La scuola dei bamboccioni: Dura
troppo
"Bamboccioni". Ha suscitato una
tempesta di commenti, in prevalenza critici, l'espressione impiegata
dal ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa per
definire quei giovani italiani che alla soglia dei
trent'anni preferiscono restare nella loro famiglia di
provenienza piuttosto che rendersene autonomi non
solo dal punto di vista economico, ma anche da quello
psicologico e comportamentale.
Anche qui l'Italia ha un record, perche' secondo alcune
stime i "bamboccioni" da noi raggiungerebbero la cospicua
aliquota del 70,5% (va meglio alle femmine, col 51,7%), contro
percentuali degli altri Paesi europei nettamente inferiori.
Per questo TPS ha ritenuto di inserire nella
Finanziaria 2008 alcuni incentivi volti a favorire la fuoriuscita
dei giovani under 30 dalle pareti
domestiche: calde, protettive, ma anche deresponsabilizzanti.
Ma perche' i nostri giovani "maturano" più tardi rispetto
ai loro coetanei europei e americani? Una parte delle ragioni
strutturali va probabilmente individuata nei tempi
piu' lunghi della formazione iniziale: i tredici
anni di durata della scuola preuniversitaria (contro
i 12 di Francia, Spagna, USA e molti altri), e l'elevato tasso di studenti
universitari fuori corso, cui l'adozione del 3+2 ha posto solo un
parziale rimedio.
Così molti nostri giovani finiscono
gli studi dopo i 25-26 anni, salvo eventuali master e perfezionamenti, ed
entrano nel mercato del lavoro per la porta stretta degli stage e dei lavori
precari.
Un destino che li accomuna ai giovani di molti altri Paesi,
che però all'appuntamento con il lavoro, ancorché precario, ci arrivano tre o quattro anni prima, avendo concluso prima
i loro studi.
TuttoscuolaNEWS
n. 309 - lunedì 8 ottobre 200