La voce del Fiani

 «ghettizzata» a scuola perchè povera, lei,
bocciolo del Sud di appena sei anni
 
Ha 6 anni e la sua famiglia non le può pagare la mensa. La scuola (nel Torinese) la lascia in aula. Il sindaco: è tutto falso. Però è dovuta intervenire la Caritas
 
BARI - Tutta sola a sbocconcellare un panino in un’aula che sembra enorme, per quanto è vuota. Le risate dei compagni sono lontane. Loro sono tutti a mensa ma a lei, bocciolo del Sud di appena sei anni, non è permesso seguirli perché - mette i brividi scriverlo - non è ricca abbastanza. I suoi genitori, papà leccese e mamma partenopea, hanno un solo stipendio e un altro figlio che frequenta le medie. Così la scuola elementare di Rocca Canavese, un paese di 1.500 abitanti a una ventina di chilometri da Ivrea (Torino), non ha permesso alla bimba di pranzare assieme agli scolari, l’ha lasciata in aula. A denunciare la vicenda è stato il Cub Scuola di Torino che ha annunciato per i prossimi giorni iniziative specifiche di denuncia contro il costo troppo alto della mensa.
«Non è vero – sbotta il sindaco, Giovanni Laiolo (Forza Italia), raggiunto telefonicamente – me lo ha confermato la preside. Sono tutte montature. Siamo nel 2000 figuriamoci se non diamo da mangiare alla bambina. Abbiamo bocciato una mozione che chiedeva sconti per chi aveva due figli ma l’abbiamo bocciata perché sennò avremmo avvantaggiato anche chi non aveva problemi economici. Il Comune si è sempre offerto di pagare anche l’intera tariffa alle famiglie indigenti, purché lo dimostrino con documenti alla mano. E contro il Sud non abbiamo niente, abbiamo anche fatto un gemellaggio con un paese vicino Ragusa». «E’ tutto vero – ribadisce Giovanni Vuolo, del Cub – ed è stato grazie alla sensibilità di mia figlia, che frequenta la stessa scuola, se è venuta a galla questa vicenda. Il problema è l’insensibilità dell’amministrazione comunale. Dicono che pagano la retta della mensa agli indigenti ma qui l’indigenza è indimostrabile perché si tratta di una famiglia monoreddito. Però con mille euro al mese e due figli come si può pensare che questi genitori possano pagare otto euro al giorno? Noi abbiamo chiesto di istituire una gradazione in base alle fasce di reddito e il sindaco di ha risposto “picche”».
La madre della bimba ha scritto una lettera alla scuola chiedendo un aiuto. Le è stato risposto che le tariffe non erano di competenza dell’istituto, ma dell’amministrazione comunale.
Infine, il caso della piccola è stato segnalato alla Caritas di Torino. Ed è stata la Caritas a comprare i buoni pasto per questo «bocciolo del Sud».

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