La voce del Fiani

L’Olocausto dell’Individuo

La Shoah è stato uno dei fenomeni storici più drammatici, ma significativi, mai avvenuti dall’alba dei tempi. Nel giorno che celebrava il 60esimo anniversario della liberazione degli ebrei dai campi di sterminio, il 27 gennaio, si sono susseguite varie manifestazioni in tutto il mondo per mantenere vivo il ricordo e scolpire nella memoria la sofferenza patita da persone innocenti, non solo ebrei, vittime di una “madre Storia” che non conosce pietà per i figli che porta in grembo.
Anche nel nostro Istituto si è svolta una manifestazione riguardante l’Olocausto e, inevitabilmente, molti studenti si sono posti vari interrogativi, soprattutto per trovare una spiegazione, più o meno razionale, per un evento che di razionale ha avuto ben poco…o così sembra. In effetti col senno di poi, noi giovani in prima linea, guardiamo la Shoah come la metafora di tutte le brutalità possibili e immaginabili che l’uomo, nel suo lato “mostruosamente animalesco” abbia mai potuto commettere. Mi ha colpito molto la domanda posta da uno studente durante l’assemblea, egli si chiedeva com’è possibile che sei milioni di persone, sottolineando persone, siano state trattate come cani e uccise; le sue parole trasudavano un’accusa, molto forte, nei confronti degli assassini che seminarono morte nella Seconda guerra mondiale, un’accusa fatta da un “balcone storico”, il nostro, dal quale vediamo con un certo distacco vicende drammatiche del genere, con la speranza che ha sapore di certezza, che non accadranno mai più, in un periodo di progresso qual è il nostro, in cui ci fanno credere che vada tutto bene, che siamo lontani anni-luce da ciò che accadde poco più di mezzo secolo fa.
Un po’ di revisionismo, che forse tale non è, potrebbe meglio chiarificare il mio pensiero sì che, non possiamo ritenere cosa assodata, che massacri del genere non potranno accadere mai più. La persecuzione degli ebrei da parte dei nazisti ha avuto inizio per vari motivi prettamente economico-politici: confiscare i loro ingenti possedimenti bancari e immobiliari, ottenere forza lavoro gratuita operante nei campi di concentramento, trovare un capo espiatorio per ricompattare il popolo tedesco che dal Regime venne convinto di rappresentare la razza eletta, ariana, che avrebbe dovuto eliminare ogni popolazione inferiore; gli ebrei così vennero resi nemici degli ariani e, accanto a loro, tutti gli omosessuali, gli intellettuali, gli zingari e anche i cattolici deportati nei campi di sterminio, tutto per la ragion di stato, per uscire dalla crisi economica e consolidare il potere politico, niente di più. I tedeschi deportavano gli ebrei, selezionavano quelli utili e uccidevano il resto, anziani donne e bambini, incapaci loro malgrado, di produrre utile allo stato nazista; gli <<scarti>> venivano addirittura usati come cavie di laboratorio o, una volta inceneriti, come fertilizzanti per le campagne germaniche; in altre parole non si buttava niente, tutta la “macchina della morte” funzionava con ingranaggi perfettamente collaudati, tanto che ritengo sbagliato definire la Shoah come un brutale massacro, ma come un massacro logicissimo.
A onor di logica allora, verrebbe da chiedersi perché i soldati tedeschi, uomini, genitori e figli, uccidessero con tale totale freddezza dei loro simili, perché anche loro erano diventati “ingranaggi”? La risposta è: Branco, definito come gruppo di persone, non animali, che commettono reati in massa con la convinzione che la loro pena morale (o eventualmente giuridica) si attenui in virtù del fatto che si è in molti. Un esempio decisamente vicino a noi: a scuola si entra alle 8,15…o almeno si dovrebbe, infatti molti non lo fanno perché sanno che tanto, assieme a loro, la maggior parte delle persone, anche insegnanti, entrerà in ritardo e in questo modo si sentono quasi giustificati in virtù della consuetudine della massa; lo stesso esempio potrebbe farsi con gli scioperi: se parecchi studenti non entrano non si entra e viceversa. Come i soldati tedeschi, in questi casi del tutto irrisori direbbe qualcuno, anche noi perdiamo la nostra identità, e ci aggreghiamo alla massa, spegnendo di proposito il pensiero; personalmente ritengo più umano un ragazzo che organizza uno sciopero per non entrare a scuola, che un altro che non entra perché lo fanno tutti, mosso dall’agire del Branco.

L’etimo greco della parola Olocausto recita “tutto bruciato”, lo cito perché ritengo che a bruciarsi veramente in quel periodo gravato da una pesantissima crisi economica, sia stata la capacità dell’uomo di poter agire e pensare autonomamente, la stessa che manca a noi quando non sappiamo scegliere per moto proprio e facciamo sì che gli eventi scorrano per inerzia.

Concludendo penso, con tutto il rispetto per l’assemblea del 27, che il modo migliore per onorare la morte di tante persone, non sia ricordarle con filmati e manifestazioni, ma imparare a essere Individui, imparare studiando la storia a scrivere la storia, ciò che davvero conterà quando e se malauguratamente la Shoah diventerà solo una parentesi storica stampata su un polveroso librone.

28 gennaio 2005

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