino undicenne, che si comportava con me come "l'uomo di casa", che aveva una passione incredibile per tutti i tipi di automobili e che ha dimostrato una maturità eccezionale per la sua età.
Mi sarà impossibile dimenticare il piccolo di casa, CHRIS, con la sua irrefrenabile vitalità, con le storie che mi raccontava ogni mattina a colazione e con le numerose telefonate che riceveva dagli amici.
Infine ricorderò sempre anche il fratello maggiore FRANKIE, nonostante l'abbia visto una sola volta, perché mi ha trattato come se mi conoscesse da sempre e ha contribuito insieme agli altri a farmi sentire davvero a casa mia.
Di loro tutti insieme porterò con me i discorsi nel salotto sui più svariati argomenti, il bene che si volevano, il modo in cui mi trattavano e la sorpresa che mi hanno preparato per festeggiare in anticipo i miei 18 anni.
Tengo sempre con me due cose: una loro fotografia e una piccola poesia che mi hanno regalato, che inizia così: "Distance never separates two hearts that really care..."