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Per
un terzo degli studenti cambia l'insegnante
Uno dei principali interrogativi che genitori e studenti si
pongono alla ripresa dell'anno scolastico riguarda quale insegnante troveranno in
cattedra.
Infatti in un terzo dei casi non sarà lo stesso
dell'anno scorso, almeno nella scuola secondaria (nella primaria
avviene in un quinto dei casi). Con buona pace della
continuita' didattica.
Tra trasferimenti di sede, pensionamenti e nomine
provvisorie del personale non di ruolo, ogni anno nei collegi docenti
si registra un via vai di arrivi e partenze.
L'Italia spende 39 miliardi di euro l'anno per il
personale della scuola, ma non riesce ad assicurare ai propri studenti -
in un terzo dei casi - un docente che li segua per tutto il ciclo
scolastico.
Con quali conseguenze? Per gli alunni il cambio del docente significa ricominciare
da capo, adattarsi a nuovi metodi e a nuovi
rapporti interpersonali; per gli insegnanti significa riavviare
un'esperienza
didattica, impostare nuovi piani di lavoro, conoscere per
la prima volta decine di alunni, nuovi colleghi, nuovi ambienti.
Difficile valutare quanto questo incida sulla qualita' del
servizio offerto dalle scuole. Per molti genitori è certamente una
fonte di preoccupazione.
Provvedimenti per modificare la situazione sono in corso, altri
allo studio, ma non possono avere effetti
immediati: anche nell'anno scolastico che sta
per iniziare proseguirà la girandola sulle cattedre.
Carosello
dei docenti, un problema storico cui va posto un freno
Quello del "carosello" dei
docenti sulle cattedre e' un problema storico per la
scuola italiana, che si e' aggravato negli ultimi anni con il crescente
grado di precarizzazione del personale e la "fuga" di molti
verso la pensione. Il Governo sta cercando di affrontare il problema
con due soluzioni destinate ad incidere strutturalmente sul sistema:
con un piano pluriennale di reclutamento (150 mila assunzioni nel triennio, di
cui 50 mila gia' fatte) per stabilizzare l'organico, e con
una norma che prevede limitazioni
nelle richieste di trasferimento, inserita nel disegno
di legge "Bersani ter".
Nel frattempo pero' anche quest'anno, inevitabilmente, gli
studenti italiani assisteranno al carosello dei docenti sulle cattedre.
Ci aveva gia' provato l'ex ministro Moratti a
introdurre un primo divieto di chiedere
annualmente il trasferimento di sede, ma, trattandosi
di materia contrattuale, un anno fa il
sindacato ha disapplicato la norma. Ora si ritenta.
A questa situazione di discontinuita' degli insegnanti va poi aggiunto il
fenomeno fisiologico (piu' o meno) delle altre interruzioni della continuita'
durante l'anno scolastico per assenze dei titolari con impiego
temporaneo di supplenti (altre "facce nuove", le cosiddette "supplenze
brevi") per una percentuale di cattedre coinvolte
che secondo dati ufficiosi e probabilmente sottostimati e' almeno del 5%.
Particolarmente grave la situazione per gli alunni disabili,
proprio la' dove sarebbe ancora piu' importante
mantenere una continuita' nell'accompagnamento
dell'alunno nell'ambito di un
programma individualizzato. Infatti tra i docenti di
sostegno il tasso di precarieta' raggiunge il 47,4% (dati
MPI). Nei cinque anni di scuola elementare, ad esempio, un alunno
disabile che si imbatta in un posto "in deroga" (cioe'
non coperto da un insegnante titolare della
cattedra di sostegno) - il che avviene appunto quasi in un caso su due - puo'
vedersi cambiare il docente di sostegno ogni anno, con tutti i disagi del
caso.
Anche qui si sta cercando di porre riparo, infatti la Finanziaria 2007 ha previsto di rivedere i criteri per la determinazione degli organici e di
ridurre i posti cosiddetti "in deroga" (ma
gli effetti si vedranno forse dal 2008-2009).
Una cosa e' certa: l'obiettivo di garantire una maggiore stabilità di servizio
ai docenti (principalmente abbattendo il precariato e
poi contenendo l'eccessiva mobilità del personale può avere una ricaduta significativa per la qualità del servizio offerto dalla scuola.
FONTE: tuttoscuolaNEWS n. 304 - lunedì 10 settembre 2007
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