Metamorfosi dei costumi
La critica del giudizio
by Zurillo

Premesso che ormai, credo, Kant si sta rivoltando nella tomba come un dannato, voglio riprendere alcuni articoli pubblicati in questo sito.
Ho intitolato questo articolo parafrasando l’opera di Kant sia per creare un filo comune con gli scritti appena citati, sia perché oggetto è appunto il cambiamento dei costumi torremaggioresi.
Un cambiamento che per certi versi secondo me a volte costituisce un’involuzione, piuttosto che un’evoluzione. Questa evoluzione però non è un ritorno al passato, magari fosse quello. E qui apriamo una parentesi. Nell’articolo di De’, l’autrice dice che non è l’ignoranza della letteratura e della filosofia alla base della critica alla ragione torremaggiorese. Questo è giustissimo. Infatti, i nostri nonni (almeno la maggior parte) non avevano la più pallida idea di chi o cosa fosse Kant e degli altri suoi amici; ma allora c’erano valori, c’era saggezza, e soprattutto c’era forza di volontà e povertà. Ecco perché l’involuzione non è un ritorno al passato: oggi c’è benessere ma tutti quei valori sembrano scomparsi, non ci sono più quelle componenti fondamentali della vita di un uomo (almeno per la massa). Sia chiaro, non desidero un ritorno al passato.
Bisogna d’altra parte ammettere che, effettivamente, oggi la maggior parte dei colti è costituita da chi sa e da chi legge, e sono in ogni modo pochi quelli che divorano i libri e hanno la mente chiusa. Se, dunque, l’unica libreria della zona chiude, qualche problema ci deve pur essere…
Ritorniamo al discorso dell’involuzione dei costumi: oggi ho l’impressione che tra le nuove leve ci sia troppa SUPERFICIALITÀ, troppa IGNAVIA, troppa IGNORANZA. Il problema è: io non sono un vecchio, ho solo qualche anno in più degli amati liceali, ma già noto profonde differenze, ciò è indice di cambiamenti a volte troppo repentini. In secondo luogo, in un’epoca globalizzata come la nostra, chi si trastulla è messo fuori dalla società, ciò costituisce la fortuna e la disgrazia per la nostra comunità. La fortuna perché tra le colline daune chi si crogiola riesce ancora a campare, la disgrazia perché siamo lontani anni luce dalla realtà che ci sta intorno…
Ora voglio raccontare due episodi che mi hanno fatto rabbrividire e che purtroppo rinforzano la mia tesi. Una volta lessi da uno scritto di una LICEALE di Torremaggiore "un" con l’apostrofo, davanti ad un nome maschile, ora non voglio apparire un saccente che non ammette errori, ma il lettore converrà con me nel riconoscere questo fallo, qui non bisogna conoscere né la letteratura, né la filosofia per accorgersi di questo orrore, ma se una persona è riuscita ad entrare al liceo e commette un errore del genere, c’è veramente da preoccuparsi, credo.
Il secondo esempio è questo: mi è capitato di leggere nel forum di torremaggiore.com dedicato alla cultura la seguente frase: "Purtroppo molti non hanno ricevuto una cultura AD OK come la nostra". Questo Tizio si vantava della propria cultura, ma anziché scrivere "AD HOC" ha scritto "AD OK". Questo si giustificò dicendo che lui non aveva studiato latino (ma se non l’hai studiato perché fai finta di saperlo?). Il problema è che anche in questo caso non bisogna conoscere Cicerone, Tacito… è questa cultura generale… Ma lasciamo perdere il latino; "ok"come tutti sanno è inglese e non si pronuncia come si scrive, ma al massimo "okei", e l’inglese è studiato da tutti ed è anch’esso cultura generale…
Questi sono solo due degli innumerevoli episodi che mi capitano(troppo) spesso e che sono sintomi di una grave ignoranza che porta ad una mentalità bigotta che conduce dunque all’ignavia di cui parla De’.
Ovviamente non bisogna fare di tutta un’erba un fascio. Nella nostra comunità c’è chi tenta di cambiare, ma le difficoltà sono enormi. Un primo esempio è quello dei ragazzi della "Social Organizzescion", che propone sempre nuove iniziative per i giovani e per cambiare la mentalità bigotta, ma le difficoltà sono enormi.
Nel mio precedente scritto ho citato i due webmaster di Torrenet e Torremaggiore.com, che nonostante il successo, non hanno ottenuto grandi aiuti; oggi hanno fondato un’associazione (DauniaCOM O.N.L.U.S.), per cercare d’essere più forti, ma secondo voi le difficoltà sono venute meno? L’associazione, infatti, cerca di diffondere uno strumento nuovo ed ormai indispensabile (internet) in questa bistrattata provincia, ma, finora, non c’è stato nessun appoggio da istituzioni, amministrazioni, scuole,… nemmeno, dispiace dirlo dagli stessi utenti. Un esempio: l’associazione ha denunciato il problema dialer (il gonfia bollette), ma neanche le stesse vittime si sono fatte vive…
È importante porre l’accento che i pionieri di queste iniziative sono ragazzi che nella maggior parte dei casi sono andati via da questo paese(spesso per studio) e che dunque hanno conosciuto nuove realtà, o meglio hanno conosciuto la realtà.
Si sa, le istituzioni sono spesso sorde ad iniziative dei giovani; ma la cosa preoccupante è che la stessa cittadinanza, in altre parole coloro che traggono beneficio, è insensibile.
A ciò è legato un altro problema: spesso, troppo spesso, non si guarda al di là dal proprio naso. La questione è che noi ragazzi abbiamo pochi interessi (se non addirittura nessuno); è, alle volte, importante aver un bel vestito piuttosto che una mente aperta a nuovi orizzonti… dunque come si può chiedere ai giovani di cambiare?
Leibniz, nei suoi scritti*, afferma che è meglio, data la natura umana, salvaguardare l’attuale stato delle cose. Così io, che non sono un filosofo, ritengo, dopo aver analizzato la natura torremaggiorese che è meglio sperare che le cose non cambino, piuttosto che sperare un in una rivoluzione che potrebbe rivelarsi dannosa
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*GRUA, Gottfrield William Leibniz, textes inédits, Parigi 1948 vol. II, pagg. 607 ss.

12 /02/ 2003
Di Zurillo vedi CRITICA ALLA RAGION TORREMAGGIORESE

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